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22 febbraio 2012

Uomo vs Macchina: chi la dura la vince o complementarietà?

Uomo vs Macchina
Uomo vs Macchina

Uomo vs Macchina

Il dibattito Uomo vs Macchina è duro a morire e forse non si spegnerà mai… a meno che il progresso decida di “avanzare” a mo’ di  gambero.

Le stime parlano chiaro e non lasciano spazio ad alcun tipo di dubbio: le macchine stanno soppiantando l’uomo. Gli esempi di come l’attività umana venga progressivamente rimpiazzata da intelligenze artificiali sono quotidiani, basta recarsi al lavoro, in autostrada o in aeroporto.

La semplice attività del contadino, tanto per partire dalle origini, che inizialmente si basava su un lavoro esclusivamente manuale (o per i lavori più pesanti si serviva della forza animale), oggi è stata surclassata dai robot agricoli.

Le industrie, a rigor di logica, vantano la catena di montaggio. Le classiche scope che utilizzavano le nonne per spazzare i pavimenti , sono un lontano richiamo al passato in quanto l’età moderna ha dato vita a scope elettriche, a vapore o assistiamo alla nascita di veri e propri robot aspirapolvere.

Nelle autostrade ormai, il pagamento del pedaggio è affidato a delle macchine ed è sempre più raro trovare ai caselli persone in carne ed ossa. Negli aeroporti stanno scomparendo le lunghe ed interminabili file per la registrazione della persona a bordo; ora è necessario munirsi esclusivamente di un microchip identificativo ed inserirlo in una macchinetta che provvederà ad annotare il passeggero.

Gli automi (come dimostrano le esperienze giornaliere) vengono impiegati nei campi più disparati; dall’agricoltura, alla medicina per finire all’economia. Curioso è il caso del “da Vinci” primo robot chirurgico della storia che per mezzo di uno joystick può essere utilizzato nella maniera meno invasiva possibile per il paziente.

Uomo vs Macchina: il pensiero di William Brian Arthur e di Maurizio Ferraris

William Brian Arthur, gigante della tecnologia, sostiene che una rivoluzione di tale portata e intensità non si registrava dai tempi della rivoluzione industriale; parlando di crescita produttiva infatti, gli Stati Uniti devono due terzi del loro incremento produttivo  proprio alle intelligenze artificiali. Arthur , continua lanciando un’affermazione bomba per l’universo economico, dicendo che l’ economia digitale e cioè virtuale si trova nella posizione di subentrare all’ “economia fisica” fatta di carte tangibili e corporee; una “seconda economia” potremmo dire, come egli stesso la definisce, che grazie al modo di progettazione si rende autosufficiente nella gestione di sé.

Verrebbe da pensare che l’utilità intrinseca dell’essere umano sia prerogativa di cui poterne fare a meno. Negli ultimi 20 anni circa, l’occupazione è stata drasticamente riconsiderata in quanto un’intelligenza artificiale superiore, progettata a svolgere un determinato compito, lo assolve in maniera non solo eccellente ma riduce considerevolmente gli sprechi di tempo.

Il processo di meccanizzazione, se da un lato può essere considerato una delle cause della disoccupazione, d’altro canto non nasconde (come ne dimostrano i campi d’uso)  una grande validità.

Le aspre polemiche nate intorno al campo delle intelligenze artificiali vertono circa una particolare preoccupazione: che fine farà l’uomo?.  Maurizio Ferraris in un commento rilasciato per la Repubblica sostiene che  “le anime nere non ci soppianteranno mai”. La motivazione sta nel fatto che “non ne hanno ragione […]non hanno tutto il sistema di bisogni e di dipendenze che caratterizzano l’essere umano”.

Il caso “uomo vs macchina” si potrebbe risolvere pensando che un’intelligenza artificiale superiore,  quale quella dei robot, sia stata prodotta e quindi creata da un’ intelligenza quale quella umana.

Tra uomo e macchina quindi sussiste un rapporto di complementarietà e collaborazione (come suggerisce il film “Io, robot ” del regista Isaac Asimov) e non di lotta come mostrano spesso racconti fantascientifici di computer pronti a sterminare l’umanità.

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