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10 marzo 2012

A Bologna si chiude più tardi

Una nuova motivazione per scegliere Bologna come meta per il proprio percorso di studi, una piccola rivoluzione che renderà il capoluogo emiliano ancor più città notturna e capace di rispondere alle esigenze di chi alla luce del sole preferisce i lampioni luminosi della notte;dalla fine di marzo infatti il Comune renderà nulle tutte le ordinanze sugli orari di chiusura vigenti in città liberalizzando di fatto le possibilità di decidere ai commercianti l’ora di apertura e chiusura dei propri esercizi.

Niente più porte sbarrate all’una di notte per tutti i servizi pubblici con deroga obbligata fino alle tre,una decisione in linea con il nuovo regime di liberalizzazione degli orari previsto dal decreto Monti che annulla la necessità di presentare al Comune la richiesta di deroga per prolungare il proprio termine di attività giornaliera,questo per snellire i passaggi burocratici e incrementare l’attività commerciale. Il sindaco potrà ancora intervenire in casi particolari modificando gli orari di apertura e chiusura con ordinanze ad hoc per prevenire disagi alla vivibilità,per via Petroni ad esempio l’accordo con gli esercenti resta più problematico rendendo ancora impossibile concedere totale libertà ai commercianti.

Di fatto non sarà più possibile intervenire generalmente sugli orari cittadini subentrando un nuovo approccio mirante a proporre ordinanze al singolo locale,non necessariamente riguardo alle tempistiche di apertura e chiusura quanto piuttosto tese a regolare la vendita di alcol e le responsabilità dei gestori;come spiega l’assessore al Commercio di Bologna Nadia Monti: “Diamo atto che l’iniziativa economica privata adesso è libera, che gli orari possono essere svolti liberamente ma solo se non in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e alla salute del lavoratore”.

Una città capace di offrire i propri servizi anche nelle ore più tarde della notte diviene sempre più un polo di aggregazione capace di attirare soprattutto i giovani dall’Italia e dall’estero con evidenti ripercussioni positive sul mercato sia immobiliare che commerciale, maggiore possibilità di essere scelta dagli studenti Erasmus e dai piccoli e grandi imprenditori.

Non tutti però plaudono all’accordo stipulato dal Comune, sono infatti soprattutto gli abitanti di certe zone, come appunto il quartiere San Vitale o il Pratello, ad essere già stanchi degli schiamazzi e della musica provenienti da certi locali fino a tarda notte e che vedono le nuove normative come un incentivo allo sviluppo di attività che mettono in pericolo le ore di riposo nelle zone residenziali; senza contare l’incremento delle spese per la sicurezza pubblica rendendosi purtroppo necessario un pattugliamento ancor più intensificato in determinati quartieri solo per evitare i potenziali danni causati da chi alza malamente il gomito.

Infine, molti non vedono in questa nuova malleabilità degli orari una molla per incrementare il commercio ma, bensì una nuova arma di disgregazione dell’idea di un posto di lavoro stabile, promuovendo un concetto di impiego temporaneo e scombinato (ma nei paesi anglosassoni e non solo già da tempo si è sviluppato una fluida capacità di rotazione all’interno degli esercizi con fasce orarie di apertura più ampie),e soprattutto non vedono la causa della crisi nella chiusura anticipata dei negozi ma, nel fatto che sempre più persone hanno meno soldi disponibili per fare acquisti.

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