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10 marzo 2012

“Il Fu Mattia Pascal”: dal romanzo al teatro

Tato Russo, dopo Rovereto e Ancona, torna nella sua città natale per inscenare l’opera pirandelliana al Teatro Bellini

IL TEATRO – La magia di un teatro antico come il Bellini di Napoli, la storia di un’icona del novecento, il genio di un grande artista. Tre ingredienti fusi per dare vita e carne alla storia di un grande classico, “Il Fu Mattia Pascal”. Il romanzo, già riportato sulla scena da illustri autori come Tullio Kezich, si è ancora una volta prestato come creta nelle mani di un altro artista come Tato Russo, il quale ha deciso di confrontarsi con un capolavoro fortemente introspettivo per mutarlo in un’opera altamente comunicativa. L’attore e regista partenopeo è riuscito a trasmettere tutto quel vociare interiore del protagonista (da lui stesso interpretato) sia costruendo degli espedienti  come quello della voce fuori campo sia inventando intere scene; tutto pur di permettere agli spettatori di partecipare alla riflessione del tormentato personaggio pirandelliano.

LA STORIA – Mattia Pascal è un uomo insoddisfatto della propria esistenza  al quale il Caso offre una possibilità di ricrearsi nuovamente dopo l’erronea identificazione di un cadavere avvenuta ad opera della suocera e della moglie.Il protagonista accetta quindi il ruolo di Morto affidatogli dal Fato credendo che questo sia l’unico mezzo per tornare finalmente ad essere vivo. Dopo varie peripezie e piccoli mutamenti fisici si stabilisce sotto le mentite spoglie di Adriano Meis in una locanda romana. Da qui in poi l’Adriano/Mattia incontrerà altri personaggi come la dolce locandiera di cui si innamorerà, Adriana (Katia Terlizzi); il padre (Francesco Ruotolo); una avventrice della locanda, Silvia Caporale, interpretata egregiamente da un’energica Marina Lorenzi;  infine il cognato della defunta sorella di Adriana, Terenzio Papiano (Francesco Aquaroli), uomo di bassa levatura morale.

L’INTERPRETAZIONE – di Tato Russo di un Mattia Pascal in maturazione non tradisce il testo pirandelliano e mostra un uomo che da un’iniziale speranza di rivalsa nei confronti della vita passa ad una più amara e dura consapevolezza: che l’essere umano, al di fuori delle convenzioni e delle leggi, non può esistere, impossibilitato com’è dal compiere ogni tipo di azione.In particolare, questo tormento viene in rilievo dal rapporto d’amore tra il protagonista e la giovane locandiera; il non poter svelare la propria storia, l’essere senza un passato, rende un uomo vuoto, morto per i vivi e troppo vivo per i morti. Non c’è consolazione, perché anche l’amore, il momento di abbandono per eccellenza, non può avere nessuna prospettiva per un uomo che di fatto non esiste e, per Adriano, <<a baciarla>> saranno sempre  <<le labbra di un morto>>. È un limbo a misura d’uomo, in cui il corpo può entrare completamente ma non sarà mai libero di muoversi. Il capolavoro novecentesco ricostruito dall’autore napoletano si rioffre ad un pubblico moderno senza essere invecchiato, dal momento che il problema dell’esistenza umana inserita nella società è stato e rimane uno dei grandi nodi della riflessione filosofica, letteraria e artistica.

LE DATE- Per chi non voglia perdere quest’appuntamento, l’opera verrà rappresentata ancora il:
19-20 Marzo, a Reggio Calabria, nel Teatro Francesco Cilea;
23-25 Marzo, a Bologna, nel Teatro Duse;
29 Marzo- 1 Aprile, a Salerno, nel Teatro Verdi.

 

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