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Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa ? “Ormai non ci si crede più”

Redazione Controcampus 19 Marzo 2012
R. C.
24/07/2021

“L’annullamento con rinvio per vizio di motivazione non vuol dire che l’imputato è innocente.

Vuol dire che la motivazione è viziata, non che la decisione sia sbagliata. E’ un annullamento fatto non a favore dell’imputato. Ma a favore del diritto.” (Cass. pen., sez. V, ud. 9 marzo 2012, imp. Dell’Utri).

In questi termini il Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, ha concluso la sua requisitoria innanzi ai Giudici di Legittimità con la quale ha chiesto – e poi ottenuto – l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna a sette anni di reclusione inflitta al senatore Marcello Dell’Utri dalla Corte d’Appello di Palermo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Processo, quindi, da rifare innanzi al competete giudice di secondo grado, sotto la spada di Damocle della prescrizione che produrrà i suoi effetti il 30/06/2014.

A prescindere dalle numerose polemiche levatesi soprattutto dalle file della magistratura inquirente – tra tutti il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ( “Spero che questa sentenza non si trasformi nel colpo di spugna finale al cosiddetto metodo Falcone; http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/sentenza-dellutri-ingroia-attacca-colpo-spugna-metodo-falcone/196625/) – appare opportuno capire le motivazioni di un’applicabilità così difficile del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

A giudizio di Iacoviello si è ormai in presenza di un “reato autonomo creato dalla giurisprudenza. Che prima lo ha creato, usato e dilatato. E ora lo sta progressivamente restringendo fino a casi marginali”; inoltre, lo stesso Magistrato nel ritenere come la Suprema Corte abbia raramente emesso delle condanne definitive per concorso esterno, giunge ad una lapidaria quanto amara dichiarazione, “Ormai non ci si crede più”.

Che il reato in questione sia una creazione giurisprudenziale è fatto notorio e incontrovertibile. Per una maggiore comprensione delle implicazioni scaturenti dalla requisitoria in esame, va preliminarmente rammentato che il “reato madre”, associazione di tipo mafioso, è previsto dall’art. 416 bis del Codice Penale, norma introdotta con la legge n. 646/1982 in clima di emergenza subito dopo l’omicidio del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa.

L’intento del Legislatore dell’82 era chiaro: supplire alle palesi lacune legislative sul fenomeno mafioso, di indubbia pericolosità sociale, le cui intrinseche peculiarità non avevano trovato, nell’allora assetto normativo, una corrispondente ed esaustiva disciplina.

Per la comprensione dell’ “associazionismo” mafioso di matrice siciliana e per la sua tipizzazione normativa (assieme a quella delle altre tipologie “regionali”, quali Camorra e Sacra Corona Unita), determinanti furono le importanti rivelazioni rese da Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia, tra il 1984 e il 1992. Grazie al Boss dei Due Mondi è stato possibile accertare come Cosa Nostra sia una struttura verticistica e piramidale nella quale oltre alla comune manovalanza (i “soldati”) operano gli “uomini d’onore”, organizzati in famiglie, rette da un capo. Ogni famiglia agisce sul territorio attraverso gruppi di dieci uomini definiti “decine”, comandate da un capo-decina; tre famiglie di zone geografiche vicine costituiscono un “mandamento”, rappresentato da un capo in una “commissione provinciale”. Tutta l’organizzazione è retta al suo vertice dalla Cupola.

L’aspetto più innovativo dell’Art. 416 bis c.p. è certamente quello di aver connotato, sul piano normativo, il metodo mafioso consistente in una “forza di intimidazione derivante dalla inesorabile ferocia delle punizioni inflitte ai trasgressori o a chi si oppone ai suoi disegni criminosi” (Giovanni Falcone, http://digilander.libero.it/inmemoria/la_mafia.htm) che promana direttamente dal vincolo associativo, produce quel diffuso assoggettamento nel contesto sociale (vale a dire, la notoria omertà) e mediante la quale il sodalizio criminale può compiere nella totale impunità svariati delitti (gestione o controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, realizzazione di profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, l’impedimento o l’ostacolo del libero esercizio del voto procurando, nel contempo, voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali).

In buona sostanza, l’articolo 416 bis del Codice Penale punisce l’appartenenza all’associazione mafiosa non solo qualora venga riscontrata nel c.d. uomo d’onore, divenuto tale a seguito di un rito di affiliazione, ma anche in coloro che semplicemente mettono a disposizione stessi e la propria opera per il perseguimento dei fini propri del gruppo criminale.

Orbene, la creazione giurisprudenziale del concorso esterno era finalizzata a contrastare ciò che la magistratura inquirente siciliana, a seguito di indagini e processi, aveva definito Terzo Livello , ossia quella zona grigia pregna di compromessi e connivenze intercorrenti tra uomini d’onore e rappresentanti dei settori deviati delle Istituzioni (politici, amministratori…).

L’iter giurisprudenziale, tuttavia, non è stato dei più agevoli; in un primo orientamento la Corte di Cassazione  esclude  decisamente la configurabilità del concorso nel reato di associazione per delinquere di stampo mafioso posto che alla luce dell’art. 110 c.p., i concorrenti devono “realizzare il medesimo reato”, ossia “tutte le condotte devono essere finalisticamente orientate verso l’evento tipico di ciascuna figura criminosa” (Cass. Sez. II Sent. n. 3635/1994).

In tal modo non può farsi altro che constatare, sotto il profilo psicologico, la coincidenza degli scopi del concorrente e quelli dell’associazione, il che non rende oggettivamente possibile l’accertamento probatorio sulla effettiva consapevolezza, da parte del concorrente esterno nella esistenza stessa dell’associazione. Partendo dal presupposto che il membro interno dell’associazione opera all’interno della stessa quotidianamente e con condotte finalizzanti al conseguimento degli scopi del gruppo cui appartiene, secondo questo orientamento della Suprema Corte i concorrenti esterni non possono che agire in via sostitutiva, senza nemmeno volerne fare parte (Cassazione S.U. Sent. Demitri n. 16 del 28.12.1994).

Se in alcune successive decisioni si è ritenuto più che sufficiente che il concorrente esterno fosse semplicemente a conoscenza delle finalità criminali degli appartenenti ai clan mafiosi , nel 2003 la Cassazione richiede in costui la totale consapevolezza che la propria opera sia finalizzata anche parzialmente alla realizzazione del progetto dell’associazione mafiosa (Cass. S.U. Sent. Carnevale. n. 22327 del 21.5.2003)

E’ evidente come l’aspetto problematico sia quello di definire compiutamente l’atteggiamento psicologico del concorrente esterno, differenziandolo da quello proprio del consociato, radicato in maniera stabile ed organica, all’interno dell’associazione. Atteggiamento psicologico che non può che essere rinvenuto “nella consapevolezza e la volontà di interagire, sinergicamente, con le condotte altrui nella produzione dell’evento lesivo del medesimo reato”.

In una recente pronuncia la Cassazione, nel tentativo di fornire i requisiti caratterizzanti del concorso esterno, ha richiesto, sul piano prettamente oggettivo, che l’apporto “abbia un’effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione o del rafforzamento delle capacità operative dell’associazione”(Cassazione, Sez. VI, 25 febbraio 2010, n. 7651). Ad esempio, la promessa e l’impegno del politico di agire una volta eletto, a vantaggio dell’organizzazione mafiosa possono essere sufficienti a configurare, in linea di principio e seppur in maniera atipica, gli estremi del contributo del concorrente indipendentemente dai comportamenti susseguenti all’accordo. Tuttavia deve dimostrarsi in sede processuale che tale patto elettorale politico-mafioso abbia determinato risultati positivi con conseguente rafforzamento amento dell’associazione.

Ritornando alla requisitoria del Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, lo stesso, dopo aver esaminato la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo dichiara che “… non c’è il fatto per cui l’imputato è stato condannato. Quell’imputazione è un fiore artificiale in un vaso senza acqua”.Iacoviello, più precisamente, soffermandosi sull’accusa di estorsione contestata all’imputato (pressioni di Cosa Nostra su Silvio Berlusconi in cambio di denaro, di cui lo stesso Berlusconi sarebbe vittima), ha posto il problema se questa possa integrare la condotta del concorrente esterno.

Il Magistrato si pone tale quesito: “se il contributo del concorrente esterno consiste (come in questo caso) nel portare a buon fine una estorsione, la sua condotta deve avere i caratteri del concorso all’estorsione o deve avere un quid pluris o un quid minus ?”. Sostiene, inoltre, che la sentenza impugnata “non si pone il problema se la condotta dell’imputato deve avere i caratteri tipici di colui che concorre nell’estorsione” dovendosi giungere alla conclusione che “la condotta dell’imputato si inserisce in una estorsione ma è un quid minus rispetto al concorso in estorsione” e  che, come peraltro statuito più volte dalla giurisprudenza, “il contributo del concorrente deve essere concreto, effettivo e rilevante”. Pertanto, Iacoviello si chiede se sia “logicamente e giuridicamente possibile” …..un contributo concreto effettivo e rilevante ad una estorsione, che però sia qualcosa di meno del concorso in estorsione ?”. Trattasi, secondo il Magistrato, di un interrogativo che la Corte aveva il dovere di porsi.

In ordine all’approccio psicologico dell’imputato, nella requisitorio è chiaramente esplicitato che  “non basta dire: “l’imputato sapeva che così facendo rafforzava la mafia”. Occorre dire: “l’imputato ha agito sapendo e volendo rafforzare la mafia”. A giudizio di Iacoviello, tuttavia, viene a crearsi un “paradosso”, giacché sembra quasi che l’imputato voglia aiutare sia la vittima che gli estorsori; paradosso non sostenuto normativamente, in quanto alla luce della definizione codicistia del dolo (coscienza e volontà), esso non può essere ridotto ad “un atteggiamento interiore del tipo desiderio, speranza e simili”. Inoltre, in merito alle “amicizie mafiose”, contestate all’imputato, ha ricordato come la precedente giurisprudenza abbia confinato simili frequentazioni “nell’irrilevante giuridico” potendo le stesse costituire al massimo, “spunto investigativo”.

Riguardo a tali riserve sul concorso esterno, si è, come già rilevato, sviluppato un forte dibattito nell’opinione pubblica e tra i magistrati soprattutto in risposta ad una sorta di sfiducia  palesata da Iacoviello nei confronti di questa fattispecie di reato, sì di creazione giurisprudenziale, ma che tanta utilità ha riservato nel contrasto alle organizzazioni criminali. Una sfiducia che a molti rappresentanti della magistratura inquirente non pare essere del tutto fondata giacché, contrariamente a quanto sostenuto dal Magistrato, sono numerose le pronunce della Suprema Corte (anche a Sezioni Unite, tra cui la famosa “sentenza Carnevale”) che invece, ne hanno confermato l’operatività.

Tuttavia, a prescindere alle valutazioni di qualsiasi natura sulle argomentazioni addotte nella requisitoria , appare imprescindibile un intervento legislativo finalizzato a tipizzare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa uscendo definitivamente dal pantano delle insicurezze, dei dubbi e delle difficoltà interpretative che di volta in volta magistrati, sia inquirenti che giudicanti, devono affrontare e risolvere. Un deciso intervento legislativo sarebbe di certo il maggior omaggio che si potrebbe riservare alla memoria di Falcone e di tutti quei magistrati immolati sull’altare dell’antimafia affinché si possa definitivamente recidere quel filo rosso che tiene assieme mafia e alcuni settori deviati della politica, delle istituzioni e dell’imprenditoria.

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto