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4 marzo 2012

Il Tar chiama parentopoli al risarcimento: fino a 200 mila euro per la ricercatrice mancata

L’Ateneo di Bari dovrà risarcire dai 150 ai 200 mila euro alla dottoressa Rosanna Mallamaci.
Lo ha stabilito il Tar Puglia nei giorni scorsi. L’ammontare della cifra comprende danni morali, di immagine, patrimoniali, e spese di ufficio.

La protagonista della tormentata vicenda è la dottoressa Mallamaci, che nel lontano 1998 partecipò ad un concorso per una cattedra universitaria, e, pur raggiungendo il massimo punteggio e superando gli altri partecipanti, non ottenne mai la vittoria quindi il posto di lavoro.
Infatti, a quello stesso concorso partecipò la figlia dell’allora direttore del Dipartimento di Farmacia, Valentina Stipani, che invece vinse il concorso e ottenne la cattedra.

L’ingenuità definirebbe il caso una triste coincidenza mista alla distrazione della commissione, ma più semplicemente e realisticamente, questo caso è l’anello dell’infinita catena di familismi e parentopoli che regnano nel mondo accademico.

Per la ricercatrice Mallamaci, l’iter per raggiungere il riconoscimento dei propri diritti è stato una vera epopea. Ben sei ricorsi al Tar con quattro pronunce (rispettivamente due del Tar e due del Consiglio di Stato), fascicoli di inchiesta alla Corte dei conti e alla Procura ordinaria, con il sollecito dei giudici amministrativi che parlando di abusi avevano evidenziato l’ “l’intento della facoltà di conservare il posto alla figlia di un suo docente”.

Ma nonostante il rumore dei ricorsi, la Stipani continuò a lavorare in Ateneo. Intanto il pm Emanuele De Maria andava snocciolando i dettagli della strana procedura concorsuale: i titoli della Mallamaci non furono valutati e due membri della commissione a fronte di alcune irregolarità si dimisero.

Quando Rosanna Mallamaci, nel 2006 ottiene finalmente la sua cattedra, è la Stipani a fare ricorso al Tar.

Ma la sorpresa risolutiva è arrivata in questi giorni, lunga una sentenza di 17 pagine utili a rendere giustizia, una volta tanto, alla meritocrazia.

Si tratta, per i giudici, di un caso di negligenza e di illegittima azione amministrativa dell’Università, rea di aver inciso negativamente su un diritto costituzionalmente tutelato, il diritto al lavoro.

Almeno oggi, almeno per Rosanna Mallaci, giustizia è stata fatta.

 

 

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