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9 marzo 2012

Incontro di pastorale universitaria a Tor Vergata

Esperienza cattolica per l’Università romana di Tor Vergata con il documento “Annunciare Gesù Cristo oggi nell’ università” presentato da padre Roberto Visier, nella serie di incontri sulla spiritualità tenuti nel Seminario Maggiore dalla pastorale universitaria.

L’apostolato della Parola è molto importante – ha detto il religioso – perché come dice l’apostolo Paolo Guai a me se non annunciassi il Vangelo, e voi dei movimenti e delle associazioni ci date un grande aiuto in questo, ma se vogliamo davvero diventare autentici testimoni del Vangelo all’ interno degli atenei, dobbiamo anche condurre una vita che lo rispecchi.

E il nostro gruppo deve essere sano e forte per poter coinvolgere anche chi ci osserva dall’ esterno. Per questo è importante incontrarci con gli altri, facciamo parte di un progetto dai confini molto più ampi, che arrivano fino al cielo”.

La testimonianza è stata tra gli appartenenti ai diversi gruppi e movimenti religiosi degli atenei romani, dove ognuno ha raccontato il proprio incontro con la parola evangelica, portandola agli altri, anche attraverso Facebook :

Il periodo che stiamo vivendo – è la testimonianza di una studentessa di lettere – è per molti di noi straordinario. Noi universitari del gruppo Fuci abbiamo cominciato a portare avanti l’evangelizzazione anche usando i social network.

Da poco abbiamo aperto un blog, una pagina su Facebook, e naturalmente utilizziamo la e-mail, e in questo modo riusciamo a comunicare anche con gli altri movimenti. Alcuni studenti chiedono l’amicizia incuriositi e poi magari si lasciano coinvolgere dai nostri incontri, forse l’evangelizzazione oggi si comunica anche così!“.

La testimonianza evangelica può partire anche da internet, è stato sottolineato, rimanendo nella sfera della preghiera, tanto che uno studente di Farmacia e focolarino ha raccontato che a volte chi cerca di portare la parola del Vangelo nella propria facoltà viene schernito:

Noi studenti che frequentiamo abitualmente la cappellania della Sapienza proveniamo da gruppi e movimenti diversi, ma abbiamo un obiettivo comune: portare la parola di Dio nelle nostre facoltà.

Non sempre è facile, tanti non credono e quasi ci prendono in giro”

Tante parole, per una fede più mentale che fisica, dall’incontro con l’altro, tanto che Roberta dell’opera di Nazareth ha dovuto concretamente spiegare il perchè della sua fede ricca di preghiera, tanto che i suoi coetanei oltre la parte della contemplazione non hanno trovato riscontro in opere pratiche:

Molto spesso i miei amici mi chiedono perché prego. A cosa mi serve, e che cosa cambia se non lo faccio. Io rispondo loro che la preghiera è la benzina per fare andare avanti la macchina della nostra fede!“.

La giornata si è conclusa con l’intervento del sacerdote don Giorgio Mocci, raccontando che al Politecnico di Torino ha dovuto incontrare personalmente i giovani e parlare il loro linguaggio per avvicinarli al Vangelo:

Mi trovavo a celebrare le Messe quasi sempre da solo o magari con uno o due ragazzi. Allora ho capito che se loro non venivano da me, dovevo essere io ad andare da loro.

Così ho cominciato a frequentare le sale studio, a trovarmi la sera a giocare a carte o a biliardo con loro, e dopo una diffidenza iniziale, piano piano abbiamo cominciato a parlare lo stesso linguaggio e a diventare amici. Poi è arrivata anche la parola di Dio nei loro cuori, e alla fine le mie Messe erano sempre partecipate da tanti giovani”.

Una risposta l’ha data il presule monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare eletto per la diocesi di Roma e incaricato per la pastorale universitaria, chiedendo ai giovani di trasformare la loro preghiera in azione :

Il Signore ci chiede di impegnarci, di mettere a frutto le nostri doti, e di amare i luoghi dove viviamo la nostra vita quotidiana, quindi per voi l’università.

Il vostro desiderio di essere in comunione tra i diversi gruppi e movimenti è bellissimo, e non dovete perdere mai questo spirito di unità! Soli si muore, invece insieme possiamo costruire tante cose. Il mondo oggi non ha più nulla da dire, per questo serve la nostra presenza ricca di speranza, e come diceva il beato Giovanni Paolo II, non abbiate paura, non siete soli Cristo è sempre con voi”.

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