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7 marzo 2012

La Cattolica di Roma per il sociale: “che sollievo”

È previsto per giovedi 8 marzo alle ore 9.00, presso l’Auditorium Università Cattolica di Roma in L.go F. Vito 1, un importante convegno a cui prenderanno parte illustri docenti di ambiti disciplinari umanistici, per discutere e affrontare le delicate problematiche che concernono il valore della vita per quelle categorie di persone in difficoltà irreversibili, come i malati terminali, facendo leva sul senso di umanità e compassione professato da papa Benedetto XVI nella sua Enciclica Spe salvi.

Un momento di riflessione per far vivere i principi della cristianità in un contesto sociale non sempre facile da affrontare: convivere con un male incurabile mette alla prova l’integrità dell’essere umano, raggiunge uno stadio in cui tutto diventa inevitabilmente più labile, si cerca di apprezzare ciò che resta della propria esistenza senza tralasciare più nulla, neanche un semplice sorriso.

Eh già.. proprio un sorriso, un gesto di fratellanza, di amore per la caducità della vita, è questo che si propone come obiettivo il convegno “Stare accanto nelle ultime fasi della vita” promosso dal Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa, presieduto da Evandro Botto, Professore ordinario di Storia della filosofia all’Università Cattolica di Milano.

Avvicinare principalmente i giovani alla cultura della consolazione sembra essere la chiave di lettura; in un’epoca come questa, afflitta da crisi e guerre, spesso si perde di vista l’essenza dell’essere umano: vivere questo mondo nel modo più decoroso possibile in armonia con il prossimo.

Il programma pensato per la giornata toccherà la questione dai diversi punti di vista filosofici, politici ed etici; probabilmente si affronterà anche l’ostico tema dell’eutanasia che, in casi del genere, si riserva sempre il suo spazio. Ma il fulcro della questione dovrà essere quello di sensibilizzare ad una cosciente “cultura del Sollievo”, come definita dagli organizzatori. Seguendo la strada intrapresa da molti medici, volontari e studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica si esorta a vincere la sofferenza aiutando i malati e le rispettive famiglie creando una vera e propria comunità capace di condividere il dolore del prossimo, di far sentire la propria presenza con un gesto, magari con un semplice abbraccio che spesso dice molto più di mille parole.

In merito a ciò sarà presentata “La Piccola Degenza del Sollievo”, messa in piedi grazie ai fondi del 5 x mille raccolti dalla nostra Università negli anni passati. Una struttura confortevole per rendere il più agevole possibile il triste soggiorno di chi deve sopportare il peso di un’esistenza segnata, si è pensato anche ai parenti di questi, i quali avranno la possibilità di ricevere conforto negli spazi adibiti all’incontro con i giovani volontari ed altri familiari che condividono la stessa esperienza, perché a volte il fattore emotivo può alleviare le pene di un corpo e una mente straziata più di una medicina.

È davvero encomiabile la grinta e l’umanità che questi ragazzi stanno dimostrando, testimonianze sul campo e filmati faranno da protagonisti nella seconda parte del convegno che si chiuderà con la partecipazione della Comunità di Sant’Egidio e di Bruno Vespa, giornalista e presidente della Fondazione Gigi Ghirotti.

Buoni propositi, grande spirito e prospettiva ma lancio qui una provocazione. Siamo oggi in realtà così responsabili da poter prenderci cura davvero di chi ha più bisogno di noi? Abbiamo una moralità e una società così elevata e in grado di supportare con continuità iniziative umanitarie di questo tipo? Siamo pronti a sacrificarci tutti concretamente per il bene ultimo del prossimo? Spunti che certamente mettono in moto il cervello ma devono smuovere le anime “imbracate” dei governi. Associazioni e Università hanno bisogno anche di loro.

 

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