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29 marzo 2012

Lezione di antimafia all’Università di Perugia

La mafia, la corruzione, quante volte sentiamo queste parole? Quanto riescono ad incidere sulla percezione che gli altri hanno delle nostre usanze, del nostro costume? La società italiana, purtroppo, molto  spesso all’estero viene riconosciuta anche per questo e non soltanto per la pasta e la pizza. Ma la colpa di chi è? È del Sud? È della concezione che lo stesso Nord  ha del suo opposto? Diamine, un Paese che parla male di se stesso, forse ciò rasenta il ridicolo o forse il nostro sistema fa davvero acqua da tutte le parti e allora di cosa possiamo lamentarci.

È stato incentrato su tale tema l’incontro tenuto il 27 marzo, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, tra il Procuratore antimafia Piero Grasso e i giovani laureandi. Un intervento in aula che ha suscitato un grande interesse, scarsi anche i posti in piedi, orecchie tese e tanta voglia di confrontarsi.

C’è bisogno di antimafia e di speranza” – secco e diretto l’incipit del Procuratore Grasso, che punta il dito contro i funzionari, i burocrati, contro coloro che fanno di tutto per raggiungere i propri scopi infangando l’immagine della società italiana sempre più screditata. Il problema non è del Sud ma dell’intero Paese, la cultura della legalità, lungi da essere soltanto una mera adesione a predisposte regole, include una più densa e profonda visione che guarda alla tolleranza e alla salvaguardia dei diritti dell’uomo e della sua libertà.

Questa visione non sembra trovar riscontro nella nostra quotidianità assediata da “lupi” e dall’estenuante corsa al primato, alla supremazia. Lo fanno le aziende, i politici, gli stessi giovani che vivono sulla propria pelle e crescono seguendo principi non consoni ad una sana eticità; c’è anche nell’università come nel lavoro, la raccomandazione è anch’essa una forma di mafia.  Uno stile di vita a cui bisogna opporsi per non restarne ingabbiati.

La cultura della meritocrazia, del rispetto e del valore umano non possono lasciar spazio a ciò che subdolamente ci toglie onore, bisogna ancora sperare nella legalità e far in modo che essa si diffonda in ogni ambito.

Grasso affiancato da Fausto Cardella, capo della procura di Terni, per anni coinvolto nelle indagini sulla morte di Falcone nella procura di Caltanissetta, ha portato ad esempio il grande lavoro svolto da Paolo Borsellino e Falcone nella lotta alla mafia, nella lotta per un sistema pulito. L’impegno e l’ardore di due magistrati che seguendo un’utopia hanno inteso di poter dare un contributo reale per contrastare il marcio della società umana.

L’uomo ha un gran vantaggio rispetto agli animali, sa adattarsi con più facilità al cambiamento, perciò cambiamo rotta! Non permettiamo che i giovani, soprattutto, vegetino in un ambiente che rischia di precludere un futuro migliore; il triste esempio? Basta guardare i giovani del sud Italia costretti ad emigrare perché solo chi si adatta a quel mondo è in grado di restare e quindi “sopravvivere”!

Con queste parole, seguite da un fragoroso applauso, Grasso ha concluso il suo intervento: “L’uomo lasciato senza un ideale si riduce ad una creatura spinta dagli impulsi. Lasciato senza utopia perde l’interesse al cambiamento della storia”.

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