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22 marzo 2012

Lloyd Cole in concerto solista a Roma

Si è tenuto ieri, all’interno della magnifica cornice della chiesa di San Paolo dentro le mura, il concerto da solista di Lloyd Cole, cantautore britannico consacrato alla storia della musica folk negli anni ’80.

Lontano dalla Capitale da ormai parecchi anni, Cole vi fa ritorno muovendosi, come sempre, all’interno di atmosfere informali, semplici e, al tempo stesso, ricercate. Spaziando all’interno di una scaletta che unifica pezzi storici del suo repertorio e di quello dei Commotions, inediti di gioventù e estratti dell’ultimo album Broken Record, il cantautore è riuscito ad offrire al suo pubblico uno show tipicamente nel suo stile: confidenziale, distensivo e fortemente empatico.

In un panorama odierno, in cui la stratificazione, la quantità e la facile reperibilità dei canali di fruizione sembrano determinare, in modo quasi assolutistico, la qualità di un dato progetto, autori come Lloyd Cole ci ricordano come la perfezione può risiedere nella semplicità di pochi accordi, puliti e completi, e nella profondità di una voce che sa costruire il perfetto equilibrio fra toni sommessi, contrapposti ad altri più incisivi e pieni. Ed è proprio questo il concetto che risiede alla base di tutta la sua carriera, ripreso anche in Broken Record, album finanziato da 1000 fan, assidui sostenitori del musicista.

La realizzazione è stata permessa anche grazie ad alcuni amici e colleghi di Cole, fra cui Fred Maher (batteria e percussioni – Scritti Politti, Lou Reed, Matthew Sweet, primi album di Lloyd Cole), Matt Cullen (Chitarra e banjo -The Small Ensemble, The Sighs, Ware River Club) e Blair Cowan ( Tastiere – The Commotions, Paul Quinn, Alisdair Robertson) che hanno voluto offrire il loro contributo al progetto.

Insomma un modo alternativo, in un certo senso più umano, di concepire la musica e la sua struttura economica. Dopo aver assistito al concerto del 21 marzo, si può parlare anche di un nuovo modo di comprendere e utilizzare lo spazio, specie in una città come Roma, ricca di luoghi praticamente quasi del tutto inattivi.

Rifondere l’interno di una chiesa per dal luogo ad un’attività concertistica è senz’altro un ottimo esempio per poter parlare di una nuova dinamicità dei luoghi e delle strutture, discostandosi così momentaneamente dalla loro funzione per asservire ad una nuova dimensione fattuale.

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