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24 marzo 2012

Online una lista antisemita: 163 professori italiani segnalati come spie di Israele

È risaputo che “chi fa la spia non è figlio di Maria” ma HolyWar, sito web made in Usa di estrema destra, ha fatto dello “spionaggio” antisemita, una battaglia e un triste marchio di riconoscimento infischiandosene di modi di dire, buon senso e tolleranza.

I fatti accaduti solo qualche giorno fa in Italia, con il fallito attentato alla Sinagoga di Milano e poi i drammatici avvenimenti in Francia, dove la violenza antisemita ha portato alla morte di quattro persone, al ferimento di diversi poliziotti e all’uccisione dell’attentatore, dimostrano come ancora oggi le origini di un popolo, possano innescare odio e violenza insensata.

Il nuovo caso di razzismo antisemita, ha visto coinvolti il nostro Paese ed il web, con la prescrizione e la pubblicazione online di Holywar, di 163 professori di diritto, filosofia, letteratura e storia, economia, di 26 università italiane.

L’ accusa è quella di essere “Sayanim”, ovvero spie e collaboratori dei servizi segreti israeliani che pur vivendo in uno stato diverso da quello ebraico, operano e sono a servizio del Mossad (Istituto per l’intelligence e i serivizi speciali dello Stato di Israele).

Le Università coinvolte in tutta Italia sono: Roma, Milano, Trieste, Torino, Udine, Venezia, Pavia, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Genova, Firenze, Pisa, Perugia, Urbino, Macerata, Napoli, Chieti, Cassino, Lecce, Bari, Palermo, Calabria.

Il server americano ha dichiarato tra le sue pagine, che non tutte le persone “segnalate” possono essere etichettate come spie israeliane ma che, comunque tutte, rappresentano un pericolo per il ruolo che occupano nella società, volto a favorire le lobby ebraiche.

Mentre la Procura di Roma ha aperto una inchiesta sulla presenza online di questa black-list antisemita, ipotizzando il reato di “istigazione all’odio razziale”, a noi non resta che commentare come sia assurdo che nel 2012 l’odio razziale, possa ancora essere motivo di crisi, questa volta non di natura economica ma sociale e culturale.

 

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