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30 marzo 2012

Romanzo di una strage, il nuovo film di Giordana al cinema

Era il 12 dicembre del 1969 quando alle 16,37  un attentato stragista presso la sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana, seminò morti e feriti creando un clima di tensione e lutto nel nostro Paese. A distanza di 43 anni da quel tragico evento il regista Marco Tullio Giordana racconta per immagini e dialoghi la storia di quella strage all’alba dei famigerati anni di piombo, e la conseguente perdita dell’innocenza da parte dell’Italia tutta.

IL FILM. Nelle sale italiane dal 30 marzo 2012, il nuovo film di Marco Tullio GiordanaRomanzo di una strage” si presenta al pubblico con un cast di attori di qualità, il meglio del cinema italiano dei nostri tempi. Gli interpreti principali, tutti validissimi nel farci rivivere le sensazioni vissute dai reali protagonisti dell’epoca, sono: un inedito e persuasivo Valerio Mastandrea nei panni del commissario Calabresi, accompagnato dallo sguardo limpido e profondo di Laura Chiatti che impersona la moglie Gemma, mentre Pier Francesco Favino è Pinelli l’anarchico ferroviere che viene inizialmente accusato dell’attentato e poi viene ritrovato cadavere, precipitato dalla finestra dello studio di Calabresi.  Sceneggiato da Sandro Petraglia e Stefano Rulli, vede come altri interpreti della pellicola Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni,  Giorgio Colangeli e Michela Cescon.

LA TRAMA . Nel pomeriggio del 12 dicembre 1969 nella sede milanese in Piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura viene fatta esplodere una bomba che causa 17 morti e più di 80 feriti, facendo precipitare il Paese nello sgomento più completo. L’anarchico Giuseppe Pinelli convocato la sera stessa dell’attentato in Questura e sospettato di essere gravemente implicato nella strage  , viene ivi trattenuto e interrogato per tre giorni consecutivi; sarà poi ritrovato cadavere , poichè cade in circostanze misteriose dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi, quand’egli non era lì presente.  Di quella morte accidentale e allo stesso tempo tragica il commissario Calabresi ne diventerà il capro espiatorio: abbandonato dai suoi superiori e continuamente minacciato dalle forze militanti appartenenti al movimento di Lotta Continua, nonchè preso di mira da una campagna giornalistica a lui sfavorevole, Calabresi tuttavia continuerà a indagare per suo conto sui mandanti della strage, scoprendo il coinvolgimento della destra neofascista veneta e la responsabilità di apparati deviati dello Stato italiano. Il suo successivo rifiuto di una promozione e di un conseguente trsferimento dalla questura milanese determinerà a sua volta la sua inevitabile condanna a morte.

ODORE DI MANDORLE BRUCIATE. L’attentato di Piazza Fontana ha un suo odore peculiare, ancora vivo nei ricordi di chi l’ha vissuta in prima persona, 43 anni orsono: è l’odore di mandorle bruciate misto a polvere da sparo e carne bruciata. Un odore che questo film non potrà restituire alla nostra memoria, ma che potremo ricercare tra le pieghe di un racconto -anzi di un romanzo vero e proprio, come quello del regista Giordana. Se da un lato il film è impeccabile nel ricomporre con esatezza filoleogica gli avvenimenti storico, ma anche pudico nel descrivere l’angoscia, l’impotenza e il dolore dei vari protagonisti, dall’altro dichiara l’ingiustizia insita nella Giustizia italiana, che non condanna e non stana i veri colpaevoli ma preferisce rimouovere quel peso incommensurabile delle vittime e delle vite successivamente implicate nell’attentato di Piazza Fontana.

PIAZZA FONTANA, UNA FERITA ANCORA APERTA. L’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura ancora oggi, a distanza di 43 anni, è senza colpevoli. E costituisce una macchia indelebile, un’amara e inconsapevole perdita dell’innocenza della nostra Italia, una tragedia collettiva che vede vittime e carnefici sul palcoscenico della storia del Paese, paragonabile metaforicamente all’11 settembre 2001 -un 11 settembre ante litteram. Questo film è un chiaro invito a non dimenticare il nostro passato più recente, a non affondarlo nuovamente nel precipizio della verità negata, ed è soprattutto un messaggio alle nuove generazioni che poco o niente sanno di quella strage che alla soglia dei famigerati anni di piombo, scosse nel profondo la coscienza del popolo italiano.

 

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