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18 marzo 2012

Studenti ”bamboccioni” e ”mammoni” ? Grazie all’Erasmus si può dire NO.

“Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale”. Queste le parole del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che, ad oggi, dipinge i giovani italiani come ”mammoni”. Considerazione questa sulla scia di Tommaso Padoa Schioppa, l’ex ministro dell’Economia che nel 2007 affibbiò ai ragazzi l’appellativo di ”bamboccioni” soffermandosi sul fatto che questi ultimi sarebbero dovuti andare al più presto fuori dalle proprie abitazioni, senza tergiversare a casa con mamma e papà e le molteplici comodità che questo, com’è logico che sia, comporta. Questo però, così come normale, scatenò non poche e sentite polemiche.

Miccia oramai divampata in un fuoco ostico da spegnere quella sul fatto in questione: anche altri politici del nostro Paese infatti si sono espressi a riguardo. Citiamo in merito il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che nel gennaio 2010 si pronunciò sulla questione condividendo la battaglia già iniziata da suoi predecessori. “Obbligherei per legge i figli a uscire di casa a 18 anni”. Queste le parole usate dal ministro, termini aspri e diretti che contribuirono ad alimentari i dissidi e la crepa formatasi tra chi condivideva questi pensieri e chi invece ne prendeva le distanze, come appunto la maggiorparte dei giovani e degli studenti italiani, sentitosi giudicati e incompresi dalla classe dirigente.

Studenti mammoni e bamboccioni dunque? Noi studenti italiani siamo veramente così come molti benpensanti ci hanno dipinto e continuano tutt’ora a dipingerci? Probabilmente qualcosa andrebbe cambiato, ma forse prima ancora che nella mente dei giovani, andrebbe mutato il sistema. La crisi c’è, e si fa sentire, in tutti gli ambiti. Il lavoro manca, dunque, come potersi mantenere? come poter garantirsi e garantire ad un’eventuale famiglia una vita dignitosa e senza privazioni?

Forse il primo passo per dimostrare la buona volontà di noi italiani proviene proprio dalle università, che, se ci si riflette anche solo un minimo, sembrano essere il vero centro pulsante di tutto il sistema. Stiamo parlando del progetto Erasmus, esperienza unica e formativa che potrebbe finalmente porre fine al pensare collettivo dell’italiano come ”studente mammone e bamboccione” per dar spazio a quello che è invece uno studente aperto alle nuove culture e alle nuove esperienze, senza timori e remore ma con la voglia e l’entusiasmo di poter essere considerato individuo fondamentale e importante per la società stessa, individio capace di apportare un vero e proprio cambiamento che supera il turbinio di polemiche, crisi e contrasti in cui siamo catapultati.

Arrivati al 2012, finalmente, questo luogo comune sembra essere ufficialmente sfatato da una ricerca condotta all’Università di Salerno. Dai dati parziali, relativi all’anno accademico in corso, emerge che sono 297 gli studenti dell’ateneo fuori per l’Erasmus e 279 i ragazzi stranieri ospiti a Salerno. Dunque, questi dati, che significato assumono? Il tutto è molto semplice : a differenza del 2008/2009, gli studenti che hanno deciso di andare all’estero per un periodo a studiare, sono quasi raddoppiati: una crescita esponenziale che, in tre anni, ha visto passare i 191 salernitani in uscita nel 2008-2009 ai circa 300 di oggi.

Quindi, si tratta solo di numeri e fredde statistiche oppure abbiamo davanti dei dati che racchiudono un significato intrinseco più profondo? Probabilmente abbiamo tra le mani dei ”numeri speciali”, numeri che fanno capire quanto la mentalità dei giovani sta cambiando.

”Esplorate. Sognate. Scoprite”: questo difatti è l’invito rivolto agli studenti con cui si apre l’homepage del sito dell’Università di Salerno, dedicata all’internazionalizzazione. «La borsa di studio Erasmus è una preziosa opportunità per gli studenti di qualificare i propri studi – spiega Epifanio Ajello, delegato del rettore ai programmi di mobilità – Un’occasione straordinaria per forgiare il carattere, lo spirito d’iniziativa e ampliare gli orizzonti culturali».

Cosa altro aggiungere? Alla luce di quanto è emerso, forse è giunto il momento di dire basta. Stop con l’ essere considerati ”bamboccioni” e ”mammoni”. I giovani italiani possono di più. E’ l’ora della rivincita!

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