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14 marzo 2012

Università e facebook, odio e amore

L’Università fin dall’alba della sua fondazione fornisce una tipologia di approccio alla cultura più autonomo rispetto agli istituti d’istruzione di grado inferiore. Lo studente universitario è per antonomasia molto più libero di uno studente delle superiori, non ha vincoli di presenza e può gestire liberamente  il suo piano di studi. Ma quella che può sembrare una pacchia agli occhi di un ingenuo osservatore si può  rivelare  un arma a doppio taglio. Grosso  neo della vita universitaria può essere considerata  la comunicazione Ateneo-studente. I siti universitari spesso non vengono aggiornati con la dovuta frequenza, capita quindi che uno studente impossibilitato a recarsi periodicamente alla propria sede universitaria per controllare l’obsoleta bacheca cartacea degli avvisi, rimanga all’oscuro di eventi importanti.
Per evitare quindi spiacevoli inconvenienti alcune delle più grandi università italiane hanno deciso di adattarsi ai tempi moderni  aprendo una propria pagina Facebook, social network diventato ormai parte integrante della vita di molti. Ma neanche questa iniziativa sembra aver sortito il successo sperato.

Da quanto risulta da un indagine portata a termina da  Università.it  sul rapporto università-social network,  risulta che al gennaio 2012 solo il 66% degli Atenei italiani ha una propria pagina Facebook; ordinando poi quest’ultime in base ai “mi piace” ottenuti e al numero degli iscritti a farla da padrone sono le università delle regioni del nord Italia, assenti le università di Roma e del centro .

Tra le pagine degli Atenei che vantano più iscritti troviamo : L’università degli studi di Torino  con 19.066 fan, l’Università degli studi di Padova con 17.714 fan e l’Università di Milano che ne registra 14.225.A seguire troviamo poi :  l’Università di Padova, il Politecnico di Milano, Politecnico di Torino che vantano la loro presenza anche tra le pagine del grande rivale di Facebook, Twitter.

Non reggono il paragone le Università di Roma, Napoli e Bologna, che nonostante l’alto numero di studenti iscritti alla facoltà presentano una bassissima adesione alle rispettive pagine Facebook. Altri Atenei come quello di Firenze  vengono rappresentate all’interno del social network attraverso delle pagine non ufficiali, create e gestite in maniera spontanea da alcuni studenti.

Questi sono i dati che dovrebbero aprire gli occhi su quella che è la reale situazione dell’università italiana. Un istituzione che incita alla comunicazione ma che in realtà non sa cosa sia.

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