• Google+
  • Commenta
5 aprile 2012

Caravaggio e il mistero sulla sua morte: la verità secondo lo studioso Vincenzo Pacelli

Grazie allo granitico studio condotto sulle cause morte del Caravaggio dal professor Vincenzo Pacelli ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’ateneo federiciano ed esperto del Merisi, è stata finalmente  chiarita la vera causa della morte del nostro straordinario pittore barocco. Caravaggio infatti non morì per cause naturali ma in un agguato, teso da parte dei Cavalieri di Malta, dietro il tacito assenso della Curia Romana: preziose in questo caso sono state le consultazioni del Pacelli all’Archivio di Stato e dell’Archivio Vaticano che con un gioco di incastri e di date hanno contribuito a risolvere il giallo sulla sua morte.

Il CARAVAGGIO, UNA VITA PER L’ARTE. Pittore celebre e maledetto, per il modo di esprimere se stesso e l’arte, e per il suo singolare stile di vita, il Caravaggio è stato nei secoli successivi alla sua morte rivalutato dandogli il giusto peso che merita nel panorama artistico della pittura barocca italiana. Le sue opere sono strettamente intrecciate alla sua vita nomade, alla sovversione dei precedenti canoni pittorici, al realismo esasperante dei soggetti umani preaenti nei suoi dipinti. Una rivoluzione che per la mentalità del tempo doveva risuonare come una condanna inappellabile, un insulto agli uomini e artisti mediocri, creando di conseguenza un clima completamente contrario e avverso intorno al geniale artista di origini bergamasche.

IL “CASO” CARAVAGGIO. Verso la primavera del 1610 il Caravaggio ebbe la notizia di una prossima revoca dle bando papale che l’aveva colpito da parte di Sisto V.Perciò si mise in viaggio con una feluca – traghetto che settimanalmente faceva il tragitto: Napoli-Porto Ercole e ritorno; era diretto segretamente a Palo, feudo degli Orsini in territorio papale, luogo distante 40 km da Roma. Lì avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, a Roma.  Ma il pittore venen improvvisamente arrestato e identificato: la feluca ripartì senza di lui a bordo, ma quando gli Orsini riuscirono a liberarlo gli diedero un’imbarcazione che gli fece raggiungere Porto Ercole, distante circa 40 miglia da Palo. Secondo la vulgata  il Caravaggio trovò la morte nei pressi di Porto Ercole il 18 luglio del 1610, in preda a febbri e infezioni intestinali; il giorno successivo al decesso fu seppellito in una fossa comune nel cimitero di San Sebastiano. Vari i punti inesatti e contradittori nella ricostruzione degli ultimi momenti di vita del Merisi: lo stesso atto di morte presenta numerose perplessità circa la data e i nomi presenti . Inoltre secondo lo studioso napoletano era impossibile che il Caravaggio sottoposto alla privatio habitus avesse ancora con sè il mantello e la spada da cavaliere dell’Ordine di Malta. soprattutto impossibile una sepoltura così frettolosa e miserevole per un artista, oltretutto fratello di un sacerdote!-  i cui dipinti erano stati contesi negli anni da tanti illustri committenti.

LA TESI DI PACELLI. Febbre malarica, impazzimento, ipertemia, sono queste le supposizioni gettate come acqua sul fuoco per nascondere una verità ben più nera. Dalla approfondita analisi dei documenti presenti nell’Archivio di Stato e nell’Archivio Vaticano  come ad esempio lo stesso atto di morte ci si può render conto di come in realtà il Caravaggio fu vittima predestinata, ucciso in un agguato architettato nei minimi particolari dai Cavalieri dell’Ordine di Malta a Palo vicino Ladispoli, mediante il tacito assenso della Curia Romana. L’omicidio di stato avvenne dopodichè il Merisi ebbe da offendere gravemente un Cavaliere e perchè alla Curia a quel punto faceva comodo sbarazzarsi di un personaggio geniale come pochi sì ma fin troppo compromettente. e non è neppure difficile individuare i beneficiari diretti di questo delitto perfetto: il  viceré di Napoli, che entra in possesso dei due S. Giovanni precedentemente diretti a Scipione Borghese e che il Merisi trasportava con sè sulla feluca come suoi preziosi salvavita; il cardinale stesso, avido collezionista delle opere del Merisi e infine la stessa Marchesa Costanza Sforza Colonna che gli aveva offerto protezione e ospitalità nel suo Palazzo di Cellammare a Napoli.

 

Google+
© Riproduzione Riservata