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19 aprile 2012

Caso Morosini: più tecnologia nel calcio

Morosini

Diamo un “Calcio” all’Ignoranza ed usiamo la Tecnologia.

Morosini

Morosini

Quello tra calcio e tecnologia è un amore mai sbocciato. Sebbene se ne discuta da anni, la tecnologia continua ad essere guardata con sospetto. Quasi come se il tradizionalista gota calcistico avesse adocchiato qualcosa di losco, di ibrido, e di tremendamente risolutivo. Sembra strano, ma è proprio il caso di dirlo: il mondo del calcio è nel pallone.

E’ evidente ci sia qualcosa che non funziona come dovrebbe. Se ieri, ad obnubilare lo sport più bello del mondo, erano i soli (si fa per dire) scandali del calcio scommesse, adesso sembra sia tornato alla ribalta l’agghiacciante tema della salute. Già qualche tempo fa, diverse testate giornalistiche posero l’accento sugli inquietanti legami tra calciatori e sclerosi laterale amiotrofica ( sla ).

Adesso è necessario posare lo sguardo su problemi di tutt’altro altro genere. Più passa il tempo e più i giocatori vanno veloci. Basta guardare una partita degli anni ’80 per rendersene conto. Basta osservare i dati statistici, ed i chilometri percorsi da ciascun calciatore a fine partita per restare stupefatti. Certo, sono pagati per questo, si allenano tutti i giorni. Ma davvero il corpo umano è in grado di reggere simili ritmi?

La recente scomparsa del venticinquenne Piermario Morosini, calciatore in forza al Livorno, ha gettato il mondo dello sport nell’ennesima voragine. Al dolore per la morte di un giovane, si aggiunge lo sgomento per la sua singolare tragedia familiare.

E’ stato sfortunato il Moro. Ha tentato di rialzarsi per ben tre volte, come un guerriero, ma alla fine il suo cuore non ha retto, ed è morto sul prato verde di Pescara. Fiori, amici, commozione, minuti di silenzio, shock. Così, la Figc( Federazione italiana giuoco calcio) ha deciso di sospendere il campionato. E ha fatto bene.

Veniamo al dunque. Di certo, questo non è un buon momento per il calcio italiano. Non intendo impiegare questo spazio per parlare né delle inchieste sul calcio scommesse, né della moralità dei calciatori. Lungi da me voler assurgere al rango di censore di uno sport che tra l’altro adoro. Lo scopo e il senso di questo articolo vanno ricercati altrove. Certo dispiace, che un giovane se ne sia andato e fa rabbia sapere che forse qualcuno avrebbe potuto salvarlo.

Stando ai primi risultati emersi dall’autopsia, il decesso non sarebbe stato concitato né da infarto né da aneurisma. Di certo però Morosini è deceduto per arresto cardiaco e per tale ragione sono stati sollevati molti dubbi. In particolare, il giornalista della Repubblica Giuseppe Caporale, presente allo stadio Adriatico di Pescara il giorno della tragedia, ha avuto modo di constatare prima d’ogni altro il ritardo nei soccorsi e nell’utilizzo del defibrillatore. In seguito, la dottoressa Daniela Aschieri, da anni fautrice di una campagna per l’adozione dei defibrillatori nel mondo dello sport, ha spiegato nel corso della trasmissione sportiva Guida al Campionato, che “ per far ripartire un cuore, che è in arresto cardiaco, è fondamentale che chiunque in campo possa utilizzare il defibrillatore ed intervenire subito”.

Chiunque significa anche un compagno di squadra, l’allenatore, il medico della società. Perché l’utilizzo di questo particolare strumento tecnologico è tutt’altro che difficile. Il defibrillatore è alla portata di tutti ed è in grado di salvare la vita di chiunque vada in arresto cardiaco. Può essere utile anche per fare diagnosi immediate, ma soprattutto se impiegato entro un minuto salva la vita del paziente nel 90% dei casi.

Ma allora domanda sorge spontanea: perché questo benedetto attrezzo non è stato usato?

Semplice, perché come sostiene la Aschieri“va cambiata la cultura dell’emergenza, anche in campo medico”. Anche la tecnologia del defibrillatore, come tante altre purtroppo, è ancora del tutto agnostica al mondo del calcio. Nel frattempo è stata aperta un’indagine per omicidio colposo.

Speriamo che questo spiacevole episodio cambi la logica e la mentalità del gota calcistico.Un po’di sana tecnologia non può che purificare e lubrificare i reticoli della burocrazia sportiva.

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