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16 aprile 2012

Denuncia per la chiesa di Santa Maria Maddalena: disastro artistico

Nel mese di marzo, nel comune di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, si era tenuto un incontro per i lavori di realizzazione della nuova autostrada tra Bologna e Firenze, definita Variante di Valico a Ripoli, sulla base dei risultati dell’attività di monitoraggio e verifica portate avanti. Di certo rimane che è da ottobre che si indaga per disastro colposo.

Ora una breve pausa di sospensione dei lavori, in cui si sono stati eseguiti nuovi approfondimenti, per scongiurare la pericolosità per i cittadini e per l’ambiente, operati da istituti specializzati del Cnr e del Ministero dell’Ambiente, ecco un nuovo ostacolo: la denuncia da parte della Sovraintendenza ai beni artistici e paesaggistici di Bologna.

La frana a ha causato uno spostamento del versante collinare su cui è posto il paese di Santa Maria Maddalena (in provincia di Ripoli), oltre ad aver causato l’apertura di crepe negli edifici, nei cortili, nei terreni; sono a rischio anche le condotte del gas. E’ nato un comitato di protesta che chiede la sospensione immediata dei lavori di scavo. La Regione ha dovuto classificare la zona come “frana attiva” e ritiene che la società Autostrade abbia sottostimato l’entità dei movimenti franosi. La società costruttrice, dopo aver ignorato per lungo tempo l’esistenza della frana di Ripoli, solo a settembre ha modificare la posizione del tracciato del tunnel. Non è più possibile subire le assurde pretese di chi vorrebbe contrapporre il profitto alla sicurezza. La salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente sono priorità assolute.

La Sovraintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Bologna, diretta da Paola Grifoni, ha inviato una denuncia da un paio di giorni in Procura per reato contro un pregio artistico, la Chiesa di Santa Maria Maddalena, risalente al 1281. Chissà se si riuscirà a far prorogare la sospensione dei lavori che dovrebbero riprendere a giorni, se non a interromperli. La decisione spetta alle autorità in gioco, che visioneranno la relazione stilata dalla Sovraintendenza sui numerosi danni che hanno compromesso la chiesa, di cui il pavimento e una colonna sono parecchio interessate. L’ente ricorda inoltre l’articolo 20 del codice dei beni culturali che recita: “i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.

Non ci resta che attendere ulteriori notizie…

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