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13 aprile 2012

“DIGNITÀ!”: l’esperienza di Medici Senza Frontiere raccontata attraverso un romanzo

IL LUOGO- Martedì 13 Marzo 2012, via Santa Maria a Chiaia, Napoli. La Feltrinelli, un mese fa, ha ospitato l’incontro con uno degli autori del libro “Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere”: il testo raccoglie le testimonianze, talvolta più romanzate talvolta più vicine a dei reportage, di nove scrittori che hanno viaggiato con Medici Senza Frontiere (organizzazione medico-umanitaria) per mostrare al pubblico europeo (e si spera, non solo) le realtà in cui l’associazione opera.

IL LIBRO- Dalla Repubblica Democratica del Congo al Sudafrica, dalla Grecia al Malawi, dalla Bolivia all’India, dal Bangladesh al Burundi, il libro “Dignità!” è una finestra che affaccia sul mondo delle crisi umanitarie, soprattutto su quelle che spesso vengono dimenticate dalla cronaca dei giornali e dai media. Dei nove autori, (Alicia Gímenez Bartlett, Mario Vargas Llosa, Paolo Giordano, Tishani Doshi, Catherine Dunne Esmahan Aykol, Eliane Brum, James Levine, Wilfried N’Sondé) il pubblico napoletano ha avuto la fortuna di ascoltare l’esperienza diretta della spagnola Alicia Gímenez Bartlett.

L’INCONTRO- L’autrice ha ricordato alcuni episodi della propria permanenza in Grecia. La sua voce, il suo sguardo, non erano misurati per creare l’aura della paladina; lei stessa, infatti, ha precisato che non esistono eroismi in tali situazioni, ma solo un sentimento di umanità, di percezione della dignità umana violata, che spinge a lottare contro le ingiustizie o – nel caso di MSF- a cercare di arginare i disastri dei conflitti umani.

I RICORDI- Significativa è stata la testimonianza della prima visita nelle carceri greche, in cui i clandestini arrestati versavano in condizioni di vita peggiori di quelle riservate alle bestie: “il loro mostrare le mani tese fuori dalle sbarre, in cerca di un contatto, non era altro che un modo per ricordare ai passanti – ma probabilmente ancor più a se stessi- che erano degli umani”.

Alicia ha continuato raccontando la “particolarità” dell’ora d’aria concessa ai bambini e alle donne, “un’ora di silenzio tombale, in cui nessun aveva la forza e la voglia di correre, muoversi e tanto meno comunicare”; tutti, anziché gustare quella sottospecie di libertà, giacevano fermi, al sole, come direbbe Levi “come rane nude d’inverno”: è la stanchezza di non vivere come uomini degni di questo nome. La castigliana, lapidaria, ha affermato che “dopo aver visto come degli umani sono stati capaci di ridurre i propri simili ero io a sentirmi indegna come umana”.

LO STILE- Nel suo modo di parlare non c’è stata enfasi, né magniloquenza, né tanto meno drammaticità, ma solo un grande pragmatismo, come si evince anche dalla scelta stilistica adottata per scrivere il racconto, che si sviluppa come un reportage nel quale però si aprono degli squarci narrativi.
“Perché questa singolare scelta?”, è stata una delle domande della giornalista del Corriere del Mezzogiorno che presiedeva la presentazione.
L’autrice, concisa come sempre e fedele alla sua essenzialità, ha spiegato che “ in alcuni casi la realtà non ha bisogno di essere incorniciata da tante parole”; il senso è che i fatti si impongono allo scrittore con una chiarezza sconcertante e il suo unico compito diventa semplicemente quello di raccoglierli per riportarli a dei lettori pronti per conoscerli.

NELLA NOSTRA REALTÀ- L’onestà di Alicia non è venuta meno neanche quando ha parlato del suo ritorno a Barcellona, di come, dopo aver cercato per qualche mese di cambiare totalmente modus vivendi, alla fine abbia ceduto ai comfort e agli agi di cui tutti noi abbiamo la fortuna di godere. E qui ha inserito e ribadito il suo messaggio per la platea partenopea: nessuno può essere un eroe.
“Siamo scandalizzati dai giornali, dalle notizie, dal mondo ma non possiamo sentirci colpevoli tutto il tempo, non siamo capaci di essere martiri di una causa così grande [qual è la fine della violenza e della povertà umana]. Io” – ha ribadito con estrema franchezza- “non sento di esserne capace”.
Attenzione però, perché questo non significa indifferenza o rassegnazione; Alicia ha indicato subito che nostra responsabilità “è essere consapevoli”: il nostro primo dovere è quindi quello “di sapere e di essere coscienti di ciò che accade nel mondo e nelle nostre nazioni”.

 UN ROMANZO PER MSF- Queste e altre sono le riflessioni che Medici Senza Frontiere si propone di suscitare con il proprio impegno, con le proprie campagne di sensibilizzazione ed ora attraverso questo libro, vero e proprio strumento per donarci nuovi occhi in grado di conoscere realtà e luoghi che per noi non sono altro che nomi; uno strumento per parlare e farsi ascoltare, per entrare nelle persone senza essere invadenti, in virtù del fatto che, come detto dalla stessa autrice spagnola, “questi episodi si ripeteranno fin quando non sarà l’umanità, le persone e i governi che li rappresentano, a cambiare”.

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