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23 aprile 2012

Essere studenti al tempo della crisi

Da giovani si progetta un lavoro, una vita, un futuro e si fa di tutto per realizzarlo ma a volte il fato rema contro e tutti i castelli in aria si infrangono fragorosamente al suolo. Da questa tremenda e rovinosa caduta due strade possono prendere il via, la strada che soffoca ogni desiderio personale e la strada che con un colpo di reni permette di rimettere insieme i pezzi e con rinnovato vigore e nuove strategie porta di nuovo la gioia.

Cinzia oggi ha 26 anni e vive a Grottaglie, in provincia di Taranto, è fidanzata, ha un’attività ed è finalmente felice dei suoi piccoli ma importanti risultati. Bisogna, però, ripercorrere la sua storia per capire le difficoltà che ha dovuto affrontare. Trasferitasi a Roma a 18 anni, dopo aver finito il liceo, Cinzia inizia a frequentare l’Università La Sapienza. Nel 2008, finita la triennale, piena di speranze consegue un master di primo livello in Gestione e Produzione dell’opera lirica; stava avverando i primi sogni, stava finalmente entrando a piccoli passi nel magico mondo del teatro, e soprattutto del teatro lirico, che nel corso degli anni era diventata la sua vera passione. Cinzia aveva finalmente deciso cosa voleva “fare da grande”, ovvero la direttrice di palco, e per questo nello stesso anno si iscrive alla specialistica in Forme e tecniche dello spettacolo.

Mentre Cinzia prosegue il suo cammino universitario, a casa le cose non vanno per il meglio e la sua famiglia viene investita dalle prime avvisaglie della crisi che oggi vediamo dilagare e travolgere tutto e tutti. Il padre di Cinzia ha diretto per anni insieme al fratello una storica e famosa fabbrica artigianale di produzione di ceramica grottagliese. Un’azienda messa su dal nonno, ma nata prima ancora col bisnonno e che nei tempi d’oro della ripresa economica, aveva all’attivo circa 60 dipendenti. Nel 2009 la crisi costringe il padre e lo zio a dichiarare fallimento, per mancanza di lavoro e per l’impossibilità di saldare i debiti. Quello che era l’unico stipendio in famiglia, il fratello di Cinzia non riesce a trovare lavoro e la madre ha sempre fatto la casalinga, svanisce nel nulla.

Cinzia, quando e come hai scoperto i problemi economici della tua famiglia?
I problemi economici gravi sono cominciati più o meno nel 2001, quando, dopo l’attentato in America, c’è stata una brusca interruzione con il commercio estero; prima i nostri clienti più importanti erano Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Giappone. Un altro problema è stato sicuramente la concorrenza sleale del mercato cinese e purtroppo, da qualche anno, sono diventati dei concorrenti pericolosi anche grossi nomi dell’arredo come Ikea. Però la mia giovane età e la scarsa competenza in materia, non mi hanno permesso di percepire rischi e pericoli di ciò che stava avvenendo: l’impatto duro con la realtà è stato nel 2009. Ricordo come se fosse ieri che il 29 settembre del 2009, quando il tribunale mise i sigilli alla nostra azienda , io ero seduta alla mia scrivania nella stanza in via dei Salentini a San Lorenzo e preparavo l’esame di Storia dell’arte contemporanea…

Cosa hai provato quando hai capito di dover rinunciare alla tua vita da studentessa e tornare a casa, in quella terra che pensavi non avesse niente da offrirti?
Ancora oggi ricordo con tanto affetto i momenti belli e difficili della vita da studentessa, ricordo la spensieratezza e la forza con la quale si affrontavano quelli che sembravano grossi ostacoli. In quei momenti decisivi mi sembrava tutto un sogno, tutto così strano, tutto così irreale, ma dal primo istante ho sempre accettato con amore ed orgoglio questa scelta. Da subito ho tirato fuori tanta grinta e voglia di fare; certo, le difficoltà sono tantissime e ogni giorno diverse, ma è una mia scelta e la porterò avanti. Prima o poi avrò la mia rivincita, mai smettere di lottare per raggiungere i propri scopi, anche se più volte nella vita capita di dover cambiare rotta.

Quale è stato il contraccolpo psicologico sulla vostra famiglia, quali difficoltà avete dovuto affrontare?
La mia famiglia ha subito una crisi dolorosissima, non solo a livello economico, ma soprattutto morale, psicologico e affettivo. Io ho mollato tutto e sono tornata a vivere a Grottaglie, ho continuato a studiare da casa ma subendo un brusco rallentamento. Mia madre ha cominciato a fare la badante e riparazioni sartoriali, io ho cercato e fatto cento lavori diversi, dalla baby sitter alla commessa, dalla segretaria all’animatrice di compleanni, dall’insegnante di danza al doposcuola, insomma anche la possibilità di guadagnare 5 € per me era un sollievo. Mio padre è rimasto vittima di forti crisi depressive ed in più doveva sopportare tutto il clamore sollevato e le vicende processuali ancora in corso.

Quando hai deciso di prendere in mano le redini della situazione?
In quei mesi di sconforto non abbiamo perso tutto solo in termini materiali, ma anche umani, perché non abbiamo trovato nessuno disposto ad aiutarci, nessuno che ci tendesse una mano e anche la forte fede cristiana che ci ha sempre accompagnato ha cominciato a vacillare. Ci chiedevamo cosa avessimo fatto di male per meritarci tanto dolore, tanta sofferenza. Nel frattempo ho continuato a studiare e a terminare gli esami di specialistica, ma quando mi fermavo un attimo pensavo a quanto fosse inutile studiare la commedia del Cinquecento quando in cucina c’era mia madre che piangeva disperata e mio padre che voleva togliersi la vita… Aspettavamo da circa un anno (e dodici mesi sono davvero tanti…) che qualche bella notizia potesse cambiarci la vita, avevo già deciso nella mia testa che avrei restituito a mio padre la dignità di uomo, e dal primo istante, come un ciclone, ci siamo tutti impegnati affinchè questo segno del destino potesse diventare la nostra rivincita. La svolta è arrivata nel febbraio del 2011, quindi quasi dopo un anno e mezzo d’inferno. Un anziano ceramista voleva dar via la sua bottega per raggiunti limiti d’età e ha scelto di lasciarla a noi in affitto. Con enorme sacrificio e con tante paure, abbiamo cominciato questo nuovo percorso. Dal 7 febbraio 2011 sono ufficialmente una ceramista! Sembrerà strano o comunque non avrei mai pensato che sarebbe stato questo il mio destino, ora passo le mie giornate tra pennelli e argilla, tra forni e stampi, tra clienti e telefonate. Il mestiere che tanto abbiamo odiato perché ci ha procurato dolore, in fondo, è l’unico che potevamo fare… Come se fosse stata una cura, mio padre ha ricominciato a vivere, mia madre a sorridere. Oggi dico sempre che ho due figli, i miei genitori, che ho preso per mano e che non abbandono mai, perché arriva un momento nella vita in cui ti accorgi che devi restituire loro tutto l’amore che ti hanno donato, anche solo per il dono di averti messo al mondo. Ogni giorno abbiamo tanto da fare, da produrre, ma vendere, da creare… ma soprattutto ogni giorno dobbiamo comunque sorridere senza voltarci mai indietro.

Com’è oggi la situazione tua e della tua famiglia?
Le difficoltà sono tutt’ora tante e di tanti tipi, magari cambiano col tempo, appena si risolve un problema ne sorge un altro. La persona che ha sofferto e che soffre di più anche ora è mio padre; non si capacitava di come fosse potuto succedere, di come fosse possibile che tutti i sacrifici della sua vita e della sua famiglia ora fossero chiusi dietro un cancello, con una catena di cui non si hanno le chiavi e con un sigillo a righe gialle. Immagini che non si possono dimenticare e che ancora oggi portano dolore. Mio padre ha provato per tanto tempo la vergogna di dover dire “non posso dare da mangiare a mia moglie e ai miei figli”, ma per fortuna, al contrario di ciò che ad altri sta succedendo ripetutamente in questi mesi, non siamo arrivati a conseguenze disastrose. Alle difficoltà psicologiche si aggiungono poi i problemi giudiziari, avvocati (da pagare), interrogatori (come se avessimo deciso di fallire e scappare all’estero con milioni di euro in tasca), ore ed ore con il curatore fallimentare per analizzare tutta la situazione…giornate intere su internet per studiare cosa comportassero le pene relative ai capi d’imputazione e nel frattempo, trovare un motivo ancora valido per andare avanti e trovare la forza per ricominciare.
Ma dal primo giorno ci siamo messi tutti a lavorare sodo, prima per rendere bella la nostra nuova bottega e poi iniziando a produrre tutto con le nostre forze. A distanza di un anno ora affrontiamo comunque la vita con più serenità e soprattutto forza d’animo, con la consapevolezza che siamo una famiglia che vive in simbiosi, una bella simbiosi che ci permette di resistere ed essere una cosa sola.

Che spazio sei riuscita a lasciare allo studio e ai sogni nella tua vita?
Questo è un tasto dolente… non ho molto tempo per me e soprattutto per studiare, ma cerco di ritagliarmi qualche pomeriggio anche per fare cose “strane” come prendere un gelato con un’amica! Ma sono ugualmente felice, anche perché ho un uomo accanto che mi trasmette tanta positività e serenità e giorno per giorno trasformiamo i mattoni che ti cadono addosso nella vita, nei mattoni della nostra casa, una casa interiore che ci aiuta come una corazza a proteggerci. In questo modo proteggo anche i miei sogni, che rimangono sempre tanti e non perderò mai la speranza di realizzarli, in fondo c’è tanta arte e tanta espressione anche nella ceramica.

Cosa vorresti dire agli studenti che sono costretti a lasciare il proprio percorso, anche solo temporaneamente, per dare una mano alla loro famiglia?
La famiglia non è solo la nostra origine, ma è anche il nostro rifugio, la nostra felicità, la nostra libertà, il nostro futuro (perché quasi tutti sognano un giorno di averne una propria), perciò credo che in alcune occasioni e situazioni bisogna smettere di indossare i panni del “figlio” e cominciare a guardare la vita dall’altra parte; prendere per mano i propri genitori, i propri fratelli e seguirli passo per passo come hanno fatto loro con noi. Magari non si realizzeranno i sogni nel cassetto, ma almeno si avrà la soddisfazione di dedicare la propria vita per le uniche persone che, in fondo, se lo meritano. Bisogna crederci e credere nel destino, niente accade per caso, tutto ha un senso, anche la rinuncia momentanea alla felicità.

Questa storia avrebbe potuto finire come quella di tante famiglie di cui sentiamo oggi parlare con i padri che la fanno finita per la paura di non poter più provvedere al sostentamento dei propri cari. Cinzia, con la sua forza e la sua determinazione, è riuscita a tenere insieme i suoi genitori, ha lottato e ora insieme stanno uscendo dal baratro in cui erano caduti. Questo è ciò che ha reso possibile la rinascita, radicarsi e riprendere in mano le proprie radici, la propria famiglia; perché alla fine, per quanto banale possa sembrare, è sempre e solo una la cosa che ci nutre e ci permette di risalire: l’amore.

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