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6 aprile 2012

I bagni sono le ciminiere della scuola

Il fumo è il simbolo dell’emancipazione. Si comincia a fumare sempre più presto.

Ragazzini delle medie passeggiano tra i corridoi della scuola con una sigaretta appoggiata sull’orecchio quasi a voler imitare il comportamento dei muratori con le loro matite; aspettando di essere in bagno, da soli o in compagnia di altri amici, per gustarsela fino all’ultima “tirata”.

I bagni sono ormai i luoghi del ritrovo al riparo da occhi vigili e indiscreti di docenti e personale ausiliario, sono le ciminiere del piacere inteso come pausa da quelle che possono essere considerate dagli studenti le pesanti ore di lezione.

Tutto, però, ruota a quella voglia di essere considerati grandi. Come se il fumo fosse l’oggetto dell’ostentazione, il solo unico modo per gridare al mondo e soprattutto agli adulti la loro esistenza ed affermare il loro status all’interno di una società che sicuramente concede sempre meno spazio al dialogo e si sofferma sempre meno sui problemi dei giovani.

Purtroppo, però, non basta fare cose da grandi per essere grandi.

Quanto conta per un ragazzo l’immagine, il bisogno di essere accettati, di poter entrare a far parte di un gruppo, forse più della salute stessa.

Il problema è che il fumo è un assassino silenzioso e sa muovere i suoi passi con pazienza, senza fretta, senza discriminazione tra maschi e femmine, sa diffondersi attraverso il canale dell’amicizia e sa ingannare meglio dell’illusione.

Si comincia per gioco, spesso invogliati dagli altri, e poi si continua ripetendo a se stessi che è solo uno sfizio non una dipendenza, che si è forti abbastanza da poter smettere quando si vuole.

A cominciare basta poco, a smettere però serve tanto coraggio. Il coraggio di andare contro corrente, di dire “no” agli amici, di dire basta quando il fumo ha già preso il sopravvento.

Che cosa fare, dunque, per non cominciare a fumare?
La soluzione è molto semplice: osservare gli effetti del fumo sulle persone che hanno scelto di fumare, conoscere le vittime di questo assassino e scoprire che ogni sigaretta che si consuma rappresenta una porzione di tempo, di vita che si brucia.
E alla fine ci si accorge che queste persone affette da gravi patologie, a bocca spalancata, chiedono una sola cosa: l’aria; quell’aria che oggi non si può più respirare nei bagni delle scuole, quell’elemento naturale che l’uomo sostituisce con l’anidride carbonica.

Grigio è il colore del fumo, un colore che riempirà di tristezza gli occhi e la vita di coloro che purtroppo non potranno aiutare le persone malate giunte in fase terminale.

Per combattere il fumo, l’informazione non basta. Bisogna guardare in faccia il nemico invisibile e respingerlo. Gli educatori, quindi, dovrebbero insistere con le loro prediche, ma più di ogni altra cosa dovrebbero saper dare l’esempio. I genitori, inoltre, dovrebbero imparare ad ascoltare, a comprendere senza giudicare, ad amare con una forza talmente grande da riempire il cuore e colmare ogni tipo di bisogno dei figli.

Madre Teresa di Calcutta ha detto: “La vita è un’opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è preziosa, abbine cura”.

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