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12 aprile 2012

I laureati secondo il Censis

Secondo una recente ricerca del Censis solo lo 0,5% degli atenei italiani si occupa di placement, il servizio universitario che accoglie i laureandi e i neo-laureati, indirizzandoli al meglio nella giungla del mondo del lavoro.

Difatti, il placement nasce per orientare, informare e, possibilmente, occupare i giovani laureati. A quanto pare, però, gli atenei italiani non dispongono di sufficiente personale amministrativo dedicato, di conseguenza la qualità del servizio viene meno. Proprio per questo, sulla scia dell’attuale ed inarrestabile precarietà giovanile, il Censis ha avviato una mappatura delle ventuno università italiane statali per individuare e sondare la loro attività.

 Siamo partiti con ventuno università statali, un campione-pilota che rappresenta circa un terzo della realtà accademica italiana. Nei prossimi mesi, coinvolgendo un numero sempre maggiore di atenei, vorremmo fare un check semestrale sull’attività degli uffici placement, sulle informazioni che danno ai neolaureati e sulle relazioni che intessono con le aziende. E dalle statali allargheremo la rilevazione anche alle private” questo il commento di Roberto Ciampicacigli, direttore generale di Censis Servizi.

I ventuno atenei hanno stipulato convenzioni in tutto il mondo per permettere, non solo la possibilità di una  formazione post-laurea, ma di lavorare anche all’estero. Tali università partecipano ai programmi AlmaLaurea e al Progetto Stella (statistica in tema di laureati e lavoro), ma non tutti rendono noti i dati occupazionali e solo un terzo del campione pilota realizza attività autonome di approfondimento sugli esiti occupazionali.

Scopo del Censis sarà quello di verificare se le operazioni di congiuntura fra i laureati e le aziende sono funzionali e nel caso positivo quali risultati producono. La volontà è di rendere il tutto il più trasparente possibile.

Secondo le ultime statistiche, la formula più adottata dalle aziende è lo stage. Difatti, l’85% degli atenei italiani rivela che le aziende scelgono lo stage a sfavore del contrattoa tempo indeterminato, ormai sempre più utopico.

Tra i saperi più apprezzati invece: l’economico (76 percento), l’ingegneristico (62 percento) e in coda il linguistico (14,3 percento). Sul podio, invece, i tre profili più richiesti sono: il programmatore (47,6 percento), il responsabile marketing (33,3 percento) e l’ingegnere (28,6 percento).

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