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11 aprile 2012

Indagine Shock sulla Desertificazione

Il binomio aridità-povertà è un dato di fatto, una realtà supportata da numerose indagini empiriche, una ferita aperta che continua imperterrita a lacerare il pianeta Terra. Non a caso, i Paesi del Terzo Mondo sono quasi tutti situati a ridosso dell’equatore; dove il caldo uccide e la pioggia è solo un miraggio. Dove il deserto, con il suo caldo e con i suoi venti, fa da sfondo ad un retaggio culturale oramai sepolto sotto un cumulo di granelli di sabbia.

D’altronde, la civiltà ed il progresso non sono generati dal caso, ma necessitano di specifiche risorse ambientali. Dove scarseggiano acqua, cibo e terra coltivabile non può esservi vita degna. Ciò conferma la teoria secondo cui lo sviluppo delle civiltà sia conseguenza logicamente prevedibile di habitat confortevoli e funzionali. Pertanto, la povertà dei popoli del terzo mondo può e deve essere addebitata anche ad un clima profondamente arido.

Intanto, l’espansione globale dei deserti continua ad essere una minaccia per l’umanità. Si stima che circa un quarto della superficie terrestre sia totalmente ricoperto dalla sabbia e che più di un miliardo d’abitanti di ben 110 nazioni sia a rischio sopravvivenza. Le zone situate in prossimità delle cinque aree desertiche mondiali, rischiano più delle altre di essere ricoperte dalla coltre selvaggia dell’inferno sabbioso. Si tratta delle lande contigue al deserto del Messico Nord-Occidentale, al deserto di Atacama, del Sahara, dell’Iran e dell’ex Unione Sovietica, d’India, Sud-Africa ed Australia. Circa il 21% della popolazione mondiale risiede in territori molto aridi. Secondo le stime rese note dall’Onu, il degrado ambientale ha generato 816 milioni di affamati, 860 milioni di analfabeti, 1 miliardo e 200 milioni di persone in povertà estrema e 2 miliardi e 500 milioni di persone prive di acqua e delle basilari condizioni igieniche.

Come si formano i deserti?

Nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi. La scienza è solita discernere tra due cause principali: naturali ed antropiche.

Le prime affondano le radici nell’ipotesi che pone in relazione mutamenti climatici ed oscillazioni di lungo periodo dei venti occidentali fra i 40° e i 70° di latitudine. Le variazioni di velocità delle correnti a getto, sono tali da determinare uno scenario del tutto insolito: le temperature del nord sono inversamente proporzionali all’aumento della desertificazione. Cioè, come diversi studiosi hanno ampiamente dimostrato, se a Nord la temperatura si abbassa, il deserto del Sahara tende a crescere, e viceversa se la temperatura del settentrione terrestre sale, le regioni del Sahara sono edulcorate da stagioni più miti.

Tra le cause antropiche, invece, si annoverano l’agricoltura sregolata, il disboscamento e l’irrigazione delle zone aride. Ai deleteri comportamenti dell’uomo va aggiunto anche il riscaldamento globale, che con la sua mole distruttiva rischia di inasprire il già rovente fenomeno della desertificazione. E’ inopinabile, infatti, che questo potente veleno terrestre sia in grado di indebolire i giacimenti e le funzionalità idriche del nostro pianeta. In realtà, il riscaldamento globale, seppur d’origine umana, per certi versi rappresenta la goccia idonea a far traboccare l’ormai pieno vaso delle sciagure ambientali.

Di questo passo, che ne sarà del Pianeta Terra?

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