• Google+
  • Commenta
23 aprile 2012

Intervista ad Alessio Bertoli: un artista che insegna e consiglia

Alessio Bertoli
Alessio Bertoli

Alessio Bertoli

Esclusiva intervista ad Alessio Bertoli: ecco chi è l’attore piemontese costantemente impegnato in spettacoli e rassegne teatrali.

Da tempo immemore una quantità impressionante di ragazzi e studenti sogna di calcare il palcoscenico, di recitare in un film e di raggiungere fama e fortuna, ma in molti non sanno da dove cominciare per realizzare i propri sogni di successo.

Ultimamente, infatti, sono stati pubblicati diversi articoli e servizi televisivi sulle difficoltà che aspiranti attori e attrici devono quotidianamente affrontare per tentare di avvicinarsi anche solo di un passo al mondo delle celebrità o semplicemente al lavoro vero e proprio: fra casting, “porte in faccia” e proposte indecenti, la vita non è certamente facile.

Ho deciso quindi di intervistare Alessio Bertoli, noto attore piemontese costantemente impegnato in spettacoli e rassegne teatrali, che è riuscito a trasformare una passione in lavoro, per chiedergli consigli e suggerimenti da parte di tutti i lettori di Controcampus che vorrebbero seguire le sue orme.

Tra i progetti più importanti di Alessio Bertoli, si ricordano la partecipazione a “Carosello 2, il fim”, la conduzione del programma radiofonico “Il labirinto” su “Antenna Padana” e di una rassegna settimanale di cinema presso l’emittente televisiva regionale “Telesubalpina”. Da sempre è impegnato soprattutto in ambito teatrale, tanto che sarebbe impossibile elencare tutti i suoi spettacoli. Uno, tra quelli che gli stanno più a cuore, è “Il fruscio delle paure”, realizzato in collaborazione con la Dott.sa Chiara Bergonzini, psicologa e psicoterapeuta: dopo aver compiuto una vera e propria indagine riguardo ai timori e alle angosce dei giovani d’oggi (distribuendo dei questionari anonimi agli studenti di diversi istituti astigiani) è stato messo in scena uno spettacolo grazie al quale i ragazzi hanno avuto modo di esorcizzare le proprie paure vedendole rappresentate sul palcoscenico.

E’ una figura sicuramente di rilievo nell’ambiente teatrale piemontese ed è uno dei pochi disposti a condividere la propria esperienza con chiunque sia interessato, a partire soprattutto dalle scuole della sua città natale, dove tiene laboratori di recitazione e improvvisazione per gli studenti.

Chi è Alessio Bertoli: attore piemontese impegnato in spettacoli e rassegne teatrali

Alessio Bertoli, come ti definiresti? So che sei molto conosciuto nel tuo settore e che non ti occupi mai solo del personaggio che interpreti. Sbaglio?

No, non sbagli: Alessio Bertoli non sono solo un attore. Spesso mi occupo della regia e dell’adattamento dei copioni, senza contare tanti altri piccoli compiti. Mi piace definirmi un artista: un artista è un creatore di storie, personaggi e immagini e penso che il mio mestiere si riduca, alla fine, principalmente a questo.

Per diventare così conosciuto e competente in ambito teatrale, che tipo di formazione hai avuto? Esistono tantissimi tipi diversi di corsi e di scuole di recitazione, ma per trovare lavoro è davvero necessario spendere tutti quei soldi per la quota d’iscrizione?

In realtà, ai miei tempi questo tipo di scuole non era così in auge come ora. Adesso, invece, sembra che ci sia stato un vero e proprio boom di domande d’iscrizione. Penso che offrano un tipo di formazione decisamente competente, anche se io ce l’ho fatta lo stesso senza averne mai frequentata una. – continua Alessio Bertoli – C’è da dire, però, che questi istituti sono spesso eccessivamente selettivi e che i pochi posti disponibili per i nuovi iscritti vengono subito occupati dai soliti raccomandati. Non credo sia poi così indispensabile frequentarle: esistono tanti modi di raggiungere un livello di formazione sufficiente.

Per quanto riguarda il percorso di studi do Alessio Bertoli? Hai sempre saputo di voler fare dello spettacolo un mestiere? A molti ragazzi confusi piacerebbe sapere di avere ancora tempo e possibilità per decidere.

In effetti ho sempre saputo di avere una qualche specie di talento: ero il tipico ragazzo esuberante, leader del proprio gruppetto di amici, sempre al centro dell’attenzione. Non ho, però, pensato seriamente di impegnarmi nella recitazione prima della fine del liceo, momento in cui comunque, anche io, ero molto confuso. Studiai al Liceo Scientifico “Dal Pozzo” di Vercelli, poi mi iscrissi incredibilmente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pavia (persino in questo rimasi influenzato dalle mie passioni: stavano infatti spopolando i primi telefilm sui medici, che offrivano un’immagine del medico tipo veramente affascinante e che ammiravo.) Rimasi, però, deluso dal tipo di ambiente: non faceva proprio per me.  – continua Alessio Bertoli – “Feci un primo provino al Piccolo Teatro di Milano e venni preso, ma i miei genitori non erano d’accordo. Comprensibilmente, volevano che completassi gli studi. Eppure la mia passione non era una novità: al tempo avevo già recitato in un cortometraggio, in un film e conducevo anche un programma radiofonico! Per aggirare l’ostacolo, comunque, mi iscrissi allIstituto Europeo di Design a Milano. Una volta laureato, aprii due società (una di marketing diretto e una di pubblicità). Tornato ad Asti, mia città natale, incontrai Mario Nosengo (che aveva invece studiato al Teatro Nuovo di Torino) e decidemmo di mettere su uno spettacolo. Da lì in poi, ho capito di dover seguire la mia indole e i miei sogni.

Molti credono che un attore teatrale non possa avere una famiglia, una stabilità economica e una fissa dimora a causa dell’imprevedibilità del proprio lavoro. Cosa ne pensa Alessio Bertoli?

Non è assolutamente vero. La vita dell’attore è una vita indiscutibilmente difficile, anche perché dopo uno spettacolo o una rassegna, sempre a contatto con persone nuove e ambienti nuovi, una volta tornati a casa si ricerca la solitudine: questo potrebbe causare problemi in famiglia, ma quale mestiere non rischia di portare alle stesse conseguenze, se affrontato con dedizione?
Il demone della televisione spesso illude: niente di questo lavoro è come appare nei programmi di gossip e nei telefilm.

E’ un lavoro che prevede molti sacrifici: non è una scelta “comoda”. Credo, infatti, che sia il prezzo da pagare per avere la fortuna di lavorare nell’ambito delle proprie passioni e hobbies.

A causa degli odierni tempi di crisi hai notato qualche cambiamento nel settore? C’è effettivamente meno lavoro?

Sicuramente. Nei momenti di crisi si fa immediatamente a meno di quello che viene considerato inutile. Il teatro non serve a nessuno. Io, però, non sono assolutamente d’accordo: da sempre le manifestazioni, l’enogastronomia e gli spettacoli teatrali portano turismo e, quindi, denaro alla città di Asti (e non solo). Perché tagliare i fondi alla cultura, allora? Non ha assolutamente senso. Penso, comunque, che sia nei momenti di crisi che debba venir fuori la creatività e lo spirito d’iniziativa del singolo.

Per i teatranti, ad ogni modo, c’è la possibilità di partecipare a uno spettacolo in diversi modi: si pensi solo a tutto il personale “dietro le quinte”. Una volta inseriti nel settore, è difficile non trovare qualcosa da fare ed “essere lasciati a casa”: si può recitare, scrivere il copione, pensare alla scenografia, aiutare i tecnici con luci e musiche, ideare la locandina e tanto altro. Dietro a uno spettacolo si cela una grande quantità di persone e mansioni diverse e non credo esistano “piccole parti”.

Oltre ai tanti progetti nei quali sei attualmente impegnato, so che insegni improvvisazione e recitazione in diverse scuole. Molti tuoi colleghi pensano che “chi non sa fare, insegna”. Cosa gli risponde Alessio Bertoli?

Ovviamente penso che sia un’idiozia. La cattedra è solo un banco più grande attraverso il quale si può sempre imparare. Da nove anni, ormai, insegno recitazione alla Scuola Media Statale “L. C. Goltieri”. Tengo anche un laboratorio teatrale in lingua inglese presso il Liceo Classico “V. Alfieri” di Asti e un altro laboratorio per l’ Istituto Professionale “Quintino Sella”. Ho anche aperto una scuola di recitazione “Teatral…mente”, e non potrei sentirmi più appagato da quest’attività.

Con i ragazzi di questi laboratori, ho partecipato a rassegne importanti, anche su scala nazionale, in occasione delle quali abbiamo vinto diversi premi. Sto anche tentando, così, di formare il pubblico di domani, che vada a teatro per divertirsi e che ne capisca l’importanza.

Cosa consiglieresti a un ragazzo che vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

Per chiunque voglia fare quello che faccio io, è assolutamente indispensabile avere una buona istruzione alle proprie spalle (perché la scuola è anche e soprattutto maestra di vita), ma, di questi tempi, non bisogna avere paura di viaggiare e lo consiglierei vivamente. Io sono stato a Torino, poi a Milano e a Pavia e questi sono solo alcuni dei luoghi che ho visitato da giovane seguendo un progetto. Un’esperienza lontani da casa è necessaria per raggiungere un certo grado di indipendenza e per formare il proprio carattere. – dice Alessio Bertoli – “Alla fine, che si trovi o meno lavoro, tutto dipende dal talento e dalle capacità del singolo, soprattutto in ambiente teatrale, parente povero del cinema. Il teatro è un ottimo modo per cominciare e fare esperienza, prima (se si vuole) di avvicinarsi alla televisione o al cinema.  – continua Alessio Bertoli – “Un altro consiglio spassionato, è di rimanere umili. Non sopporto gli attori pieni di sé, che vivono nell’ autocelebrazione. Io ho sempre tentato di stare coi piedi per terra aiutando i tecnici, posizionando le scenografie, arrivando in teatro ore e ore prima del resto del cast per dare una mano coi preparativi per lo spettacolo, a differenza di molti miei colleghi “più celebri” e credo di essere riuscito nel mio intento.

Per concludere, nulla è impossibile: dipende esclusivamente da voi. Più difficoltà incontrerete, più grandi diventerete una volta superati gli ostacoli con impegno e determinazione. Le porte in faccia son un “must” del mestiere. L’importante è non scoraggiarsi se si ha talento e questo non solo in teatro, ma nella vita.”- Conclude Alessio Bertoli –

Google+
© Riproduzione Riservata