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Intervista ad Alessio Bertoli: un artista che insegna e consiglia

Redazione Controcampus 23 Aprile 2012
R. C.
19/09/2021

Esclusiva intervista ad Alessio Bertoli: ecco chi è l'attore piemontese costantemente impegnato in spettacoli e rassegne teatrali.



Da tempo immemore una quantità impressionante di ragazzi e studenti sogna di calcare il palcoscenico, di recitare in un film e di raggiungere fama e fortuna, ma in molti non sanno da dove cominciare per realizzare i propri sogni di successo.

Ultimamente, infatti, sono stati pubblicati diversi articoli e servizi televisivi sulle difficoltà che aspiranti attori e attrici devono quotidianamente affrontare per tentare di avvicinarsi anche solo di un passo al mondo delle celebrità o semplicemente al lavoro vero e proprio: fra casting, “porte in faccia” e proposte indecenti, la vita non è certamente facile.

Ho deciso quindi di intervistare Alessio Bertoli, noto attore piemontese costantemente impegnato in spettacoli e rassegne teatrali, che è riuscito a trasformare una passione in lavoro, per chiedergli consigli e suggerimenti da parte di tutti i lettori di Controcampus che vorrebbero seguire le sue orme.

Tra i progetti più importanti di Alessio Bertoli, si ricordano la partecipazione a “Carosello 2, il fim”, la conduzione del programma radiofonico “Il labirinto” su “Antenna Padana” e di una rassegna settimanale di cinema presso l’emittente televisiva regionale “Telesubalpina”. Da sempre è impegnato soprattutto in ambito teatrale, tanto che sarebbe impossibile elencare tutti i suoi spettacoli. Uno, tra quelli che gli stanno più a cuore, è “Il fruscio delle paure”, realizzato in collaborazione con la Dott.sa Chiara Bergonzini, psicologa e psicoterapeuta: dopo aver compiuto una vera e propria indagine riguardo ai timori e alle angosce dei giovani d’oggi (distribuendo dei questionari anonimi agli studenti di diversi istituti astigiani) è stato messo in scena uno spettacolo grazie al quale i ragazzi hanno avuto modo di esorcizzare le proprie paure vedendole rappresentate sul palcoscenico.

E’ una figura sicuramente di rilievo nell’ambiente teatrale piemontese ed è uno dei pochi disposti a condividere la propria esperienza con chiunque sia interessato, a partire soprattutto dalle scuole della sua città natale, dove tiene laboratori di recitazione e improvvisazione per gli studenti.

Chi è Alessio Bertoli: attore piemontese impegnato in spettacoli e rassegne teatrali

Alessio Bertoli, come ti definiresti? So che sei molto conosciuto nel tuo settore e che non ti occupi mai solo del personaggio che interpreti. Sbaglio?

No, non sbagli: Alessio Bertoli non sono solo un attore. Spesso mi occupo della regia e dell’adattamento dei copioni, senza contare tanti altri piccoli compiti. Mi piace definirmi un artista: un artista è un creatore di storie, personaggi e immagini e penso che il mio mestiere si riduca, alla fine, principalmente a questo.

Per diventare così conosciuto e competente in ambito teatrale, che tipo di formazione hai avuto? Esistono tantissimi tipi diversi di corsi e di scuole di recitazione, ma per trovare lavoro è davvero necessario spendere tutti quei soldi per la quota d’iscrizione?

In realtà, ai miei tempi questo tipo di scuole non era così in auge come ora. Adesso, invece, sembra che ci sia stato un vero e proprio boom di domande d’iscrizione. Penso che offrano un tipo di formazione decisamente competente, anche se io ce l’ho fatta lo stesso senza averne mai frequentata una. – continua Alessio Bertoli – C’è da dire, però, che questi istituti sono spesso eccessivamente selettivi e che i pochi posti disponibili per i nuovi iscritti vengono subito occupati dai soliti raccomandati. Non credo sia poi così indispensabile frequentarle: esistono tanti modi di raggiungere un livello di formazione sufficiente.

Per quanto riguarda il percorso di studi do Alessio Bertoli? Hai sempre saputo di voler fare dello spettacolo un mestiere? A molti ragazzi confusi piacerebbe sapere di avere ancora tempo e possibilità per decidere.

In effetti ho sempre saputo di avere una qualche specie di talento: ero il tipico ragazzo esuberante, leader del proprio gruppetto di amici, sempre al centro dell’attenzione. Non ho, però, pensato seriamente di impegnarmi nella recitazione prima della fine del liceo, momento in cui comunque, anche io, ero molto confuso. Studiai al Liceo Scientifico “Dal Pozzo” di Vercelli, poi mi iscrissi incredibilmente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pavia (persino in questo rimasi influenzato dalle mie passioni: stavano infatti spopolando i primi telefilm sui medici, che offrivano un’immagine del medico tipo veramente affascinante e che ammiravo.) Rimasi, però, deluso dal tipo di ambiente: non faceva proprio per me.  – continua Alessio Bertoli – “Feci un primo provino al Piccolo Teatro di Milano e venni preso, ma i miei genitori non erano d’accordo. Comprensibilmente, volevano che completassi gli studi. Eppure la mia passione non era una novità: al tempo avevo già recitato in un cortometraggio, in un film e conducevo anche un programma radiofonico! Per aggirare l’ostacolo, comunque, mi iscrissi allIstituto Europeo di Design a Milano. Una volta laureato, aprii due società (una di marketing diretto e una di pubblicità). Tornato ad Asti, mia città natale, incontrai Mario Nosengo (che aveva invece studiato al Teatro Nuovo di Torino) e decidemmo di mettere su uno spettacolo. Da lì in poi, ho capito di dover seguire la mia indole e i miei sogni.

Molti credono che un attore teatrale non possa avere una famiglia, una stabilità economica e una fissa dimora a causa dell’imprevedibilità del proprio lavoro. Cosa ne pensa Alessio Bertoli?

Non è assolutamente vero. La vita dell’attore è una vita indiscutibilmente difficile, anche perché dopo uno spettacolo o una rassegna, sempre a contatto con persone nuove e ambienti nuovi, una volta tornati a casa si ricerca la solitudine: questo potrebbe causare problemi in famiglia, ma quale mestiere non rischia di portare alle stesse conseguenze, se affrontato con dedizione?
Il demone della televisione spesso illude: niente di questo lavoro è come appare nei programmi di gossip e nei telefilm.

E’ un lavoro che prevede molti sacrifici: non è una scelta “comoda”. Credo, infatti, che sia il prezzo da pagare per avere la fortuna di lavorare nell’ambito delle proprie passioni e hobbies.

A causa degli odierni tempi di crisi hai notato qualche cambiamento nel settore? C’è effettivamente meno lavoro?

Sicuramente. Nei momenti di crisi si fa immediatamente a meno di quello che viene considerato inutile. Il teatro non serve a nessuno. Io, però, non sono assolutamente d’accordo: da sempre le manifestazioni, l’enogastronomia e gli spettacoli teatrali portano turismo e, quindi, denaro alla città di Asti (e non solo). Perché tagliare i fondi alla cultura, allora? Non ha assolutamente senso. Penso, comunque, che sia nei momenti di crisi che debba venir fuori la creatività e lo spirito d’iniziativa del singolo.

Per i teatranti, ad ogni modo, c’è la possibilità di partecipare a uno spettacolo in diversi modi: si pensi solo a tutto il personale “dietro le quinte”. Una volta inseriti nel settore, è difficile non trovare qualcosa da fare ed “essere lasciati a casa”: si può recitare, scrivere il copione, pensare alla scenografia, aiutare i tecnici con luci e musiche, ideare la locandina e tanto altro. Dietro a uno spettacolo si cela una grande quantità di persone e mansioni diverse e non credo esistano “piccole parti”.

Oltre ai tanti progetti nei quali sei attualmente impegnato, so che insegni improvvisazione e recitazione in diverse scuole. Molti tuoi colleghi pensano che “chi non sa fare, insegna”. Cosa gli risponde Alessio Bertoli?

Ovviamente penso che sia un’idiozia. La cattedra è solo un banco più grande attraverso il quale si può sempre imparare. Da nove anni, ormai, insegno recitazione alla Scuola Media Statale “L. C. Goltieri”. Tengo anche un laboratorio teatrale in lingua inglese presso il Liceo Classico “V. Alfieri” di Asti e un altro laboratorio per l’ Istituto Professionale “Quintino Sella”. Ho anche aperto una scuola di recitazione “Teatral…mente”, e non potrei sentirmi più appagato da quest’attività.

Con i ragazzi di questi laboratori, ho partecipato a rassegne importanti, anche su scala nazionale, in occasione delle quali abbiamo vinto diversi premi. Sto anche tentando, così, di formare il pubblico di domani, che vada a teatro per divertirsi e che ne capisca l’importanza.

Cosa consiglieresti a un ragazzo che vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

Per chiunque voglia fare quello che faccio io, è assolutamente indispensabile avere una buona istruzione alle proprie spalle (perché la scuola è anche e soprattutto maestra di vita), ma, di questi tempi, non bisogna avere paura di viaggiare e lo consiglierei vivamente. Io sono stato a Torino, poi a Milano e a Pavia e questi sono solo alcuni dei luoghi che ho visitato da giovane seguendo un progetto. Un’esperienza lontani da casa è necessaria per raggiungere un certo grado di indipendenza e per formare il proprio carattere. – dice Alessio Bertoli – “Alla fine, che si trovi o meno lavoro, tutto dipende dal talento e dalle capacità del singolo, soprattutto in ambiente teatrale, parente povero del cinema. Il teatro è un ottimo modo per cominciare e fare esperienza, prima (se si vuole) di avvicinarsi alla televisione o al cinema.  – continua Alessio Bertoli – “Un altro consiglio spassionato, è di rimanere umili. Non sopporto gli attori pieni di sé, che vivono nell’ autocelebrazione. Io ho sempre tentato di stare coi piedi per terra aiutando i tecnici, posizionando le scenografie, arrivando in teatro ore e ore prima del resto del cast per dare una mano coi preparativi per lo spettacolo, a differenza di molti miei colleghi “più celebri” e credo di essere riuscito nel mio intento.

Per concludere, nulla è impossibile: dipende esclusivamente da voi. Più difficoltà incontrerete, più grandi diventerete una volta superati gli ostacoli con impegno e determinazione. Le porte in faccia son un “must” del mestiere. L’importante è non scoraggiarsi se si ha talento e questo non solo in teatro, ma nella vita.”- Conclude Alessio Bertoli –

© Riproduzione Riservata
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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto