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15 aprile 2012

Lettori italiani: addio ai classici! Tutti pazzi per il catalogo IKEA!

Lettori italiani
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Lo dice anche il vecchio adagio: italiani “popolo di santi,  poeti e navigatori”, dei lettori italiani insomma, nessuna traccia. Tabula rasa.

Dopotutto le statistiche parlano chiaro: gli italiani leggono poco e scrivono ancora meno.

Una media da sorci verdi: solo 3 libri l’anno, per un calo complessivo delle vendite del 21%.

Chi l’avrebbe mai detto che non abbiamo lettori italiani. Davvero un triste destino per quella che fu la culla della cultura occidentale e non solo!

Pittura, scultura e arte in generale. Tutta roba da naftalina! Buona giusto per atteggiarsi un po’ agli occhi del mondo, riempire musei e ristoranti  e, magari, sentirsi meno mediocri di quello che siamo diventati.

La verità è che i lettori italiani si buttano via. Chi più consapevolmente, chi meno. Soprattutto si buttano via i giovani (molti, ma, per fortuna, non tutti. Segno, evidentemente, che, nonostante l’imbrutimento generale, un qualche Dio c’è, anche se non scoppia di salute).

Morale sui lettori italiani? Una crisi culturale senza eguali. Meno Dante, Pirandello, Gadda, Moravia, Leopardi e più Moccia, Volo, Gf, Amici, Prove del cuoco, Uomini e donne, Isole dei coglioni, Endemol, Twitter, Skype, Facebook, Poker Room, telefonini, ipad e (ciliegina sulla torta) il calcio!

Meno Leonardo, Michelangelo, Raffaello, meno De Andrè, Gaber, Battisti e più Pitbull, Rihanne, David Guetta, Fabrizi Corana, Mare Venier, Coste Crociere, con tanto di primo, secondo, terzo e Quarto Grado.

Più cronaca, insomma, meglio se nera e “paiettata” di trans, gossip e salottini da bar. Che tanto fa sempre colore.

Più Parolisi, più Zii Michele, più morti da  masticare a tavola davanti al tg. Più calendari, più contest, più foto idiote che la gente vota e fa votare. Più “fumo” a buon mercato e meno intelligenza nelle teste del Bel Paese.

Così non ci resta che attaccarci alla gonnella dei vari Benigni,  Fo, Albertazzi ecc ecc, ultimi numi tutelari di una cultura crepuscolare, per non dire agonizzante, che puzza di teca. Una natura morta, buona per tutte le stagioni.

Uno strano paese il nostro. Coi talenti più cristallini che prendono il largo mentre i mediocri affondano radici sempre più spesse ovunque il cervello abbia alzato bandiera bianca.

Ma quand’è che proprio ti girano? Ad esempio ti girano quando t’accorgi che in cima alle classiche di gradimento (ovviamente parliamo delle “letture preferite dagli Italiani”), non ci sono le rime di Dante e di Petrarca né le prose del Boccaccio o l’introspezione di Svevo o la folgorante poetica del Pascoli, ma lui: il catalogo IKEA!

Coi sui bei 400 milioni di lettori nel mondo. Solo nel 2012, in Italia, ne sono stati stampati  16 milioni.

Infilato sotto la porta di casa, spulciabile online, esposto in edicola, disponibile anche su iPhone, iPad, Android…non c’è italiano che abbia saputo resistere al travolgente appeal di questo autentico “magic box”, fatto di colori, offerte speciali, prezzi stracciati e novità irrinunciabili.

Un segno dei tempi, non c’è dubbio. Come non c’è dubbio che non spetta certo al sottoscritto salmodiare sul pattume che ci circonda. In fondo, parliamoci chiaro, ce lo siamo cercati. Rien ne va plus? Forse non è detta l’ultima parola. I nazisti bruciavano i libri. Noi li lasciamo marcire nell’oblio. La storia è maestra, perciò sbrighiamoci.

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