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6 aprile 2012

Melanoma: l’abbronzatura artificiale aumenta il rischio?

Da sempre le lampade abbronzanti, nell’opinione pubblica, non sono considerate come un trattamento estetico salutare, la conferma di ciò viene da uno studio firmato dagli esperti del Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti. Tra il 1970 e il 2009 l’incidenza del melanoma è aumentata di quattro volte tra gli uomini, di otto volte tra le donne. Gli studiosi del Mayo Clinic, attraverso degli studi statistici, hanno ipotizzato una relazione di tal aumento con l’utilizzo delle lampade abbronzanti.

I ricercatori americani hanno analizzato le statistiche dei pazienti di età compresa tra i 18 e i 39 anni, a cui è stato diagnosticato per un melanoma. I risultati dell’indagine hanno rivelato una statistica anomala: nel corso di una vita, il rischio di melanoma è maggiore tra gli uomini rispetto che tra le donne, la situazione invece si ribalta nella fascia dei giovani adulti, al di sotto dei quaranta anni, e degli adolescenti. Gli studiosi del Mayo Clinic hanno tentato di capire a cosa fosse dovuto tale ribaltamento delle statistiche.

Lo staff di ricercatori, diretto dal dottor Jerry Brewer, dermatologo presso la clinica, si è basato sullo studio di un gruppo di persone di una contea del Minnesota, seguita per diversi decenni. I risultati, apparsi sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, nel numero di aprile, vengono così commentati dallo stesso dottor Brewer: «Ci aspettavamo un aumento significativo, in quanto altri studi lo hanno mostrato in precedenza, ma abbiamo trovato un impatto ancora maggiore rispetto, ad esempio, alle statistiche del US National Institute of Cancer (NCI), in particolare nei pazienti in gli anni Venti e Trenta».

L’aumento dei casi di melanoma della pelle nei giovani adulti può essere spiegata con un maggiore utilizzo di lampade abbronzanti, soprattutto tra le donne. Precisa Brewer: «Le persone che ricorrono spesso alla lampada abbronzante corrono un rischio del 74% più alto di sviluppare un melanoma e sappiamo che le donne giovani si affidano ai centri abbronzatura più spesso degli uomini». Il melanoma rimane ancora oggi il tumore della pelle con più alto tasso di mortalità, anche se negli ultimi anni questo tasso si è notevolmente abbassato grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce.

Il dottor Brewer osserva che «le persone oggi sono più consapevoli della loro pelle e della necessità di consultare un dermatologo quando vedono cambiamenti. Tanti nuovi casi di cancro della pelle possono essere rilevati prima che si diffondano, quando diventano più difficili da trattare». Ciò non toglie però che accanto alla prevenzione sia necessaria una campagna di sensibilizzazione nei confronti dell’utilizzo eccessivo delle lampade abbronzanti.

Le comuni lampade utilizzate nei centri estetici sono dei apparecchi che si servono dei raggi ultravioletti, in particolare UVA, per irradiare il corpo e produrre l’abbronzatura, stimolando la produzione di melanina. Queste lampade vengono spesso utilizzate a scopi terapeutici, per esempio nella cura della psoriasi, della vitiligine e altre forme di dermatosi, ma il loro utilizzo principale è di tipo estetico, per assicurarsi la tintarella estiva tutto l’anno.

Le tanto declamate macchine che producono radiazioni UVA nascono, per la cura di alcune malattie, in America negli anni settanta ad opera di un fotobiologo, Friedrich Wolff. Da allora è scoppiato il boom dell’abbronzatura artificiale, dovuto soprattutto al fatto che le radiazioni UVA venivano proposte come sicure e non dannose per la pelle. Ancora oggi, evidenze scientifiche, statistiche sul numero dei melanomi, e persino interrogazioni parlamentari per proibirne l’uso, non impediscono ad un milione di americani di visitare giornalmente i centri solarium. In difesa delle lampade abbronzanti si sono però schierati in America un gruppo di dermatologi che sostengono che l’abbronzatura artificiale può essere benefica per soggetti dalla pelle chiara, permettendo di evitare scottature da esposizione al sole per le pelli preventivamente trattate con l’abbronzatura artificiale.

Il nodo problematico rimane comunque: non esiste abbronzatura senza rischi. Anche l’abbronzatura naturale presenta i suoi contro, soprattutto dovute all’inquinamento atmosferico e all’assottigliamento dello strato di ozono che scherma le radiazioni nocive. In compenso la tintarella naturale stimola la produzione della vitamina D3, essenziale per la salute della pelle e dell’intero organismo.

Di recente un altro studio, condotto dai ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas (Usa), dimostrava che l’esposizione ai raggi UVA fin dai primi anni di vita non causerebbe il melanoma, o almeno non ne sarebbe la causa principale. Lo studio però stato condotto su una specie particolare di pesce, lo Xiphophorus maculatus, che sviluppa spontaneamente il melanoma nel 15-20% dei casi senza un’esposizione ai raggi UV. I risultati della sperimentazione hanno dimostrato che la percentuale di sviluppo del melanoma non variava di molto tra il gruppo di pesci esposti a raggi UVA e quelli non esposti. I ricercatori hanno precisato che ciò «non vuol dire che gli UVA siano innocui. Soltanto che non è pericoloso come si pensava prima».

Due ricerche, quelle citate, che mostrano due facce della stessa medaglia e lasciano dubbi sugli effetti dell’abbronzatura, naturale o artificiale, sulla salute della nostra pelle. Che fare allora? Abbronzarci senza tenere conto dei rischi o rinunciare alla tintarella in nome della nostra salute. Gli antichi sostenevano che «in medio stat virtus» e seguire questa filosofia anche riguardo l’abbronzatura potrebbe portarci al giusto equilibrio tra salute e piacere estetico.

Da sempre la prevenzione è al centro dell’attenzione dei dermatologi, i quali consigliano di attenersi a semplici regole che possono diminuire di molto il rischio di melanoma. La tintarella artificiale anche in inverno può essere salutare: se usata con molta moderazione e poche volte all’anno, l’esposizione ai raggi ultravioletti infatti stimola la produzione di vitamina D3. In estate poi nessuno potrebbe rinunciare a sdraiarsi in spiaggia a prendere il sole, per questo è importante usare delle apposite creme solari con filtro UVA, soprattutto nei bambini e nei giovani.

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