Perché tifare per i Camici Bianchi, ce lo spiega una Specializzanda in Chirurgia

Redazione Controcampus 18 Aprile 2012

Sull'autobus, in mezzo al labirintico traffico urbano dell’ora di punta mattutina, l’annuncio di deviazioni ha lanciato nel panico i passeggeri.

Ritardi garantiti e tutto per le solite manifestazioni! Errore, questo non era un Movimento qualunque: mentre l’autobus di linea variava la normale direzione, si lasciava alle spalle un centinaio di giovani che, passo lento ma deciso, pacificamente, sfilavano con slogan eloquenti: “Assumi uno specializzando, ti costa solo 5 euro all’ora”; “Questo non è un Paese per giovani”.

Dottori, dottoresse, corsisti, professoresse, primari, specializzandi, tirocinanti, strutturati: fautori e fautrici della sanità pubblica bolognese, tutti in strada, in corteo, dalla periferica zona del Policlinico Sant’Orsola, passando sotto le Due Torri, fino Piazza Maggiore. In tutto erano circa 800, contando i colleghi degli altri ospedali: Rizzoli, Bellaria e Maggiore.

Una protesta annunciata, non solo a Bologna: in simultanea, nelle piazze di Ferrara, Parma, Torino, Milano, Firenze, PerugiaRoma, Cagliari e in molte altre città italiane, i giovani studenti di medicina e gli altri operatori sanitari si sono uniti per protestare contro il c.d. Cresci-Italia: nello specifico, contro la norma introdotta (al Senato e passata al vaglio della Camera) nel decreto di semplificazione fiscale, in base alla quale verrebbe disposta la tassazione Irpef sulle borse di studio con reddito annuo superiore a 11.500 euro, includendo anche i corsi di dottorato, di ricerca, di perfezionamento e di specializzazione, i contratti di formazione medica specialistica e gli assegni di studio erogati dalle regioni, tutti importi che sono esentati a norma della legge 476 del 1984.

Allora ho pensato ad una delle mie più care amiche. Conobbi Alessandra La Manna durante i pre-corsi di medicina, ormai più di un lustro fa, in quel pericoloso, breve ed eterno, tempo di confine tra la fine della maturità e l’acquisizione dello status di matricola. Abbiamo la stessa età, ma da lei ho imparato: mi ha insegnato cosa significa avere una “vocazione” e seguirla. Mentre io mi sentivo persa e fuori strada, piena di incertezze sul mio futuro, lei, un giorno, mi guardò negli occhi e disse “io so che sarò un medico, non importa se non passerò i test, perché ci riproverò finché non riuscirò ad entrare, io voglio diventare un medico, questa è la mia vita”.

Grazie alla misura, così chiara, del suo desiderio, capii che mi trovavo nel posto sbagliato, e lei non dovette ritentare la fortuna, perché non solo fu ammessa, ma oggi è specializzanda in chirurgia.

A lei mi sono rivolta per cercare di capire un po’ meglio cosa sta succedendo nel mondo dei medici in rivolta. Ecco la nostra conversazione.

Ci racconti come è iniziata la tua storia accademica?

A metà del quarto anno di liceo scientifico ho deciso di fare il medico. Nessun medico nel mio albero genealogico, da piccola volevo fare l’architetto. Penso che sia stata una decisione maturata nel tempo, mano a mano che a scuola scoprivo il corpo umano, l’anatomia, la biologia e mano a mano che prendevo realmente coscienza della malattia, con esperienze vissute nella mia famiglia. E poi ho sempre odiato avere anche un minimo dolorino e non conoscerne la ragione.

Come mai hai scelto la Facoltà di Medicina dell’Alma Mater di Bologna?

Per diversi motivi: in primo luogo la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UniBo è descritta come una delle migliori in Italia; poi perché avevo voglia di allontanarmi dalla mia regione di origine, voglia di ampliare i miei orizzonti e di essere indipendente in tutto fuorché nella parte economica ovviamente, voglia di farcela da sola.

Puoi raccontarci la tua avventura universitaria?

La mia esperienza in ambito universitario è stata molto positiva. Professori sempre presenti alle lezioni, sempre disponibili e pronti ad aiutarmi, programmi sempre chiari, date degli esami stabilite in largo anticipo e raramente cancellate. Non ho mai avuto problemi per la preparazione degli esami e non posso assolutamente lamentarmi dei risultati, non mi è stato regalato niente come è giusto che sia ma non mi è stato mai tolto niente ingiustamente. Ho un ottimo ricordo dei miei professori, tutti mi hanno trasmesso passione e amore per la medicina. Tutto questo per quanto riguarda la parte teorica del mio percorso formativo, per quel che concerne l’attività pratica invece la facoltà di Bologna mi ha un po’ deluso. Abbiamo studiato anatomia senza avere un riscontro pratico tranne qualche ora di laboratorio per fare un esempio. I tirocini si sono rivelati nella maggior parte dei casi inutili perdite di tempo, ho imparato a stare addossata alle pareti cercando di non intralciare il lavoro dei vari reparti. E quel poco che ho imparato lo devo non ai tutor assegnati di volta in volta (e pagati per farlo) ma agli specializzandi. E vorrei sottolineare che le tasse universitarie dell’Ateneo bolognese sono tra le più alte del nostro Paese.

E post laurea cosa succede?

Dopo la laurea tutti gli studenti di Medicina e Chirurgia perdono un anno della loro vita per tirocinio post-laurea ed Esame di Stato. Ingenuamente ho intrapreso il tirocinio post-laurea pensando che fosse importantissimo e utilissimo per l’imminente inizio della professione medica, pensavo che servisse per mettere alla prova le mie capacità, come una “prova generale” e invece? Niente di diverso dai tirocini frequentati nel corso dei miei studi. Sono arrivata alla conclusione che il tirocinio post-laurea e l’Esame di Stato abbiano come unico obiettivo il pagamento di altre tasse, circa 500 Euro! Il periodo che va dalla laurea fino all’Esame di Stato per me personalmente è stato molto difficile. Fino alla laurea la mia strada era sicura, avevo un obiettivo da raggiungere, un percorso stabilito. Dopo? Il primo problema nasceva dalla scelta della scuola di specializzazione: chirurgia generale.

Come definiresti il percorso che hai affrontato per realizzare il tuo desiderio di specializzarti in chirurgia?

Ho deciso di fare il chirurgo la prima volta che sono entrata in sala operatoria, spiegare il perchè non è facile, diciamo che sono rimasta affascinata, totalmente rapita, elettrizzata, emozionata. Mi sono chiesta: “ne ho le capacità?“. Ma ho pensato che ce l’avrei messa tutta per riuscirci. Non è stata una scelta facile perché conoscevo le difficoltà che un giovane medico può incontrare nel diventare chirurgo, difficoltà che sono triplicate se si parla di una donna. E devo dire con una punta di amarezza che poche persone, le più sognatrici forse, mi hanno sostenuta. Tutti gli altri non hanno fatto altro che scoraggiarmi perché “non è un lavoro per donne, soprattutto se vogliono una famiglia” che invece sono adatte a specializzarsi in pediatria, ginecologia, dermatologia, aprire uno studio medico, fare qualche ora di ambulatorio e poi tornare a casa dalla famiglia, dai figli, “per amore o per forza”.

Tutte queste pressioni “culturali” hanno inciso sulla tua determinazione?

C’è stato un momento di debolezza in cui avevo rinunciato ripiegando su un’altra scuola di specializzazione, poi per fortuna ho deciso di seguire il cuore e i sogni, ho cominciato a frequentare nel reparto di chirurgia e mi sono laureata con una tesi sulla chirurgia senologica. Il problema del post- laurea? L’incertezza, l’assoluta mancanza di sicurezza sul futuro. C’è un esame per entrare in scuola di specializzazione, una parte teorica composta da un test con domande a risposta multipla e una parte “pratica” che consiste in una domanda su un caso clinico a cui si risponde per iscritto. In più ogni candidato ha un punteggio che deriva da voto di laurea, pubblicazioni, esami e corsi a scelta. Ovviamente ogni scuola dispone di un numero limitato di posti. Ad esaminare i candidati è una commissione composta dal direttore della scuola di specializzazione e dai professori e primari che ne fanno parte. Quindi diciamo che l’appartenenza all’ateneo sede dell’esame e l’aver frequentato per più tempo possibile un reparto è un fattore in più che va considerato. Nonostante il mio curriculum fosse più che buono non sapevo se avrei superato l’esame a Bologna e, cosa fondamentale e più importante, non avevo trovato un ambiente che mi soddisfacesse totalmente.

A quel punto quale strategia hai adottato per darti una chance?

Ho deciso di guardarmi attorno e dopo lunga ricerca, dopo notti insonni, ho deciso di iniziare a frequentare a Ferrara. Per quasi 5 mesi ho fatto la pendolare, mi alzavo alle 5.30 e tornavo a casa alle 20.00, ma lo rifarei senza nessun dubbio. A Ferrara ho trovato quello che cercavo. Sono stata subito accolta bene dal personale medico, da professori, strutturati, specializzandi e infermieri. Mi hanno subito coinvolta in tutte le attività, nonostante provenissi da un altro ateneo mi sono inserita senza problemi e per questo devo ringraziare soprattutto i miei colleghi specializzandi. Ho iniziato a pieno ritmo la vita del medico frequentatore che consiste sostanzialmente nell’imparare l’attività svolta come specializzando del primo anno: fare medicazioni, anamnesi ed esame obiettivo del paziente, impostare le lettere di dimissioni, gestire il paziente nel post-operatorio sempre sotto la supervisione dei “più grandi”. Significa anche fare fotocopie quando serve, rispondere al telefono, andare avanti e indietro da una parte all’altra dell’ospedale, metter a posto gli esami in cartella. Nessun compenso economico ovviamente ma per me poter imparare è stata la ricompensa più grande in quel periodo nonostante alla fine fossi stremata. Posso dire che per un giovane medico appena laureato il sentirsi guidato e messo a proprio agio, vedere riconosciuti i propri meriti, le proprie capacità, venire messo alla prova è fondamentale, per me lo è stato.

Quindi stai svolgendo gli anni di specializzazione a Ferrara ora, come ti trovi?

A giugno scorso ho partecipato al concorso per l’ingresso in specializzazione, chirurgia generale, e l’ho superato! Grandissima felicità! Dal 30 giugno 2012 sono una specializzanda della Clinica Chirurgica del Sant’Anna di Ferrara. Cosa significa questo? Il mio lavoro si svolge tra sala operatoria, reparto e ambulatorio. Gli specializzandi più grandi seguono anche il Day Hospital dove i pazienti vengono accolti e preparati per l’intervento chirurgico. I miei orari? Non ho orari nel senso che conosco solo l’ora di inizio delle mie attività 8.00 in punto, ma non l’ora di ritorno a casa. Indicativamente posso dire di lavorare in media 10 ore al giorno. Ho 2 fine settimana liberi al mese, gli altri 2 lavoro. Per ora noi specializzandi del primo anno copriamo solo le guardie giorno e si aggirano a circa 4-5 al mese. Le guardie festive in genere sono 2-3 al mese. Gli specializzandi più grandi invece coprono anche la guardia notte. Le nostre guardie vengono affiancate da un medico strutturato che è sempre presente. In più abbiamo anche delle reperibilità di 24 ore. E’ un lavoro faticoso e totalizzante ma per quanto mi riguarda è splendido. In questo mio primo anno ho quasi annullato la mia vita fuori dall’ospedale e avendo traslocato da Bologna che era la mia casa da 8 anni, a Ferrara, il luogo per me più familiare è l’ospedale!

Puoi spiegarci cosa significava l’idea di tassare le borse di studio e dei compensi degli specializzandi? Quali sarebbero le conseguenze?

Il medico specializzando è un medico in formazione specialistica e questo fa di noi degli studenti. Il nostro contratto, cito testuali parole, è “finalizzato esclusivamente all’apprendimento delle capacità professionali inerenti al titolo di specialista, mediante la frequenza programmata delle attività didattiche formali e lo svolgimento di attività assistenziali funzionali alla progressiva acquisizione delle competenze previste dall’ordinamento didattico della scuola in conformità alle indicazioni dell’Unione Europea… il contratto non determina l’instaurazione di alcun rapporto di lavoro”.

Dal 30 giugno 2011 ad oggi 17/04/2012 ho seguito solo 1 ora di lezione. Vorrei sottolineare che per la mia formazione pago circa 2000 Euro di tasse l’anno. Parliamo quindi di compenso economico. La mia borsa di studio prevede un compenso di circa 1850 Euro lordi al mese per 12 mensilità. Da questo ci vengono sottratte circa 110 Euro per l’INPS. Poi bisogna considerare la tassa annuale di circa 2000 Euro quindi arriviamo a circa 1600 Euro netti al mese. Inoltre ogni anno paghiamo l’iscrizione all’ordine dei medici, io ho pagato quest’anno € 140, e l’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri). La rata ENPAM varia in base all’età, io che ho 28 anni quest’anno pagherò circa 300 €, un mio collega che ha più di 30 anni quest’anno pagherà circa 700 €. Consideriamo quindi uno stipendio netto di circa medio di € 1500 al mese che considerate le nostre ore di lavoro significa un compenso di circa 5 € l’ora. Non importa quante ore facciamo, il compenso è sempre lo stesso, non c’è straordinario. Le guardie feriali e festive non sono pagate e tantomeno lo sono le reperibilità.

Insomma, il lavoro di cura diventa scontato, manipolato ed aziendalizzato allo stesso tempo.. Mi sembra che in Italia continui a mancare un dibattito pubblico, cioè: vengono prese decisioni nel quadro di un principio generale (la crisi) e di valori sommari, molte volte anche vecchi e stropicciati, poi ci si trova in piazza perché le conseguenze, non solo di ordine economico, sono chiare solo quando si applicano alle tasche della cittadinanza. Sul Resto del Carlino di Bologna di ieri si leggono le parole di Luca Vizioli, presidente dell’Associazione specializzandi di Bologna «Siamo responsabili di quello che facciamo ogni giorno e amiamo il nostro lavoro. Pur nel dispiacere dei disagi che verranno creati non possiamo permettere che le regole vengano cambiate così». Cosa ne pensi?

Il punto è che paghiamo una formazione scadente e non conforme alle indicazioni dell’Unione Europea e questo accade a Ferrara, a Bologna, a Roma e in tutta Italia. Ma nonostante tutto andiamo avanti cercando di apprendere il più possibile, e lavorando perché alla base di tutto c’è la passione per il nostro lavoro. E questo vale per me e per tutti i medici in formazione specialistica che mi circondano. Nessuno si risparmia, nessuno si tira indietro se c’è da lavorare 12, 13, 20 ore di fila. E tutto questo a nostro rischio e pericolo visto che la copertura assicurativa prevista dal nostro contratto ci copre per una piccola parte delle nostre attività. Quindi a conti fatti, lavoriamo come un dipendente del SSN se non di più, non abbiamo tredicesima e quattordicesima, lo straordinario non è pagato, così come le guardie e le reperibilità, non siamo coperti legalmente e ci assumiamo i rischi di un medico strutturato. In più il nostro governo ci vorrebbe premiare introducendo una tassazione IRPEF sulle borse di studio con reddito annuo superiore a € 11.500. Questo includerebbe quindi i contratti di ricerca di perfezionamento e di specializzazione. Per noi specializzandi questa tassazione significherebbe una riduzione dello stipendio di circa 200 € al mese. Gli specializzandi hanno un’età compresa tra i 26 e i 32 anni in media. Molti sono sposati e hanno figli. Moltissimi hanno comprato casa e hanno un mutuo da pagare. Il nostro governo ci vuole tassare al pari dei dipendenti pubblici ma senza nessun privilegio del dipendente pubblico.

Per te è stato giusto scioperare contro la manovra che era in atto?

Sono molto favorevole allo sciopero! Alcuni dicono che non serve a niente ma è l’unico modo che abbiamo per fare sentire la nostra voce. In più i policlinici universitari hanno una attività che si basa sul nostro lavoro, sulla nostra presenza, lo sciopero, perciò, crea veramente un disagio: una sollecitazione che induce a riflettere.

Nonostante lo stop alla norma alla Camera, ieri, a Roma, gli studenti non hanno rinunciato a scendere in piazza per occupare con i loro corpi lo spazio pubblico, un segno di presenza a cui hanno aggiunto il gesto di formare una delegazione che dialogasse in Parlamento. Non ci sarà nessuna tassazione Irpef sulle borse di studio universitarie, ormai è certo, avete vinto: la commissione finanza della camera, infatti, ha approvato ieri all’unanimità il controemendamento al decreto fiscale che abroga l’ introduzione della tassazione. Quindi finisce qui il dialogo con la Società e con il Governo?

Abbiamo vinto una battaglia, fortunatamente non saremo penalizzati economicamente ma ci sono molti altri problemi da risolvere. Credo che questa sia stata una occasione, un pretesto per fare venire fuori tutti i limiti legati alla nostra condizione di medici specializzandi. Siamo dei privilegiati in questo momento di crisi economica: pochi ragazzi di 28 anni possono vantare uno stipendio di circa 1500 €, ma quanti di loro hanno le nostre responsabilità?

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto.Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo.Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto