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1 aprile 2012

Processo di Bologna: la ”rivoluzione Erasmus” è vicina?

Processo di Bologna. Questa volta al termine processo non si associa nè un omicidio nè una rapina; quello di cui stiamo parlando è invece il processo di riforma internazionale dei sistemi di istruzione superiore che fonda le sue basi nel 1999, dopo che 29 ministri dell’istruzione europei si incontrano il 18 e 19 giugno dello stesso anno proprio nel capoluogo emiliano per sottoscrivere un accordo, noto come la ”dichiarazione di Bologna”.

Passato più di un decennio sono 45 i Paesi europei che hanno sottoscritto la dichiarazione. Molteplici anche le iniziative attuate grazie a questo importante processo: basti pensare alla recente introduzione  del ”3+2” in Italia, organizzazione dei percorsi di studio universitari (che oramai tutti quanti conosciamo) basata su tre anni di studio per poter ottenere la laurea triennale, e i successivi due per la specialistica.

Non molto tempo fa, a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sostenuta dal processo di Bologna sempre inerente alla questione dell’istruzione superiore e della ricerca. E’ stata ribadita l’importanza degli obiettivi di questo processo, obiettivi sempre più in linea con l’età contemporanea, che si sta avviando sempre di più all’internazionalizzazione e alla multiculturalità. Analizzati quindi i pro e i contro dell’iniziativa, le innovazioni portate a termine e quelle invece che hanno incontrato ostilità e problematiche.

I punti principali della risoluzione approvata dal Parlamento europeo si muovono sulla linea della promozione e del rafforzamento della ricerca e del mercato del lavoro, puntano ad eliminare le troppe barriere amministrative che i giovani trovano nel riconoscimento all’estero di un titolo di studio acquisito nel proprio Paese, barriere ad oggi, purtroppo non ancora scardinate.

Quello che però ci preme sottolineare adesso, è un ulteriore punto sostenuto nel processo di Bologna: stiamo parlando della promozione ad un’effettiva mobilità europea di studenti universitari, docenti e ricercatori. I programmi di formazione all’estero stanno ottenendo sempre più rilievo nel panorama internazionale ed europeo. Basti pensare infatti che i deputati europei hanno accennato all’istituzione di un percorso di Lifelong learning obbligatorio nel corso dei ciclo di studi per tutti gli studenti. Altro importante auspicio dei deputati quello del rafforzamento dei servizi erasmus e l’introduzione dello stesso anche nel lasso di tempo successivo al conseguimento della laurea.

Erasmus quindi non solo per studenti, ma anche per ex-studenti alle prime armi nel mondo lavorativo o determinate categorie professionali. Ma non solo : potrebbero vivere un’esperienza indimenticabile quale quella di un soggiorno all’estero organizzato da strutture adibite ad hoc anche gli stessi docenti.

Forse ci stiamo già avviando in questa direzione. Probabilmente sono stati già dati degli input al fine di realizzare una vera e propria ”rivoluzione Erasmus”. Basti pensare all’Erasmus per giovani imprenditori che sfata il binomio inscindibile erasmus-studenti per dare un barlume di luce e speranza a tutti coloro che non fanno di un libro di testo universitario le proprie giornate, ma che comunque non vorrebbero privarsi di un’esperienza così utile e formativa quale quella dell’Erasmus. Aperte dunque le frontiere e anche le speranze. Speranze che riponiamo nell’UE e nel processo di Bologna.

 

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