• Google+
  • Commenta
18 aprile 2012

Progetto Reporter: il citizen journalism scavalca il giornalismo?

Una recente iniziativa di Repubblica.it sta dividendo l’opinione pubblica tra gli addetti ai lavori nel campo dell’informazione e del giornalismo. Mi riferisco al progetto Reporter, che si propone di reclutare videomaker e reporter fra i cittadini comuni che sono interessati a sperimentare l’esperienza di cimentarsi nel “lavoro più bello del mondo”, quello del giornalista, appunto.

Il fenomeno del citizen journalism o giornalismo partecipativo è sempre più diffuso ormai, soprattutto grazie alla Rete e agli strumenti tecnologici a nostra disposizione oggi, ma un progetto di così grande interesse “non può non coinvolgere giornalisti abilitati dalla pratica e dalle conoscenze su ruolo
ed etica professionale, evitando pericolose confusioni sui compiti di una corretta informazione” come ha ribadito il segretario del Cnog – Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – Giancarlo Ghirra.

Il problema principale dell’iniziativa di Repubblica riguarda la scelta di escludere i giornalisti dalla partecipazione al progetto, premiando in un certo senso, anche a livello economico, i lettori che volevano cimentarsi in questa sfida. Ma Ghirra  aggiunge: “Garantire ai lettori un’informazione qualificata e rigorosa costa tempo e fatica a quanti esercitano la professione giornalistica, in particolare ai 40.000 che hanno anche superato un esame di Stato“.

D’obbligo la precisazione che l’Odg non ha nessun problema o ostilità verso i soggetti che, a vario titolo, praticano forme di informazione dal basso, siano essi singoli cittadini o associazioni, ma un fenomeno in continua crescita come il giornalismo partecipativo sollecita una discussione sulle regole da rispettare da parte di chi fa informazione. Le testimonianze e i reportage dei cittadini non vanno mai confusi con l’esercizio della professione giornalistica.

Infatti, “gli iscritti all’Ordine – precisa il segretario del Cnoghanno, per legge, il dovere di fornire un’informazione sottoposta a verifiche e controlli, completa e pluralistica. Si tratta di obblighi che il comune cittadino non è tenuto a rispettare, obblighi che comportano spese e investimenti di giornalisti e aziende nella formazione culturale e professionale e nell’aggiornamento anche tecnologico“.

Per la precisione, il bando del progetto di Repubblica.it, recita: “Siamo tutti reporter: cittadini-testimoni con telecamere e smartphone per documentare eventi e abusi. I reportage selezionati saranno pubblicati sul sito e retribuiti. Al suo interno anche una scuola di formazione, con la supervisione di Paolo Sorrentino“.

Il progetto di Repubblica.it non parla dei giornalisti della testata ed esclude automaticamente anche i tantissimi collaboratori che scrivono per il gruppo editoriale l’Espresso in tutta Italia. Oltre alle precisazioni dell’Ordine dei Giornalisti, anche l’Asr e il Coordinamento lavoro autonomo atipico e precario dell’Associazione Stampa Romana si sono scagliati contro l’iniziativa, chiedendo maggiore chiarezza sulla retribuzione dei prodotti editoriali realizzati dai partecipanti e sollecitando chiarimenti sull’utilizzo professionale dei collaboratori del gruppo editoriale, spesso pagati meno dei compensi promessi per chi decidesse di partecipare al progetto reporter.

Google+
© Riproduzione Riservata