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5 novembre 2012

Francesca, aspirante psicologa: Il progetto dell’UniPD nella mia Emilia terremotata

A cinque mesi dai terremoti che hanno colpito l’Emilia il 20 e 29 Maggio scorsi, la situazione nei paesi terremotati resta difficile. Nonostante tutte le tendopoli siano state tutte smantellate, a Mirandola una parte delle famiglie è ancora fuori casa, ospitata provvisoriamente in alberghi in attesa dell’arrivo dei MAP – i moduli abitati provvisori predisposti dalla Regione Emilia.

Nei lunghi mesi sotto le tendopoli, la popolazione è stata assistita da medici e psicologi.

Tra questi anche alcuni studenti laureati dell’Università di Padova, occupati in un progetto che ha coinvolto l’ateneo stesso in accordo con il Comune di Mirandola, come ci racconta Francesca, studentessa mirandolese in Psicologia impegnata in questo lavoro: «L’università di Padova ha proposto questo progetto, accolto dal comune di Mirandola con cui è stata stipulata una convenzione. Si tratta di un progetto di promozione della salute e coesione sociale nella comunità di Mirandola. L’obiettivo è di promuovere la rete sociale tra associazioni e cittadini, questi ultimi considerati non solo fruitori dei servizi, ma risorse con cui costruire i servizi stessi volti alla salute della comunità tutta

Francesca, come si è tradotto sul campo il vostro progetto?

«C’è stata una prima fase di “mappatura”, in cui abbiamo intervistato la popolazione stessa raccogliendo impressioni, idee, stati d’animo e quant’altro sul sisma, sulla situazione postuma, sulle difficoltà e su come affrontarle. Gli incontri sono avvenuti per strada, nei bar, nei negozi, in generale nei luoghi di aggregazione. Successivamente abbiamo monitorato e promosso alcuni progetti proposti dalla cittadinanza o dalle autorità i cui obbiettivi coincidessero con alcuni di quelli del nostro progetto, come la creazione di una rete e la promozione del ruolo del cittadino attivo.»

Avete incontrato difficoltà?

«Le maggiori difficoltà sono state più di carattere interno, dovute in alcuni momenti alla nostra personale impreparazione, ma tengo a dire che ho notato nei miei colleghi la voglia di mettersi in gioco e dare sempre il massimo. La popolazione si è dimostrata molto disponibile a collaborare.»

Che impatto hanno avuto gli studenti-operatori al loro arrivo a Mirandola?

«All’inizio del progetto, a fine luglio, siamo stati molto ben accolti sia dagli abitanti che dalle autorità. Molti terremotati temevano di essere già stati dimenticati in quanto persone bisognose d’aiuto, ma ha fatto loro piacere sapere di far parte di un progetto ad hoc proposto da un’università non della zona, a cui hanno partecipato studenti volenterosi che si sono mossi a proprie spese e senza nessun tornaconto. Va detto anche che si sono mostrati tutti molto riconoscenti non solo con noi, ma anche con tutti i volontari, le forze dell’ordine e le istituzioni che hanno aiutato queste zone. Verso fine settembre lo scenario è un po’ cambiato: abbiamo notato che c’era più difficoltà a interagire con la popolazione. Il motivo, a quanto abbiamo potuto constatare dalle conversazioni effettuate, è che a distanza di mesi, e con l’imminente inverno, le persone volevano più risposte che domande.»

Cosa ti ha lasciato umanamente questa esperienza?

«È stata molto utile per me. Da cittadina mi ha permesso di vedere con occhio diverso la situazione post-sisma, vedendo come hanno lavorato le autorità, come la mia comunità ha reagito e mi ha permesso di avere io stessa un ruolo attivo nella ripresa. Da studentessa di psicologia mi ha permesso di vedere cose considerate solo in teoria, mi ha permesso di mettere in campo tecniche nuove e, nonostante gli alti e bassi, si è sicuramente rivelata un’esperienza formativa.»

L’utilità di progetti come questo è nelle parole con cui Francesca conclude il suo intervento: «Credo che l’università debba promuovere questi progetti per renderli più efficaci dove sia necessario e per migliorare la formazione dei propri studenti.» Progetti come questo nell’Emilia terremotata, coniugando teoria e pratica, contribuiscono sicuramente alla crescita dei futuri psicologi.

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