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28 aprile 2012

Quale futuro per lo sport?

 Presso il dipartimento di Economia Aziendale dell’Università Federico II di Napoli, si è svolto un convegno sul futuro del calcio, specialmente quello italiano.

All’iniziativa hanno partecipato il dirigente sportivo del Napoli, Marco Fassone, il vicepresidente dell’Udinese Stefano Campoccia e l’economista, nonché direttore generale dell’USL, Fabrizio Vettosi che si è occupato dello studio sui bilanci del Napoli.

L’incontro è stato coordinato dal Professor Arturo Capasso, docente di economia e commercio.

Fondamentali sono stati gli interventi degli ospiti: Stefano Campoccia ha parlato della struttura dei ricavi delle società,della privatizzazione degli stadi e dei diritti televisivi; mentre Marco Fassone ha sottolineato l’importanza della valorizzazione del brand.

Anche gli studenti sono intervenuti,ponendo la loro attenzione sull’attualità e soprattutto sullo stato delle società di calcio italiane.

Ne è venuto fuori un quadro non proprio incoraggiante: la gestione operativa,infatti,è appesantita dal costo degli stipendi e le società italiane ricavano poco dal merchandising,oltre al problema dell’assenza di stadi di proprietà (a parte quello della Juventus).

Tuttavia i due dirigenti rappresentano un’eccezione, per fortuna,in quanto sia il club friulano che quello partenopeo,sono in perfetta linea con i fondamenti del fair play finanziario:bilanci chiusi sempre in positivo,rigore,le spese non superano mai i ricavi,considerazione del rapporto tra fatturato e costo del lavoro.

Possono esserne orgogliosi il Patron Pozzo e il Presidente De Laurentiis,il quale non perde occasione per ribadire che il suo Napoli è gestito come un’azienda che si autoalimenta;il patrimonio netto delle loro società è conforme al regolamento stabilito dal fair play finanziario: non solo risulta essere positivo, ma addirittura in aumento.

A tutto questo si aggiunge la prestigiosa partecipazione del Napoli alla Champions League(dopo 21 anni),arrivando agli ottavi ,battendo una squadra blasonata come Il Manchester City gestito dallo sceicco Mansour,eliminata al primo girone;e l’approdo dell’Udinese all’Europe League,passando anch’essa il primo turno.

Insomma società come quelle del Napoli e dell’Udinese devono essere prese come modelli positivi per le altre società non solo italiane ma europee (Il Napoli ad esempio è già stato indicato dal Uefa come società sana insieme a Bayern Monaco e Arsenal),in questo modo si metterà fine,tra le altre cose,ad acquisti folli,cui si è assistito in questi anni,che non sono garanzia assoluta di vittorie sul campo.

Operando come fanno Udinese e Napoli,si eviterebbero anche le appropriazioni di investitori stranieri,che il più delle volte portano all’indebitamento dei club (come sta accadendo in Inghilterra).

In poche parole  spendere poco ma bene.

 

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