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1 aprile 2012

Quali prospettive per l’Università della Tuscia?

Viterbo si interroga sul futuro del proprio ateneo. L’aria che si respira è esplosiva, carica, completamente estranea alla solita atmosfera sonnacchiosa che avvolge il piccolo capoluogo laziale.

L’Università della Tuscia è un ateneo giovane, con meno di 40 anni, nato forse senza troppe pretese dopo il fallimento della Libera Università della Tuscia. L’offerta formativa iniziale è bassa e proporzionata alle dimensione della città e dei suoi 10.000 studenti: ad Agraria, punta di diamante dell’ateneo per i riconoscimenti ottenuti nella classifica ufficiale delle università del Censis, si aggiungono Conservazione dei beni culturali, Economia, Lingue e letterature straniere, Scienze politiche e Scienze matematiche, fisiche e naturali.

Ma un’indiscrezione nell’aria da qualche giorno sembra diventare una clamorosa inversione di tendenza: è prevista l’imminente istituzione della facoltà di Ingegneria e Giurisprudenza. Una scelta che apre nuovi scenari, con un ateneo in continua crescita e la possibilità per molti ragazzi di rimanere sul territorio invece di traslocare altrove.

Se la scelta sembra indiscutibilmente felice, bisogna però analizzarne appieno le conseguenze. La riforma gelmini porterà a breve alla dipartimentalizzazione, ossia alla disattivazione delle facoltà che crea un terremoto nell’organizzazione didattica dovuto allo spostamento di competenze.

Inoltre la città è carente per quanto riguarda la ricezione di possibili studenti universitari fuorisede, con strutture ed attività ancora acerbe e che rischiano di evidenziare la loro inconsistenza con l’aumento dell’offerta universitaria.

Di questo e molto altro si parlerà nell’incontro OLTRE LA RIFORMA. Quali prospettive per l’Università della Tuscia? Il dibattito si svolgerà Lunedì 2 aprile alle ore 16.00 presso l‘Aula Magna del Rettorato di S. Maria in Gradi.

Coordinati da Severo Bruno, dell’associazione Il sasso nello stagno, interveranno il rettore Marco Mancini, il presidente della provincia Marcello Meroi ed il sindaco Giulio Marini. Sarà pronta Viterbo a fare il salto di qualità?

 

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