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11 settembre 2012

Profumo di soldi all’Università della Tuscia

Il ministro promette finanziamenti all’ateneo viterbese

C’era fermento a Viterbo per la visita del ministro Francesco Profumo, già annunciata ampiamente su questo sito. E dopo le voci discordanti dei giorni scorsi, il ministro non si è fatto attendere e la sua visita può considerarsi assolutamente proficua per l’ateneo viterbese.

La visita è stata organizzata in due diversi momenti: la prima parte, nell’aula magna di Santa Maria in Gradi, ha visto il ministro discutere con i vertici dell’ateneo, mentre la seconda parte si è svolta all’auditorium alla presenza di tutte le autorità locali.

L’università di Viterbo è stata ampiamente lodata da Profumo per essere già entrata nei canoni della riforma universitaria, anticipando i tempi. Viterbo – ha detto Profumo, come riportato da Tusciawebè un laboratorio per il Paese. Parole pesanti che premiano gli sforzi del rettore Marco Mancini nel costruire passo dopo passo un ateneo prestigioso. In pochi, qualche anno fa, avrebbero sperato di sentire dire dal ministro del MIUR tali parole sull’università viterbese: Siete avanti e questo vi va riconosciuto, una decina di atenei in Italia non sono ancora adatti al nuovo processo come voi.

La vostra scelta di arrivare prima dei provvedimenti stabiliti è un modello di governo che andrebbe adottato in generale in Europa. Profumo sottolinea i pregi dell’Università della Tuscia per lanciare un chiaro messaggio alle università attardate nell’aggiornare i propri canoni a quelli imposti dalla riforma. Non attendano i paesi che le regole siano imposte, ma le anticipino. Per dare una prospettiva ai nostri figli e costruire un bene comune intangile per il Paese, occorre valutare la capacità delle persone, aprirsi.

Profumo non si limita ai meri complimenti, ma premia l’Università della Tuscia con un futuro stanziamento di fondi per completare i decennali lavori all’ex caserma di Palmanova e alla stessa Santa Maria in Gradi. E’ necessario completare questa grande operazione  perché ha valore per l’università stessa, ma anche per la città, il territorio. Questo senso di bene comune lo si vede chiaramente. Queste infrastrutture sono utilizzate dalla città e dai suoi operatori, dalle scuole, per cui in questa direzione, ogni euro che viene investito è un euro ben investito. Lo Stato deve dare un contributo, che ovviamente dovrà essere spalmato un po’ negli anni affichè il progetto arrivi a compimento.

 

Fonte immagine: Il messaggero

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