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21 aprile 2012

Scongiurando la sua chiusura definitiva, il Madre di Napoli è pronto a riscattarsi

Riuscirà a salvarsi il Madre? Tornerà ad essere di nuovo il più importante museo d’arte contemporanea del sud Italia? Il destino della struttura museale partenopea è oggi nelle mani del giurista Pier Paolo Forte, neoeletto presidente della fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

 LA  CREAZIONE DEL MADRE. Creatura fortemente voluta dell’allora governatore della Regione Campania Antonio Bassolino, inaugurato nel giugno del 2005, il Madre– Museo d’arte contemporanea Donnaregina deve il suo nome all’edificio che lo ospita il Palazzo Donnaregina, con i suoi spazi espositivi ideati dall’architetto Alvaro Siza. Diretto fino al 2012 da Eduardo Cicelyn, nel corso degli anni ha ospitato mostre e retrospettive di illustri maestri come Piero Manzoni e Alighiero Boetti, mentre nella sua collezione spiccano nomi di chiara fama come Damien Hirst, Andy Wahrol, Lucio Fontana. Dotato di una biblioteca e di un auditorium, di laboratori didattici, di un ristorante e persino di una caffetteria, fulcro culturale e vitale della città partenopea, pienamente inserito nel tessuto urbano  del centro storico  senza snaturarlo ma alimentandone il valore, per 6 lunghi anni il Madre ha saputo dare quel pizzico di modernità in più che mancava all’ampia offerta culturale di Napoli.

UN PRESENTE DI DEBITI. Purtroppo dal mese di gennaio 2012  è iniziato il calvario del Madre. Il motivo ? Inizialmente è stato revisionato il suo statuto, un atto che ha modificato l’impostazione della Fondazione Donnaregina che regge il museo. Le risorse regionali disponibili quindi sono drammaticamente diminuite mentre aumentavano i debiti accumulatisi con la Scabec, la società che si occupa di servizi museali, senza contare i problemi con i finanziamenti di origine europea. A conti fatti, il debito del Madre con la Scabec  ammonta a circa 8 milioni di euro, una cifra attualmente insostenibile per il museo che per il 2012 non ha visto approvato dalla Regione il suo bilancio preventivo. La dicotomia tra museo e Regione è stata poi sottolineata dalla richiesta da parte degli artisti di riavere indietro le loro opere sinora esposte al Madre, a cominciare da Jannis Kounellis, che ha chiesto ufficialmente la restituzione di cinque pezzi affidati in prestito alla struttura: perchè per il maestro greco-italiano è venuto a mancare quel rapporto di fiducia personale con il museo, soprattutto dopo il licenziamento di Cicelyn. E così, a partire dal 19 di aprile il museo sarà ancora aperto al pubblico, ma soltanto con il primo piano visitabile, e senza mostre in programma per il prossimo futuro. Purtroppo non ci sono abbastanza risorse per mantenere la struttura aperta oltre il primo di maggio, non avendo la possibilità di pagare lo stipendio ai dipendenti e le utenze.

IL MADRE IN CERCA DI RISCATTO. Impensabile un Madre senza opere d’arte, così come è inimmaginabile Napoli senza Madre. In quest’ottica si tessono le future mosse per salvarlo, a partire dalla nomina del nuovo presidente della Fondazione Donnaregina, Pier Paolo Forte. Il primo passo sarà dunque nominare un nuovo direttore generale, così come previsto dal nuovo statuto della fondazione. E dovrà essere una figura di alto profilo scientifico e con spiccate doti gestionali, un vero e proprio menager dell’arte, che sarà scelto tramite un concorso internazionale. Il bando sarà probabilmente lanciato per la fine del mese di aprile, i candidati saranno selezionati per merito e titoli, tramite un comitato scientifico composto da cinque membri. In tempi difficili come questi, sovrastati dalla crisi economica che stiamo tutti vivendo, anche il budget del Madre un tempo astronomico, sarà ridimensionato, compreso il compenso del futuro neodirettore anche se manterrà alcuni benefits, come l’alloggio a Napoli e i viaggi pagati. Siamo tuttavia certi che la direzione intrapresa per riportare il Madre ai fasti di un tempo sia quella giusta, e che presto le opere di Kounellis torneranno a risplendere nelle spaziose sale del museo di via Settembrini.

 

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