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12 aprile 2012

Seminario su Dono e Psicoanalisi: l’Unina ripensa il “dis-interesse” sociale

Nell’aula A3 della federiciana Facoltà di Lettere e Filosofia, in via Marina 33, alle 9.30 di sabato 14 aprile, si terrà il seminario Dono e Psicoanalisi a cura del Gruppo di Ricerca Inter-disciplinare “A piene mani. Dono, dis-interesse e beni comuni” (http://www.benicomuni.unina.it/). A Mario Rusciano, Presidente del Polo per le Scienze Umane e Sociali, spetterà l’introduzione ai lavori. Relatori del convegno saranno Roberto Beneduce, Antropologo – Psichiatra (Università di Torino), Guelfo Margherita, Psichiatra – Psicoanalista SPI – IPA, e Fulvio Marone, Psichiatra – Psicoanalista ICLES.

Il Gruppo “A piene mani”, fondato da Alberto Lucarelli, docente di Istituzioni di Diritto Pubblico, e Ugo M. Olivieri, docente di Letteratura Italiana, nasce come un’attività di ricerca e di discussione sul tema “Dono, disinteresse e beni comuni” e riunisce docenti del Dipartimento di Filologia Moderna della Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dipartimento di Diritto dell’Economia della Facoltà di Economia. Il Gruppo fa quindi della sinergia interdisciplinare il suo punto di forza e gli incontri periodici da esso promossi hanno lo scopo di condividere i risultati delle ricerche non soltanto con la comunità degli studiosi italiani e stranieri, ma anche con gli studenti e i professionisti impegnati nel sociale, per promuovere una risemantizzazione concreta dei termini di “dono” e “bene comune”.

Una riflessione tristemente necessaria, quella sulla nuova definizione di “bene comune”: se già il sociologo Alain Caillé riconosceva nell’“individualismo metodologico” il paradigma dominante nelle scienze sociali, «in quest’ottica- osserva il Prof. Olivieri – tutti gli eventi sociali sono assorbiti una dinamica costi/benefici e interpretati quindi come transazioni economiche. Tale paradigma si declina nella dimensione politica del liberalismo, ma, soprattutto determina l’adozione di una visione “utilitaristica” dell’uomo e della società.

L’uomo viene ridotto a “homo oeconomicus” e nell’immaginario condiviso esso sarà mosso esclusivamente dal tornaconto personale. (…) Questo principio, lungi dal recuperare una dimensione simbolica del legame sociale nelle società primitive, tende a ridurre lo scarto tra l’uomo moderno e quello primitivo, riconoscendo a quest’ultimo un comportamento economico razionale. Così, anche il dono rientrerebbe nella logica dello scambio economico e sarebbe quindi mosso da un interesse. (…)

E’ solo assumendo un nuovo paradigma che si può cogliere fino in fondo il valore che il dono ha nel fondare un immaginario sociale che supera la visione economicista dell’uomo e della società sottesa alla modernità. Ciò che diviene essenziale è così la relazione e non più l’interesse economico».

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