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26 Maggio 2012

1992-2012: la parola ai giovani

Diverse iniziative prendono piede in questi giorni per celebrare il ventennale dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio.  20 anni sono passati da quel tragico 23 maggio 1992, quando alle 17,59 l’autostrada Trapani-Palermo è stata investita dall’esplosione costata la vita al magistrato Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Solo 57 giorni dopo, il 19 luglio, la storia si è ripetuta con il massacro di via D’Amelio in cui hanno perso la vita il magistrato, amico e collega di Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Quell’estate ha segnato inesorabilmente la vita del nostro paese con una ferita che non potrà essere rimarginata,  ciò che si percepiva in quei giorni era un sentimento di sdegno, di rabbia che si è tradotta in una proliferazione di azioni di lotta e di protesta. Sembrava che i cittadini avessero finalmente preso coscienza della realtà e avessero deciso di armarsi metaforicamente per cambiare le cose.

20 anni sono passati, e la battaglia contro questo fenomeno, purtroppo, non si è ancora conclusa e capita sempre più spesso di percepire una pericolosa disillusione rispetto alle possibili soluzioni. Il pensiero è sempre rivolto ai giovani perché sono loro a dover  cercare e pretendere la verità. Ed è proprio ai giovani che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è rivolto nel corso della Cerimonia di commemorazione del Giudice Giovanni Falcone; il Presidente ha invitato i ragazzi “a scendere in campo per rinnovare la politica e la società nel segno della legalità e della trasparenza”.

Ma cosa pensano i giovani che nel 1992 erano troppo piccoli per capire cosa stesse accadendo o non erano ancora nati? Libera, l’associazione che dal 1995 si occupa della lotta contro le mafie, ha avviato un’indagine che ha coinvolto 600 studenti degli istituti superiori liguri. Dalla ricerca è emerso che oltre un terzo degli intervistati partecipa a manifestazioni antimafia, alle commemorazioni delle vittime o ad incontri con i familiari, il 44% si dice, favorevole all’educazione dei giovani alla legalità al fine di combattere il fenomeno. Si nota, dunque, una grande voglia di capire accostata però ad un importante scetticismo nei confronti di uno stato che sembra non impegnarsi abbastanza.

Noi di Controcampus.it abbiamo cercato di fare lo stesso tipo di ricerca incontrando in giro per l’Italia, ragazzi  un po’ più grandi, ragazzi che erano bambini quando la televisione passava le immagini di quei terribili massacri e che avrebbero cominciato a capire solo qualche anno dopo la gravità di quelle scene e la perdita di vite umane che ogni giorno combattevano anche per garantire un futuro migliore a quegli stessi bambini

1. Chi sono per voi Falcone e Borsellino?

Due ero pieni di coraggio che consapevoli dei rischi che correvano, hanno cercato di fare giustizia, purtroppo senza riuscire a portare a termine il loro lavoro. (Chiara, 26 anni, Torino)

2. A quale età avete cominciato a capire cosaera realmente successo in quella calda estate del ’92 e chi te ne ha parlato?

Più o meno durante la frequentazione delle scuole medie, iniziammo con lo studiare la persona di Pino Puglisi, parroco a Brancaccio, ucciso anche lui per simili motivi. Poi però, come ogni anno, partecipavamo, essendo residenti a Palermo, alla commemorazione di Giovanni Falcone in via Notarbartolo, luogo in cui abitava e dove un albero imponente proprio davanti al portone di casa sua fa da simbolo della sua persona. Era durante quelle giornate, in cui si ricordava non solo Falcone e Borsellino ma tutti i caduti per mano della magia, che iniziai a comprendere cos’era successo in quegli anni. (Antonio, 23 anni, Palermo)

Nel 1992 avevo solo 6 anni e di sicuro per molti anni non ho capito pienamente la vicenda..Credo durante l’adolescenza, anche grazie ai miei professori del liceo. (Rosalia, 26 anni, Siena)

Solo da pochi anni ho cominciato ad avvicinarmi a queste tragiche vicende che sembrano quasi irreali, ho appreso molto dalla televisione e dai internet, ma è grazie ai miei genitori che ho capito quanto hanno dato questi due personaggi all’Italia e alla storia del nostro paese… Purtroppo, a distanza di tanto tempo continuo a pormi delle domande. (Silvia, 24 anni, Lecce)

 

 3. Secondo voi è soltanto la Sicilia a doversi far carico di tutti questi eccidi o l’Italia intera dovrebbe sentirsi responsabile?

La responsabilità dei fatti appartiene all’Italia intera, siamo una Nazione, un paese unito dal 1861, Falcone e Borsellino non hanno sacrificato la propria vita per la Sicilia!(Rosalia, 26 anni, Siena)

Ovviamente la Sicilia è una regione italiana e come tale deve essere sostenuta dall’intera nazione nella lotta contro la mafia che ormai nel nostro paese è estesa a qualsiasi confine e sotto altri nomi. (Antonio, 23 anni, Palermo)

A mio avviso è la nazione intera ad essere vittima e carnefice dello stesso male. (Silvia, 24 anni, Lecce)

 

4. Alcuni vostri coetanei hanno recentemente definito questi due magistrati due “fessi”, due eroi inutili, cosa ne pensate?

Credo che chi detta simili esternazioni è troppo poco informato sulla storia di queste persone o troppo ignorante per dire qualcosa di intelligente al riguardo. (Antonio, 23 anni, Palermo)

Penso che non si rendano conto di quello che dicono, non hanno capito il significato del loro lavoro, della loro vita e del loro sacrificio. (Rosalia, 26 anni, Siena)

Non ho parole, le nuove generazioni mancano di senso civico, del senso di giustizia sociale, del senso di appartenenza allo stato italiano. (Antonella, 24 anni, Roma)

Penso che sia un’affermazione dettata dall’ignoranza, la stessa ignoranza che favorisce la continua diffusione dell’ingiustizia e della malavita organizzata. (Silvia, 24 anni, Lecce)

 

5. Credete che tra i ragazzi di oggi ci sia un reale interesse a conoscere e ad impegnarsi concretamente sulla scia di ero come loro?

La mafia di Falcone e Borsellino è diversa da quella di oggi, puoi vederla se hai il coraggio di affrontarla, al contrario fai finta che faccia parte di un sistema già corrotto di per sé ma che nessuno, ad oggi ha intenzione di cambiare quindi non te ne curi. (Antonio, 23 anni, Palermo)

Guardandomi intorno, non percepisco un reale interesse, purtroppo. (Rosalia, 26 anni, Siena)

Solo in pochi, la maggior parte è troppo impegnata a scaricare le ultime applicazioni per l’i-Phone. (Antonella, 24 anni, Roma)

La maggior parte rimane a guardare e i pochi che agiscono, spesso, non sanno quali strumenti hanno a disposizione. (Silvia, 24 anni, Lecce)

 

6. Pensate che la storia di Falcone e Borsellino possa essere un esempio da seguire?

Lo è sicuramente, ma come ho detto prima, ad oggi dubito che ci siano persone che abbiano la stessa passione per il proprio lavoro, la stessa voglia e determinazione, lo stesso coraggio di combattere questo male. (Antonio, 23 anni, Palermo)

Il loro impegno, la loro onestà, la loro dedizione al lavoro sicuramente sono esempi da seguire. (Rosalia, 26 anni, Siena)

Se si vuole veramente eliminare il marcio che continua a contaminare la nostra società, allora sarebbe beneominciare a seguire il loro esempio anche partendo da piccoli azioni. (Silvia, 24 anni, Lecce)

 

7. A distanza di 20 anni, pensate che se ne parli ancora con la stessa intensità?

Assolutamente no, e ancora una volta mi ricollego alle parole di prima. Di associazioni e di movimenti contro la mafia se ne sono visti, ma mai così imponenti da far sperare i cittadini di Palermo in un cambiamento. (Antonio, 23 anni, Palermo)

Si, probabilmente con intensità crescente ogni anno che passa, o forse sono io che cresco e con me cresce l’interesse per la storia di questi eroi. (Rosalia, 26 anni, Siena)

Si usano le stesse parole, ma ormai il vero senso e intensità si sono stemperati col passare degli anni. (Silvia, 24 anni, Lecce)

 

8. In Sicilia soffia ancora il vento di rivolta così forte in quei giorni?

Personalmente penso che il vento soffi solo quando c’è da ricordare gli eventi passati. Solo in alcuni momenti puoi vedere gli occhi della gente abbastanza speranzosi per qualcosa che il giorno dopo sanno non avverrà. In Sicilia purtroppo l’ignoranza, la paura e la strafottenza sono ancora troppo forti rispetto al senso di civiltà che dovrebbe spronare ognuno di noi a combattere per ciò che è nostro, per ciò che ci spetta e per ciò che è giusto. (Antonio, 23 anni, Plermo)

 

A spiccare è purtroppo la conferma un sentimento di disillusione, soprattutto tra i ragazzi conterranei dei due magistrati che  nutrono poche speranze sull’evoluzione positiva delle azioni messe in atto dalla parte sana del paese contro la mafia.  Come disse Giovanni Falcone “la mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio, e avrà anche una sua fine. Bisogna però rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e grave, e che va combattuto non pretendendo l’eroismo di inermi cittadini, ma coinvolgendo nella lotta le forze migliori delle istituzioni”,  noi ci auguriamo che questo pensiero possa concretizzarsi al più presto.

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