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6 Maggio 2012

A che scopo creare un virus letale?

Un virus mortale riesce a fuggire dalle asettiche provette di un laboratorio; il contagio è rapido, il decorso della malattia non lascia tempo di intervenire: è lo scenario apocalittico più ricorrente nei film prodotti negli USA negli ultimi anni. Se ai tempi della guerra fredda, il Dottor Stranamore, di Kubrick, rifletteva la paura della bomba, oggi sembra che la fine dell’umanità possa partire solo da pericolosi esperimenti di laboratorio sfuggiti al controllo dei loro artefici.

Quello che ho appena descritto non sembra poi molto fantascientifico quando sfogliamo le pagine della rivista scientifica Nature, quando leggiamo che gli scienziati annunciano, fieri dei loro risultati, la creazione di virus mutanti e altamente letali. È proprio quello che è successo nei laboratori dell’Università del Wisconsin-Madison (Usa), ad opera di un gruppo di studiosi guidati da Yoshihiro Kawaoka.

Gli Stati Uniti non sono gli unici però a produrre esperimenti del genere: anche nel cuore dell’Europa, i laboratori olandesi dell’Erasmus Medical Centre di Roterdam sono arrivati a risultati analoghi. Le polemiche su questo tipo di ricerche hanno riempito le pagine dei giornali e le bocche di quanti si indignano per i risultati di una scienza che non viene più vista in un’ottica di smisurato positivismo. Ma proviamo ad analizzare gli scopi e i presupposti di questo genere di esperimenti.

I virus influenzali sono i più diffusi e multiformi che si conoscano, hanno la particolare caratteristica di adattarsi e mutare rapidamente, inoltre risultano infettivi per quasi tutte le specie animali, incluso l’uomo. In quest’ultimo decennio abbiamo assistito al diffondersi di piccole epidemie di virus influenzali altamente pericolosi e letali, fortunatamente non vi è mai sta una vera e propria epidemia, ma l’eco mediatico che hanno avuto ha scatenato non poche paure.

L’influenza suina e aviaria, hanno messo la comunità scientifica difronte a un fatto che ha destato non poche preoccupazioni: in natura questi virus hanno la capacità di trasformarsi in veri e propri killer in brevissimo tempo. Salvo eventuali speculazioni, l’obbiettivo primario è stato quello di correre ai ripari. Cercare un vaccino per le forme virali in circolazione diventa sempre più inefficace vista la rapidità di mutazione.

Una strada alternativa da percorre a riguardo può essere quella di anticipare i tempi, di prevedere le nuove forme virali più pericolose e produrne in anticipo i vaccini. Se si vuole considerare questo punto di vista, le ricerche sopra citate non possono che rientrare nell’ottica della prevenzione di possibili pandemie e catastrofi. Si mostra, insomma, la parte “buona” della scienza, quella che tende sempre al progresso dell’umanità e alla sua salvaguardia. Questa prospettiva è in fondo quella a cui siamo abituati a pensare la scienza: una freccia che viaggia in un’unica direzione, cioè quella del progresso.

Tornando ai recenti esperimenti, leggiamo sulle riviste Nature e Scienze che il virus modificato – l’H5N1 – unisce la mortalità dell’aviaria con la rapidità dell’influenza suina. Negli studi effettuati su cavie – sono stati utilizzati dei furetti – il tasso di mortalità si aggira intorno al 60% ed è contagioso anche per l’uomo. Quando il virus riesce ad attecchire nell’uomo è quasi sempre mortale perché sconosciuto al suo sistema immunitario.

Le mutazioni effettuate sull’H1N1, per ottenere il super-virus sono appena quattro, il che sottolinea con quale facilità sia stato possibile ottenere l’H5N1 in laboratorio e che le stesse mutazioni sarebbero potute avvenire con altrettanta semplicità in natura. I risultati di laboratorio sono stati sottoposti al controllo del National Science Advisory Board for Biosecurity statunitense, il quale ha dato poi via libera alla pubblicazione dei risultati, scatenando le polemiche di una parte consistente della comunità scientifica, la quale ha accusato che ciò potrebbe favorire potenzialmente il bioterrorismo.

Adesso non resta che dare uno sguardo all’altra faccia della medaglia. La scienza non è solo la scoperta incondizionata delle leggi e dei processi naturali: dietro ogni provetta di laboratorio, ogni acceleratore di particelle, o dietro l’ultimo ritrovato della tecnologia c’è sempre la mano umana. Le esperienze storiche e scientifiche degli ultimi settanta anni hanno lasciato un marchio indelebile sulle nostre capacità di critica.

Non possiamo pensare alla creazione di un virus letale in laboratorio dissociandolo dal pensiero degli effetti catastrofici che potrebbe, in linea teorica, generare. Così come, ancora oggi, non riusciamo a dissociare la scoperta dell’energia nucleare dalle migliaia di morti di Hiroshima. Forse ci siamo resi conto che l’errore umano, il cattivo uso della scienza e l’interesse di pochi a scapito dell’umanità è sempre in agguato; e forse è anche più temibile di un’ipotetica e futura epidemia naturale di virus letali.

Domande etiche a parte, non possiamo che accettare il fatto ormai compiuto, l’H5N1 sta li, nella sua trasparente provetta, nel super protetto laboratorio olandese o statunitense in attesa ricevere il suo significato: pericolosa bomba appena innescata, o futuro antidoto a una velenosa epidemia.

 

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