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12 Maggio 2012

Arlecchino andata e ritorno

La cornice è quella della basilica di Santa Maria delle grazie a Milano, per una volta non luogo religioso ma punto d’incontro per pensieri e riflessioni.

L’iniziativa è di quelle importanti, organizzata dagli Editori Laterza, L’Italia dopo l’Italia è la continuazione del ciclo di incontri realizzato l’anno scorso nel medesimo luogo: L’Italia prima dell’Italia.

In discussione quest’anno l’identità dell’Italia e degli italiani dopo l’untà nazionale, vista sotto le lenti di diversi autorevoli ospiti che ogni mercoledì dall’11 aprile al 6 giugno si susseguiranno da quello che per una sera diventa un pulpito laico per esporre il loro punto di vista, proporre una nuova prospettiva di lettura particolareggiata vista l’eterogeneità degli oratori.

Mercoledì due maggio, è stato il turno di Paolo Mereghetti, giornalista e critico cinematografico, che inizia la sua relazione domandandosi quale Italia esce dagli scermi del nostro cinema, quale l’dentità degli italiani che i nostri autori cinematografici hanno tratteggiato e tratteggiano.

La sua esposizione inizia con una carrellata degli autori cinematografici del primo dopoguerra, cita il geniale Fellini, senza dimenticare altri importanti autori di commedie all’italiana come Lattuada, Monicelli, Risi, Comencini, Salce, Germi, Pietrangeli, Zurlini, riconoscendo in loro l’ambizione di partecipare alla costruzione e ricostruzione di un’identità che abbia un marchio di riconoscibilità palese, il tutto senza dimenticare le particolarità regionali, anzi a partire da tali.

Per Mereghetti era evidente per questi autori l’esigenza di annullare le differenze non culturali ma campanilistiche degli italiani di allora, in nome di una più alta identità. In questo l’oratore ci vede anche un evidente interpretazione da parte degli autori del fenomeno migratorio che portava progressivamente gli italiani dalla campagna alla città.

E’ con amarezza che Mereghetti valuta come inverso e involgarito il processo che viene proposto adesso sugli schermi cinematografici, una progressiva sottolineatura dei regionalismi, in alcuni casi provincialismi, sottolinearne i vizi, i modo di fare da “macchietta” da quattro soldi che ogni luogo del nostro paese avrebbe. Perchè questa inversione da un bisogno di unità, a un’accentuazione comica e grottesca delle diversità?

Varie le ipotesi, forse troppe, ma quelle che Mereghetti ritiene le più plausibili sono la nascita del fenomeno Lega, e il bisogno di conquistare, da parte dei produttori e degli autori, la simpatia di un pubblico di provincia (anche culturalmente) inserendo in ogni pellicola una maschera locale riconoscibile.

 

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