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11 Maggio 2012

Dark Shadows – Recensione

Tim Burton è tornato. Sangue, pungente e macabra ironia, fascino del grottesco, ambientazioni gotiche e personaggi complessi con traumi che li legano indissolubilmente alla morte. Dark Shadows è una horror comedy appassionante, che lega amore e morte (ciò che per i greci sarebbe statto “eros e tanatos”) ridendoci su, con un distacco e un sarcasmo straniante e affascinante allo stesso tempo.

Trama:

Nell’anno 1752, Joshua e Naomi Collins, insieme al loro giovane figlio Barnabas, salpano da Liverpool, Inghilterra, per cominciare una nuova vita in America. Ma anche un oceano non basta per sfuggire alla misteriosa maledizione che affligge la famiglia. Due decenni passano e Barnabas ha il mondo ai suoi piedi, o almeno la città di Collinsport, Maine. Barnabas, signore di Collinwood Manor, è ricco, potente e un esperto playboy, finché non commette il terribile errore di spezzare il cuore di Angelique Brouchard (Eva Green). Una strega in tutti i sensi, Angelique lo condanna a un destino peggiore della morte, trasformandolo in vampiro e seppellendolo vivo. Due secoli più tardi, Barnabas viene liberato involontariamente dalla sua tomba ed emerge nel diversissimo mondo del 1972. Tornato a Collinwood Manor, scopre che la sua un tempo grande proprietà è caduta in rovina. Ciò che rimane della famiglia Collins se la passa poco meglio, e ciascuno nasconde oscuri segreti.

Buon sangue non mente. Tim Burton, Johnny Depp, Eva Green, Helena Bonham Carter, Michelle Pfeiffer sono esemplari di razza che permettono al film di galoppare senza tempi morti fino alla fine con prestazioni artistiche sempre ad altissimi livelli. Anche la giovanissima Chloe Moretz, nei panni dell’adolescente pseudo hippie offre spesso intermezzi comici seppure in panni stereotipati. A ciò si aggiunge una qualità delle immagini notevolissima legata anche alla fotografia di Bruno Delbonnel e al montaggio di Chris Lebenzon. Le musiche, suggestive e ammalianti sono del pluripremiato Danny Elfman. Il soggetto e la sceneggiatura sembrano essere disegnati sulla pelle di Burton che, questa volta, non delude le aspettative.

Siamo ben lontani da Alice in Wonderland, un film che sembrava perfetto per Burton e si è invece dimostrato essere una grande delusione per i suoi fan. Burton dimostra di cavarsela molto meglio con soggetti meno celebri (seppure Dark Shadows sia stata una serie tv molto seguita negli States  dal 66 al 71) e con ambientazioni a colori estremamente cupi in cui ha uno spazio di manovra più ampio.

Una risata vi seppellirà, questo potrebbe essere un sottotitolo del film. La morte diventa materiale comico, le maledizioni, le bare, il sangue vengono dissacrati e messi alla berlina. Senza dimenticare lo spazio per la sensualità e il fascino della corporeità dei vivi. Eva Green, un po’ in tenuta da donna dominatrice, si fa portavoce di quella sessualità in grado di far risorgere anche i morti.

Ma ancora più importante è l’amore che sconfigge i secoli, quello che ricorda il “Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti” del Dracula di Bram Stoker di Coppola. Non mancano del resto le citazioni al mondo dei vampiri, non manca la consapevolezza del gioco con un mondo già estremamente sfruttato ma elaborato in forma di una sana commedia dark.

Dunque, consigliatissimo da vedere, e soprattutto (come ogni film di Burton) da vedere al cinema per assaporare al meglio la cura delle inquadrature, dei movimenti di macchina, delle ambientazioni. Anche se il film sta uscendo solo ora in sala… possiamo già prepararci a un sequel.

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