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21 Maggio 2012

Dire no all’omofobia: come e perché farlo

Legge Mancino
Dire no all'omofobia

Dire no all’omofobia

Ecco perché dire no all’omofobia: come farlo e perché bisogna farlo.

Nell’ambito della giornata internazionale contro l’omofobia, decretata con risoluzione del Parlamento Europeo del 2007,  il 18 Maggio 2012 è stato un giorno in più dire no all’omofobia.

Nell’intento di capire gli studenti del Collettivo Universitario Atenei in Rivolta di Reggio Calabria hanno organizzato la proiezione cinematografica del film Milk di Gus Van Sant con Sean Penn.

L’evento per dire no all’omofobia si è svolto alle 18 nell’aula magna della Facoltà di Architettura. Il film racconta la storia vera di Harvey Milk , attivista omosessuale che abita, negli anni Settanta, con il suo compagno nel District Castro, a San Francisco (USA).

Il negozio di fotografia Castro Camera, che i due aprono, diventa il punto di raccolta dei giovani omosessuali emarginati e diseredati del quartiere. La campagna contro l’intolleranza degli ultraconservatori spingerà Harvey Milk a candidarsi alle elezioni.

La lotta per dire no all’omofobia  – scrive il comitato organizzatore – innanzitutto una battaglia culturale e quale miglior luogo, se non l’università, da cui far partire il dibattito?

Semplicemente, Harvey Milk, è un’icona della parità dei diritti tra persone,  che ha lottato fino alla morte per i diritti dei gay e di tutte quelle minoranze bistrattate ed umiliate giorno dopo giorno, nell’America della fine degli anni ‘70.

E’ stato il primo consigliere omosessuale dichiarato ad intraprendere una carica pubblica negli States, diventando un’autentica bandiera per la libertà, una voce martellante capace di chiedere solo una cosa: pari diritti e opportunità per tutti.

Harvey Milk, eletto da Time come uno dei 100 americani più importanti ed influenti del secolo scorso, a trent’anni dalla sua morte viene raccontato da Van Sant in una pellicola toccante e dura, e ne esce rinato grazie alla prova sensazionale di Sean Penn. Un biopic capace di sbattere in faccia allo spettatore l’incredibile condizione sociale e politica dell’America degli anni ’70.

Un’America razzista ed apertamente omofoba, sotto il martellio di una campagna politica filo clericale portata avanti da Anita Bryant e John Briggs, sostenitori della temutissima Proposition 6, che paralizzò il dibattito americano per mesi. Si trattava di una legge che metteva al bando gli omosessuali dalle scuole pubbliche californiane, rimuovendo dall’insegnamento i gay e i loro sostenitori.

Fu un’autentica guerra per dire no all’omofobia che portò nelle strade centinaia di migliaia di americani, etero e omo, a manifestare contro una tal vergogna.

Harvey Milk riuscì, negli ultimi 8 anni di vita, a cambiare per sempre la condizione degli omosessuali negli Stati Uniti d’America.

Aveva passato i suoi primi 40 anni con il terrore di essere ’scoperto’ e giudicato in quanto omosessuale. Nella notte prima del suo 40° compleanno, in una stazione metropolitana, incontra Scott di cui si innamora. Harvey capisce che deve cambiare, che deve fare qualcosa per rendere la sua esistenza sensata. Parte così per San Francisco, finendo al quartiere Castro, che presto, grazie a lui, diventerà un vero e proprio punto di riferimento per tutti i gay d’America.

La vocazione di Harvey è l’attivismo politico. Diventa militante, capisce che per far cambiare davvero le cose deve riuscire ad entrare nelle stanze del potere. Si candida per tre volte, inutilmente, fino a che, grazie al nuovo ordinamento urbanistico ed elettorale della città, gli riesce il miracolo, e diventa consigliere per il 5° distretto.

Tra popolarità e campagne di odio, Milk, destreggiandosi mediaticamente e politicamente,  diventerà il portabandiera dei diritti omosessuali, tanto da riuscire a sconfiggere l’inattaccabile macchina ultraconservatrice.

Gus Van Sant ci fa rivivere, attraverso una dettagliata ricostruzione storica, con video d’epoca proprio questi anni.  Dagli arresti e rastrellamenti degli omosessuali nei bar americani alle immagini dell’immensa fiaccolata spontanea per le strade di San Francisco la notte in cui Milk venne ucciso.

Grazie alla sua sfrontatezza nel gridare “uscite fuori, fatevi vedere, non nascondetevi!”, gli americani compresero di avere amici, parenti o anche solo conoscenti omosessuali, in realtà non così diversi da come si pensava fossero e da come venivano descritti da una certa parte politica.

Furono gli anni della storica Freedom Day Parade del 25 giugno del 1978, antenata dell’attuale Gay Pride, e della nascita della Bandiera Arcobaleno, sventolata per la prima volta, ed eletta come simbolo dell’unità del movimento LGBT, proprio in quella occasione.

Gus Van Sant, a 30 anni da quel 1978 che sconvolse gli Stati Uniti d’America, ha il merito di riportare a galla una “storia” incredibilmente ancora attuale, riuscendo tra l’altro benissimo a renderla scorrevole, appassionante ed estremamente emozionante, tanto nel finale quanto in alcune scene sparse lungo l’arco della pellicola.

Diritti privati, negati e divisi, tra cittadini di Serie A e di Serie B, tra eterosessuali ed omosessuali. Diritti ancora oggi combattuti con le unghie e con i denti, in un mondo dove l’omosessualità è spesso ancora considerata reato, tanto da portare alla morte, fisica e mentale, decine di ragazzi e ragazze ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.

Melina Rende

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