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1 giugno 2012

Il Gay Pride va fermato per il terremoto?


Per molti l’aspetto carnevalesco del Gay Pride risulterebbe inopportuno, se manifestato in una terra  martoriata dalle scosse.

Diciassette morti, 15000 sfollati, più di 350 feriti. Sono le stime fornite dalla Protezione Civile in seguito all’ultimo forte terremoto che ha colpito la pianura Padana. Il clima di terrore e morte dilaga in Emilia e dai social network emerge la volontà di annullare il Gay Pride Nazionale del 9 Giugno, che dovrebbe tenersi proprio nel cuore della regione tormentata dai sismi, a Bologna.

Secondo molti italiani è possibile manifestare solidarietà e rispetto al popolo Emiliano solo attraverso l’austerità, il silenzio e il rigore in tutte le sue forme. In virtù di tale convinzione erano state proposte su Facebook, nei giorni scorsi, la cancellazione del Convegno Internazionale sulla famiglia, organizzato a Milano, e quella della parata militare del 2 Giugno. In ultimo, ieri, è giunta la richiesta di soppressione del Pride.

Penso che sarebbe un’ottima idea se la comunità LGBT italiana, invece di sfilare, andasse sui luoghi del terremoto a dare una mano“, ha scritto ieri su Twitter Ivan Scalfarotto, ed è sufficiente una veloce occhiata ai nuovi gruppi nati su facebook per capire quanto condivisa sia la sua opinione.

Il messaggio è chiaro: gli omosessuali dovrebbero rinunciare al brio, ai colori e all’esuberanza impliciti al Pride e dimostrare (almeno una volta?) di essere parte integrante di quella comunità che intende partecipare al dolore dell’Emilia, condividerne l’umore e ristabilirne l’equilibrio. Non farlo sarebbe offensivo, fuori luogo e confermerebbe la millenaria percezione che il popolo LGBT costituisca un popolo a sé stante, un microcosmo di diversa natura che non rispetta né rispecchia l’atteggiamento e la cultura del macrocosmo dell’Italia intera  in cui esso è contenuto .

La posizione è certamente ideologica, per quanto lo si possa negare. E del resto il Gay Pride è sempre stato guardato con sospetto e diffidenza dagli italiani comuni, che lo considerano un insulto al pudore e al decoro collettivi, un festival grottesco della sessualità deviata, ostentata volgarmente e irrispettosamente  in barba alla morale e ai mos maiorum del popolo tutto. L’espressione più ricorrente per definirlo è infatti Carnevale (:Carnevalata .

E Carnevale effettivamente sarebbe la definizione più corretta – se non le venisse attribuita accezione negativa – perché il Gay pride ne sfrutta le medesime forme espressive e i medesimi motivi simbolici in uguale funzione ideologica e rituale.

Michail Bachtin, un importante critico russo, pubblicò nel 1965 un saggio dal titolo “L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale”, nel quale illustrò magistralmente l’importanza del Carnevale come momento ritualizzato di espressione delle forze antagonistiche, vitali e alternative al sistema ufficiale e dominante di vita e di pensiero: «Nei contatti e nelle combinazioni carnevalesche entra tutto ciò che la concezione del mondo gerarchica extracarnevalesca teneva isolato, separato, diviso. Il carnevale avvicina,unisce, collega e combina sacro e profano, sublime e infimo, grandioso e meschino, saggio e stolto, e così via […] Il carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si oppone ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine. Volgeva il suo sguardo all’avvenire incompiuto».

E’ evidente che il Gay pride – esattamente come il Carnevale – rovescia i valori e le autorità, si fa parodia della convenzione, celebra l’uguaglianza e l’ineguaglianza nello stesso momento, abolisce le leggi sociali, i divieti e le limitazioni che vigono nella realtà e al contempo profana il sacro e lo riduce a connotati terreni mescolando l’osceno al parodico (il famoso burlesque).

Tutto ciò che per millenni è stato represso, soppresso, nascosto, emarginato, sminuito, mortificato, deriso, mistificato, condannato e disconosciuto emerge nel Carnevale tanto quanto nel Gay Pride, che in modi diversi eppure identici rendono possibile l’impossibile: il povero può essere ricco, grasso, Re; l’omosessuale può essere felice, mostrarsi liberamente e legittimamente, affermare il proprio amore senza che questi venga svilito dalle istituzioni e dagli organi di potere.

Va da sé che il modus del Gay pride non sia riconducibile alla vuota e scandalosa trasgressione che spesso gli si rimprovera, e piuttosto rappresenti l’espressione di un desiderio di visibilità omosessuale che le politiche, le morali e le religioni ostacolano negando alle coppie omosessuali di esistere, se è vero che qualcosa, per poter essere, deve essere riconosciuto.

Una volta chiarite le motivazioni dello svolgimento “colorato” del Pride, spesso criticato dalla massa e dai media, rimane sospeso il dubbio: è davvero utile, necessario o auspicabile annullare il Gay Pride in virtù dei morti e della catastrofe che si è abbattuta sull’Emilia?

Ne abbiamo parlato con Federica, lavoratrice e attivista lesbica che sostiene il Gay Pride e si oppone alla richiesta d’annullamento che è stata formulata da tantissimi sul web.

Come interpreti la richiesta d’annullamento dell’evento a causa dei morti del terremoto? La ritieni opportuna? 

Inizialmente ho pensato che la proposta di annullare l’evento fosse una scusa per togliere di mezzo qualcosa che risulta scomodo ai più, poi ho capito che la verità era di gran lunga peggiore:  i benpensanti italiani strumentalizzano le tragedie di questa portata per praticare quel buonismo e quell’attaccamento al pudore e alla morale che nella vita di tutti i giorni tradiscono. Paradossalmente per offrire solidarietà e rispetto a persone morte la tolgono a quelle vive che non l’hanno mai ricevuta, cioè agli omosessuali. Non ha alcun senso! Arrestare una manifestazione volta all’ottenimento di diritti fondamentali non significa riconoscere dignità alla morte né difenderne l’importanza, significa praticare la morte e disconoscere la dignità di alcuni cittadini italiani, piuttosto!

Perché il Gay Pride è così importante, per te?

Perché è l’unica possibilità di trovare spazio e voce all’interno di un paese che non vuole concedercene. Io e molti altri ci andiamo per dire che ci siamo, che siamo vivi anche se le istituzioni si comportano come se non esistessimo, come se fossimo morti. Ci mettiamo il cuore nella volontà di ottenere quei diritti che ci spettano in quanto cittadini italiani, contribuenti, lavoratori, frammenti di Stato. E soprattutto ci mettiamo la faccia, cioè la nostra identità, per far sapere che prima e al di là di essere omosessuali siamo le persone che incontrate ogni giorno per strada, per far sapere che potremmo essere il vostro medico curante, il vostro infermiere gentile, la vostra professoressa o la signora che lava le scale del vostro palazzo. Siamo persone come tutte le altre, che partecipano economicamente, socialmente, civilmente allo sviluppo del Paese e nonostante ciò godono di minori diritti. Questo è importante: dirlo, urlarlo con vitalità ed energia per scoppiare la bolla di silenzio in cui si compie quest’enorme ingiustizia.

Condividi le modalità di svolgimento del Pride anche in questo contesto o pensi debbano essere ridimensionate, adeguate al clima che si respira in Emilia a causa dei sismi?

Io credo che nelle persone – perfino in quelle omosessuali! (ironia portami via) – ci sia del buonsenso, quindi sono certa che i partecipanti alla manifestazione saprebbero riconoscere e tenere il comportamento migliore evitando gli atteggiamenti che potrebbero ferire o offendere gli emiliani. E’ chiaro che potrebbero esserci eccezioni – come ci sono sempre – con piume di struzzo fucsia al collo, ma sarebbero eccezioni, per l’appunto, certo non la regola. E a tal proposito ti confesso che a spaventarmi –  piume di struzzo a parte – è  l’eventualità che quell’eccezione, prevedibile e prevista, venga rappresentata dai media come unica realtà presente al pride, quindi che l’informazione venga falsata e nelle case degli italiani entri un’immagine omosessuale del tutto diversa da quella effettiva. Non mi stupirei se accadesse, è già successo, ma mi ferirebbe e amareggerebbe come ogni volta.

Quale sarebbe la tua reazione, se annullassero la manifestazione?

Se davvero lo annullassero, cosa che non penso accadrà, la mia reazione sarebbe di delusione e indignazione per il Governo e per i cittadini italiani.  La sacrosanta e legittima rivendicazione di diritti formulata dagli omosessuali non può, non sa né deve collidere con il rispetto per l’accaduto. Celebrare il diritto alla vita, alla vita vera nel pieno dei diritti individuali che ancora non possediamo, se possibile attribuisce più valore alla morte di quanto ne possa accordare la rinuncia al Pride. Il Pride è una cosa seria, pur non sembrandolo apparentemente per via della superficialità con cui lo si guarda. Permetterlo significa difendere la legittimità della nostra omosessualità, difendere le nostre vite che sono in corso e vengono limitate e inibite nella loro più piena espressione, non offendere la vita che si è persa! In più il denaro per il Pride è già stato speso, è un evento che si organizza da mesi, quindi sarebbe uno spreco annullarlo.

Cosa vorresti trovare al Pride? E cosa diresti a coloro che vogliono cancellare l’evento?

Vorrei che gli italiani dimostrassero sensibilità, onestà intellettuale, riflessione, partecipazione e solidarietà vere. Vorrei che si ragionasse sul Gay Pride e sulla tragedia che ha sconvolto il Paese senza scadere nella speculazione teoretico- ideologica, che si smettesse di fare tanto rumore per nulla e lo si iniziasse a fare per qualcosa di concreto e trasparente, di puro. Mi piacerebbe trovarci tutti, quel giorno, coesi e consapevoli dell’importanza e della giustezza della nostra posizione. Sarebbe bello se tutti condividessimo l’idea che agli omosessuali spettino gli onori e non solo gli oneri di essere cittadini di questo paese.

A chi vuole cancellare il Gay Pride direi che l’unico vero modo per rispettare la morte è rispettare la vita in tutta la sua magnificenza. Anche quella degli omosessuali.

E noi speriamo che ti sentano e i tuoi desideri si realizzino, di cuore. Grazie, Federica.

Per informazioni sul Pride bolognese: http://www.bolognapride.it/

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