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15 giugno 2012

Gay Pride 2012: un “Arcobaleno” di manifestazione

Le dichiarazioni rilasciate dai due comici Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, al settimanale Vanity Fair, hanno suscitato riflessione da parte della società: “Che senso ha il Gay Pride se essere gay è una cosa normale? Bisognerebbe celebrare la normalità di essere gay, non la diversità. Perché non c’è un Etero Pride? Se ci fosse, ci andrei”.

Purtroppo, non è proprio così semplice come dirlo, ancora oggi, in una società che si spaccia così innovativa e all’avanguardia c’è una ristrettezza mentale medievale.

Si è scavato affondo per spiegare il senso di questa parata che si ripete ogni anno: le origini del Gay Pride, risalgono ai così detti “moti di Stonewall; lo Stonewall Inn era un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village a New York, in cui la notte tra il 27 e il 28 giugno ’69, ci furono retate e sanguinosi scontri con la polizia, da questo episodio ci fu la nascita del movimento di liberazione gay moderno; non è una coincidenza, quindi, che il pride si festeggi ogni anno in giugno, ricordando le vittime di Stonewall e tutte le numerose vittime dell’omofobia mondiale.

A dare il via alle manifestazioni gay la città di Bologna il 9 giugno, trentamila manifestanti si soni incontrati a porta Saragozza, sede storica del circolo arcigay che 30 anni fa, fu il primo luogo pubblico in Italia ad essere concesso ad un’associazione omosessuale. Una manifestazione ricca di colori ed allegria, nonostante i toni bassi dovuti all’assenza di carri allegorici, per rispetto delle vittime e dei paesi colpiti dal sisma. “Al banchetto sono stati venduti 500 kg di Parmigiano in un attimo. Abbiamo dedicato il Pride all’Emilia colpita dal sisma e abbiamo rinunciato ai carri. Noi siamo orgogliosi di essere gay, trans, e lesbiche sensibili. Ci sarebbe piaciuto se un tocco di sobrietà ci fosse stato anche alla festa della famiglia del Papa. One family è uno slogan vecchio. Esistono tante famiglie e tanti colori“. Questo è stato il commento di Vladimir Luxuria. Tanti politici in piazza Maggiore, come:  Paola Concia (Pd), Francesca Puglisi, responsabile nazionale per le Scuole per i Democratici, assessori come Nadia Monti, Amelia Frascaroli e Gabriella Montera, i consiglieri  Zacchiroli (Pd) e Caty La Torre (Sel ed esponente di Arcilesbica) e il sindaco Virginio Merola. Pierluigi Bersani in una lettera dedicata alla manifestazione scrive: Non è accettabile che in Italia non si sia ancora introdotta una legge che faccia uscire dal far west le convivenze stabili tra omosessuali, conferendo loro dignità sociale e presidio giuridico, così come è intollerabile che questo Parlamento non sia riuscito a varare una legge contro l’omofobia e la transfobia.” Soddisfacenti risposte ,per questo messaggio, arrivano da Nichi Vendola e da Paola Cocia (Pd).

Mentre a Roma in questa settimana, prima del grande Gay Pride del 23 giugno,  si celebra la settimana della cultura arcobaleno, tutti i colori della bandiera Rainbow, giorno per giorno per una settimana verranno associati a diverse tematiche, si è iniziato con il rosso e man mano seguendo la bandiera per arrivare al bianco, non presente sulla bandiera e simbolo dell’annullamento delle differenze. Organizzata da Arcigay, Arcilesbica, Azione trans, Dì gay project, Gay center, Gay Lib, con il patrocinio della Regione della Provincia e del Comune. La location è il Teatro India, Lungotevere Gassman 1, e sarà scenografia di mostre, spettacoli, presentazione di libri, dibattiti che porteranno a far riflettere sul tema dei diritti, della libertà, del rispetto, e non solo verso gli omosessuali. Numerosi artisti per i concerti che faranno da contorno  come Malika Ayane, Marco Guazzone e Adonà Mamo.

Come molti hanno scritto su striscioni e t-shirt, per citare una frase di Lucio Dalla, (dopo la morte, soggetto a tante polemiche per la sua vita sentimentale e sessuale):  “Sì farà l’amore ognuno come gli va“.

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