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1 luglio 2012

Bologna, compie trent’anni il Cassero

Ha festeggiato il trentesimo compleanno il 28 giugno il Cassero, storica sede prima del Circolo di cultura omosessuale 28 giugno e ora dell’Arcigay bolognese: una ricorrenza che serve a ricordare come Bologna sia, tra le città italiane, da sempre in prima fila sui temi del riconoscimento dei diritti civili e della tutela delle minoranze.

Per capire appieno l’importanza di questo anniversario, occorre partire da un dato: il Cassero, per chi non lo sapesse, è stata la prima sede assegnata da un Comune italiano al movimento gay, grazie a Renato Zangheri e Renzo Imbeni, che nel 1982 erano rispettivamente sindaco di Bologna e segretario del PCI bolognese. Il 28 giugno dell’82 ci fu la consegna delle chiavi degli spazi del cassero di Porta Saragozza, che da allora e per vent’anni è stata la sede ufficiale del Circolo di cultura omosessuale (poi Arcigay) e dell’omonimo locale aperto al pubblico, fino a quando, nel 2002, l’allora sindaco Guazzaloca decise lo spostamento nell’attuale sede della Salara, all’interno della Manifattura delle Arti. Questa decisione mise fine una volta per tutte alle polemiche che sin dal 1982 avevano segnato la vita del Cassero, polemiche sollevate da esponenti della Curia e del mondo cattolico bolognese, per i quali era inconcepibile che in un luogo dal quale passava la processione della Madonna di San Luca avesse sede proprio il movimento gay.

Oltre ai vecchi dissidi sull’ubicazione della sede, nel corso degli anni si è assistito a numerosi altri attacchi contro il Cassero, provenienti specialmente dai partiti dell’opposizione di centro-destra: ultimo in ordine di tempo, quello portato dal consigliere regionale del Pdl Galeazzo Bignami e dal capogruppo in Comune dello stesso partito Marco Lisei, che hanno contestato la giustezza dell’assegnazione di fondi pubblici al Cassero, sostenendo che il circolo è una discoteca più che un luogo di attività legate al sociale, e minacciando di rivolgersi alla Corte dei Conti e alla Procura. Alla fine anche il Pd ha in parte ceduto, e ha deciso che il Cassero dovrà pagarsi da solo le bollette, prima spartite a metà con il Comune.

Con buona pace dei critici più o meno interessati, l’attività svolta dal Cassero non è riconducibile soltanto al locale, che ne rappresenta solo la parte più visibile: le iniziative legate alla tutela delle minoranze, in particolare LGBT (acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), sono numerose, e fanno riferimento ad aree anche molto diverse tra loro, come quella della salute, quella giuridica, quella politica, quella artistica e quella della comunicazione. I servizi offerti sono molti ed evidentemente di notevole importanza, tanto che lo stesso assessore alla Cultura Alberto Ronchi ha ammesso, tempo fa, che il Comune ha bisogno del Cassero perché da solo non sarebbe in grado di garantire tutti quei servizi. Un’esperienza sicuramente positiva, quella di questi primi trent’anni di vita, un’esperienza che si spera possa proseguire ancora a lungo, possibilmente senza le polemiche, per lo più pretestuose, che l’hanno accompagnata fino ad oggi.

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