• Google+
  • Commenta
18 Maggio 2012

Doping: un problema sociologico

Il significato e le origini della parola “doping” non sono molto chiare,ma  probabilmente questa parola ha la stessa età dello sport, quando l’uomo ha desiderato confrontare le proprie abilità e capacità con i suoi  simili o con gli animali  e, per farlo, ha iniziato ad aiutarsi con qualsiasi sistema.

I partecipanti al Seminario “Doping nello sport e ambivalenze organizzative: un’indagine sociologica”, moderato dal Professor Bonazzi dell’Università degli Studi di Torino,hanno cercato di fare maggiore chiarezza sul termine soprattutto analizzandolo da un punto di vista sociologico e le sue conseguenze sulla salute.

Il Professor Nicola Porro, sociologo dell’Università di Cassino si è soffermato per primo sulle dinamiche sociali , che possono indurre l’atleta a fare uso di sostanze non lecite per potenziare il proprio rendimento agonistico,ai fine del successo,della fama,del guadagno( gli sponsor pagano molto bene i campioni dello sport ,ma solo quando il campione vince), e dell’affermazione di sé.

Senza tener conto l’aspetto più importante:la salute. (vedi anche http://www.controcampus.it/2010/05/doping-tanti-muscoli-poco-cervello/ e http://www.controcampus.it/2011/04/convegno-sportivo-roma-tre/)

Infatti gran parte delle “sostanze illecite” assunte dall’atleta per scopi ergo -genici,ovvero per migliorare le prestazioni sportive o “mascheranti” nei confronti dei controlli antidoping, possono causare aritmie cardiache di ogni tipo, a breve, medio e lungo termine, modificazioni patologiche e metaboliche, endocrine, ioniche indotte dalle sostanze stesse o dai cosiddetti cocktails (anabolizzanti insieme,ad esempio,ai diuretici).

Soprattutto gli anabolizzanti,stra-utilizzati, in quanto molte molecole non sono neanche ricercate nei test antidoping, (fra cui il diffusissimo  e purtroppo famoso nandrolone), che generano ipertrofie cardiache, spesso mortali. Gli effetti collaterali cardiaci più noti sono stati descritti come fenomeni di tromboembolia cerebrale   e come casi di infarto del miocardio , di morte improvvisa, da occlusione trombotica delle coronarie.

Gli eventi aritmici avvengono frequentemente durante l’ attività fisica,e sono rappresentati da fibrillazione atriale ,ectopia sopra e ventricolare.

Altre sostanze  che accrescono la disponibilità tissutale di ossigeno sono rappresenatate da emoglobine sintetiche ad origine umana ed animale , dai perfluorocarburi (PFC) utilizzati localmente in angioplastica coronarica:   sostanze che sono oggetto di forte interesse medico.

Ma questa pratica sleale e antisportiva veniva già praticata,ovviamente in maniera diversa,ai tempi dei gladiatori romani; la storia ci informa di preparati a base di frutta fermentata a elevato contenuto alcolico, di alimenti preparati con interiora  di toro , di estratti di passiflora e tiglio. Insomma dei praparati di una certa  efficacia farmacologica assunti dai combattenti prima di scendere dell’arena dell’anfiteatro Flavio!

Ma la prima morte documentata di un atleta per l’uso di sostanze dopanti risale al 1896:protagonista in negativo il ciclista Arthur Linton, durante la corsa Bordeaux-Parigi, fu colpito da una crisi cardiaca in seguito ad overdose di stimolanti.

Nei primi anni del ‘900 fu molto in uso, soprattutto tra i ciclisti, la pratica di preparare e consumare le cosiddette “bombe“: miscugli di stimolanti naturali o artificiali diluiti  con vino o acqua. Nel 1967 la morte dell’atleta Tommy Simpson,  al traguardo della tappa del Mont Ventoux del Tour de France, colpi fortemente l’opinione pubblica;il ciclista aveva assunto una dose  di amfetamine e morì a causa di un collasso cardiocircolatorio.

Dalla morte di Simpson fino ai nostri giorni la storia del doping ha purtroppo registrato molti altri momenti drammatici,come quello relativo al periodo della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Durante quel periodo lo scontro e il desiderio smodato di supremazia tra le due superpotenze passò anche attraverso la voglia di mostrare a tutto il mondo che la superiorità in materia sportiva attraverso la rivendicazione di possedere i giovani atleti più belli,più forti e più sani. Sia per  gli atleti russi che per quelli americani furono impiegati i prodotti più pericolosi,che incidevano anche sullo sviluppo fisico e sessuale di un/una giovane.

Tutto questo ,senza alcuno scrupolo da parte dei ricercatori,come se si lavorasse e sperimentasse su delle cavie da laboratorio,in nome del progresso scientifico,scientifico criminale!

La storia quindi parla chiaro,per questo coloro che hanno preso parte al Seminario,si sono soffermati sull’aspetto sociologico,oltre che su quello strettamente medico, e sulla sua importanza,ricostruendo,come ha fatto il maestro di sport Alessandro Donati  casi ormai provati di doping nella storia dello sport di che conta, documentata con atti ufficiali di stato sentenze giudiziarie, riscontri di indagini delle forze dell’ordine.

 

Il giurista Prof. Claudio Sarzotti , dell’Università di Torino, e il magistrato Dott. Colace (Procura della Repubblica presso Tribunale di Torino) hanno discusso  di diritto sul tema del doping e commentando recenti vicende e sentenze, che hanno fatto e stanno facendo discutere l’opinione pubblica, relative all’uso di sostanze soprattutto nell’ambito del ciclismo e del calcio.

Difatti la situazione attuale non è molto incoraggiante: Il fenomeno del doping è purtroppo  diffuso. Esistono i controlli (talvolta molto difficili, soprattutto in ambito amatoriale),  le sanzioni in ambito agonistico, ma è altrettanto importante che tutti i giovani,sia gli sportivi occasionali che gli amatori conoscano i gravi rischi per la salute che la pratica del doping causa.

 

Ha concluso l’incontro l’intervento di Livio Berruti, vincitore nella corsa dei 200m ai Giochi Olimpici di Roma nel 1960,(battendo il record)  ricordando la propria esperienza di atleta in un periodo storico in cui il doping era sicuramente meno diffuso: “Auspico maggiore chiarezza nella distinzione tra sostanze ammesse e non, oltre a una più estesa e capillare azione giudiziaria nei confronti dei trasgressori.”

Questo ha dichiarato il campione a Maurizio Gottin, Medico dello Sport USL7 della Regione Piemonte.

Ma il punto centrale del Seminario e  della questione doping è il voler  apparire un campione a tutti i costi senza la voglia,o lo spirito di sacrificio, di allenarsi correttamente,che spinge erroneamente e anche stupidamente qualcuno a cercare aiuto nel doping. (http://www.controcampus.it/2012/04/la-non-cultura-del-risultato-a-tutti-i-costi-nei-giovani-atleti/)

Fondamentale risulta essere quindi la prevenzione del fenomeno,dopo ovviamente alla conoscenza di esso ,soprattutto tra i giovani,in ambito familiare,in primis ma anche in quello scolastico,nelle società sportive e da parte degli esperti del Servizio Sanitario Nazionale.

Google+
© Riproduzione Riservata