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30 maggio 2012

Erasmus? No, grazie

Un’esperienza di studio all’estero, oltre ad essere formativa dal punto di vista universitario-professionale, lo è sopra ogni cosa dal punto di vista umano e caratteriale. Questo si sa, lo dicono tutti.

Eppure, nonostante i punti giocati a favore del Progetto Erasmus da parte degli intervistati delle ultime settimane, la classe studentesca si compone anche di una buona percentuale di studenti che dicono no al Progetto, concepito come poco “utile”, e non sempre produttivo.

Controcampus ha incontrato Matteo, laureato in Ingegneria elettronica nel 2010, che sta ora ultimando l’ultimo anno del Corso di Laurea Magistrale presso l’Università Politecnica delle Marche.

INTERVISTA A MATTEO M.

Conosci il Progetto Erasmus?

Certo! Ho degli amici che hanno partecipato e ne sono rimasti entusiasti.

Perché allora ti sei sentito di rinunciare a questa opportunità?

Non l’ho reputata utile al mio percorso formativo. Valutando la mia scarsa conoscenza delle lingue straniere, ho concluso che mi avrebbe portato via del tempo, e probabilmente non sarei stato fedele alle scadenze che mi sono prefissato cogli studi. Nel frattempo però l’ho studiato l’inglese! Ed ho anche conseguito buoni risultati nel mio campo di azione. In sostanza ho preferito laurearmi nel più breve tempo possibile con l’idea di proseguire la mia formazione all’estero una volta laureato.

Credi che l’esperienza Erasmus “rallenti” in qualche modo la carriera universitaria?

Dipende! Io ho preferito fare questo tipo di valutazione essendo conscio di un mio “limite”, ma ho amici che non hanno trovato ostacoli nel confrontarsi con una realtà multiculturale.

Nonostante tu abbia scelto di non partecipare al Progetto Erasmus, ti sarai sicuramente fatto un’idea generale sull’esperienza di studio all’estero. Ecco, sostieni sia questa costruttiva? In che modo?

Pur avendola vissuta in terza persona, credo che questa sia un’esperienza umanamente costruttiva a 360°.
Sono più scettico per quanto riguarda la preparazione professionale.
I fattori in gioco che influiscono su questo aspetto sono molteplici e non penso sia possibile, almeno per alcuni di essi, fare una stima a priori. Tra i fondamentali fattori che influiscono sulla preparazione dello studente all’estero credo che al primo posto vada messa la scelta dell’Ateneo, il contesto scolastico/culturale con il quale ci si confronta, la qualità dei docenti ospitanti ..

Ci tengo a dire inoltre che l’Erasmus non deve a mio parere essere una esperienza fine a se stessa, ma il bagaglio acquisito dovrebbe essere condivisibile e rivendibile (specialmente in uno scenario lavorativo).
Uno studente che si avventura in un’esperienza di questo tipo dovrebbe viverla con la voglia di integrare la sua formazione in un contesto globalizzato, non con l’incoscienza di chi vuol fuggire senza sapere quello che cerca davvero.

 

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