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19 Maggio 2012

“Facciamo da soli”: il nuovo libro di Francesco Gesualdi

Il nuovo libro di Francesco Gesualdi racconta come e perché – irrimediabilmente fallito il presente modello di sviluppo – sia tempo di fondare una nuova economia “del paradiso”, in cui a una produzione e a un consumo più sobrio e sostenibile, si affianchi il lavoro diretto dei cittadini per la comunità. Questo permetterebbe di soddisfare in gran parte i bisogni sociali primari – come salute e istruzione – e sostituire soprattutto al denaro la coesione sociale, che non si può giocare in borsa.

Questo modello di sviluppo ha trascinato il mondo in una crisi di cui non si vede la fine: è arrivato il momento di “fare da soli”. L’ultima riflessione di Francesco Gesualdi, padre nobile del consumo critico e dell’economia solidale, riavvolge il nastro, per rileggere prima in modo magistrale la genesi della crisi e per proporre poi una nuova strada: la fondazione di una nuova economia “pubblica”, ovvero per tutti e non per pochi, locale e sostenibile, che possa -davvero- essere  indifferente ai sussulti dell’economia globale e abbandonare il mito della crescita.

Ma come fare? Gesualdi lo spiega con semplicità e chiarezza. Il lavoro salariato non è l’unica via per provvedere ai nostri bisogni. La pietra angolare di questa “economia del paradiso” è invece il lavoro di comunità, in cui ciascuno lavora non solo per sé, ma per il benessere comune. Far funzionare i servizi pubblici con il lavoro di tutti, permette così a ciascuno di usufruire dei servizi di base gratuiti, dall’istruzione alla salute. Una strada che valorizza le relazioni e il senso di appartenenza alla società.

“Il lavoro -scrive Gesualdi- è la risorsa più abbondante…, la fonte originaria di ogni ricchezza. Non utilizzare il lavoro diretto dei cittadini è come morire di sete accanto a un pozzo. Se tutti mettessero a disposizione della comunità anche solo poche ore a settimana potremmo soddisfare qualsiasi bisogno sociale, produttivo o ambientale, senza dipendere dalla crescita dell’economia generale”.

Una rivoluzione che muove da scelte precise: quelle di liberarci dal debito pubblico e di convertire la produzione in senso sostenibile e locale. Le aziende -spiega Gesualdi- non dovranno preoccuparsi tanto del loro bilancio economico ma soprattutto del bilancio sociale e ambientale, dell’uso delle risorse energetiche e delle materie prime. Allo stesso modo i cittadini devono liberarsi dalla schiavitù dei consumi e del possesso, recuperare il senso della sufficienza, acquistando il giusto e producendo meno rifiuti. Un libro che lascia al lettore l’impressione di avere la soluzione a portata di mano.

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