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16 maggio 2012

Falsato e sofisticato: sinonimi in tempi di crisi


Continuano gli appuntamenti nella Basilica di S. Maria delle Grazie a Milano per la manifestazione, sponsorizzata dagli Editori Laterza, L’Italia dopo l’Italia. Questa volta, 9 maggio, dal pulpito reso laico per una sera parla Barbara Stefanelli, dal 1990 al Corriere della sera come giornalista per gli esteri, da due anni vicedirettrice.

La sua relazione, dal titolo “Moda e desigh: ascesa e declino del made in Italy”, è incentrata sul tema scottante in questi tempi di crisi della situazione dell’artigianato artistico del Bel paese. Stefanelli traccia il percorso che in Italia ha avuto l’artigianato di qualità, l’industria tessile, il lavoro sul legno, oreficeria, moda, design e creatività in genere, ciò che insomma è uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati del nostro paese in tutto il mondo.

Nomi illustri hanno portato con i loro cognomi italiofoni la nostra bandiera all’estero, fin dai tempi più antichi. Come dimenticare gente come Stradivari, i cui strumenti sono attualmente in esposizione nei più prestigiosi e rinomati musei di tutto il mondo, già all’epoca richiesti dai più grandi principi, re e facoltosi mecenati dell’epoca, acquistati a peso d’oro centuplicato dalle maggiori banche mondiali.

Come dimenticare il nome di Valentino, fresco di compleanno, che ha speso l’intera vita nel portare all’estero lo stile italiano del ben vestire, dando vita a vere e proprie opere d’arte in tessuto. Impossibile non essere orgogliosi dei maestri orafi che hanno foggiato e foggiano gioielli che rendono maestosi luoghi come il museo del tesoro di S. Gennaro a Napoli, tre piani di oro e pietre prezione incasconate con arte senza pari.

Eppure tutta questa tradizione, maestria, arte applicata al lusso e alla celebrazione della bellezza è in pericolo. Moltissimi marchi del made in Italy sono finiti sotto le mire delle holding estere e della lucrosa industria del falso. Possono rimediare i napoletani con il loro geniale “falso garantito napoletano” che riempie le bancarelle lungo i viali che danno accesso alla stazione centrale della città? No a quanto pare, visto che molti dei nostri creativi lavorano per aziende straniere, tantissimi dei nostri marchi sono stati fagocitati da brend stranieri, mentre in altre nazioni, come ad esempio la Francia, questo fenomeno è arginato e non solo, sono proprio gli arginatori i massimi acquisitori del nostro know how.

Non aiutano certo i forti costi legati a produzioni artigianali di qualità, abbattuti totalmente dall’industria del falso, che da varie parti del mondo invade i mercati, anche il nostro paradossalmente, propinando prodotti che di Made in Italy ha solo il significato della scritta, neanche l’inchiostro.

Le soluzioni si trovano, secondo Stefanelli, nella tutela dei marchi, proprio come fanno altrove, e nella coltivazione di nuovi talenti da parte delle scuole d’artigianato, per continuare a garantire prodotti d’eccellenza inimitabili per qualità e risultato. Restano dei dubbi: c’è la volontà politica di garantire il nostro saper fare? Ma soprattutto, non è che ormai stiamo assistendo ad un declino che altro non è che l’inizio di una fase di transizione che vede la crescita di nuovi protagonisti nell’universo della qualità dell’artigianato?

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