• Google+
  • Commenta
23 Maggio 2012

Francia – Italia, 1 – 0

Questa settimana Controcampus incontra Mauro, ex studente dell’Università di Roma La Sapienza, ed ex studente Erasmus presso l’Université de Provence in cui oggi frequenta un corso di Laurea Specialistica in Lettere.

 

INTERVISTA a Mauro G.

Com’è iniziata questa avventura?

Mi piace dire che è iniziata quasi per caso, con un po’ di incoscienza. Quando non si è abituati a viaggiare, a parlare lingue straniere, c’è un fattore di scoperta particolarmente esaltante. La scoperta più grande è stata quella di poter cambiare le proprie cognizioni dello spazio: di colpo, nel giro della prima settimana da studente Erasmus, mi ero reso conto che lo spazio vissuto da me non era più soltanto quella piccola parte d’Italia in cui facevo la staffetta tra casa dei miei genitori e la sede universitaria, ma che avevo l’opportunità di far parte di uno spazio plurale: l’Italia, il Mediterraneo occidentale, l’Europa, ecc. Questo è stato l’elemento di crescita maggiore, perché mi ha permesso di moltiplicare i miei punti di vista.

Quand’è che hai deciso di iscriverti ad un corso di Laurea Specialistica in Francia?

Non saprei dire il momento preciso. Forse l’ho sempre saputo a partire dal momento in cui ho scoperto, all’inizio del mio Erasmus, che lo Stato francese mi stava dando non solo un alloggio universitario a 150€, ma anche un contributo (si chiama APL, Aide Personnalisée au Logement) di 40€ per il pagamento di quella quota. Le APL sono un aiuto dello stato concesso a chiunque ne abbia bisogno: studenti, famiglie con scarse risorse economiche, ecc. Da allora ho pensato che è preferibile vivere, lavorare e pagare le tasse in un Paese in cui sia presente uno stato sociale che rende la vita più umana, meno difficile. Non che la Francia sia un paradiso, ma non è l’inferno che viviamo noi giovani in Italia. Insomma, il problema è che andare all’estero conviene.
E poi c’è Marsiglia che nel 2013 sarà capitale europea della cultura. Quando ho scoperto questa città-mondo, così variata e problematica, ho capito che qui sta succedendo qualcosa, si sta costituendo un’umanità senza frontiere che avevo voglia di conoscere da vicino.

Cosa può offrirti la tua università attuale rispetto alla collega italiana?

Una precisazione: l’Université de Provence ha sede a Aix-en-Provence e a Marsiglia. Io abito a Marsiglia, ma la facoltà di lettere si trova ad Aix, quindi faccio avanti e indietro con una navetta che percorre i 30 km di distanza tra le due città in 25 minuti.
Complessivamente, devo dire che nella mia università attuale ho trovato molta più disponibilità all’ascolto dalla parte dei professori. La Sapienza, nella sua confusione, emargina gli studenti e li lascia soli. In un certo senso, l’esperienza romana è stata come un servizio militare. Ora qui mi sento molto più stimolato: sento che sto facendo un percorso mio, che sto costruendo un sapere personale in una società e frequentare le biblioteche è molto più facile. Non pensavo che la voglia di studiare, che la Sapienza mi aveva fatto passare, potesse tornare grazie ad un ambiente meno difficile.

In compenso, devo dire che alla Sapienza gli studenti riescono a creare molti più momenti di condivisione rispetto alla mia nuova università. È strano, ma qui non ho quasi mai visto un’assemblea di facoltà. Eppure ci sono sindacati studenteschi sostenuti dai partiti e le elezioni dei rappresentanti degli studenti sono molto più partecipate che alla Sapienza. Come se a Roma non riuscissimo a far tesoro della nostra capacità di sentirci una comunità studentesca.

C’è qualcosa che ti senti di consigliare agli studenti italiani che vorrebbero intraprendere il tuo stesso percorso?

Onestamente non mi va di dire ai miei coetanei cosa è meglio fare. Secondo me la nostra generazione deve riuscire a liberarsi di una cattiva forma di pensiero ereditata dalle vecchie generazioni di dinosauri che amministrano l’Italia, che è un paese vecchio che pensa da vecchio. In cui anche i giovani pensano da vecchi. Dovremmo riuscire ad aprire la nostra mente, il pensiero, la creatività, praticando il dialogo ogni giorno e (pre)occupandoci della società, di quello che ci sta intorno. L’esperienza all’estero può rivelarsi utile in questo senso. Ma non basta. Dobbiamo essere curiosi, curiosi dell’altro, cercarci e discutere. E quindi essere vigilanti, e responsabili di quello che ci succede intorno.

Mauro è inoltre redattore presso Il Giornale di Letterefilosofia.it, di cui cura la rubrica Perché all’estero è meglio, dove, come dice lui stesso, prova a gettare uno sguardo critico (e polemico) sulla vita della Sapienza.

http://www.letterefilosofia.it/category/rubriche/estero-meglio/

 

 

Google+
© Riproduzione Riservata