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6 maggio 2012

Il cinema guarda al Medio Oriente

Ormai il futuro lo si può percepire paradossalmente nei luoghi fortemente ancorati alle tradizioni e dove il passato è ancora oggi tangibile. Gli uomini con in mano  strumenti super tecnologici, guardano questo mondo con un occhio sempre più affascinato. La molteplice simbiosi di colori uniti ad un punto di vista totalmente diverso dal nostro, fanno crescere la voglia di guardare e scoprire cose inimmaginabili. E chi meglio dell’arte può rappresentare tutto questo.  È ben noto che il cinema d’avanguardia è quello Arabo, strettamente connesso all’evolversi della società. E quando si parla di emancipazione in Medio Oriente, viene subito di far riferimento alle donne, che sono state martoriate per secoli. Ma in ogni caso, anche questo modo di vedere è una tradizione che sta diventando sempre più obsoleta e inaccettabile.

Difficile affermare che sia una vera ribellione da parte di donne, che sono costrette a portare il velo, negando la bellezza e , annullando quindi se stesse e tutto ciò che le caratterizza. Non sono libere di urlare tutte insieme, perché potrebbero andare in contro alla tortura e nei casi peggiori alla morte, ma con la giusta dose di coraggio e pazienza l’obiettivo potrebbe avvicinarsi.

Nel film “la sorgente dell’amore”, il regista  Radu Mihaileanu, attraverso citazioni di “le mille e una notte”, rappresenta una storia vera, di donne che dovevano salire a piedi una montagna per arrivare alla sorgente per prendere l’acqua che serviva alle funzioni quotidiane. Dovevano percorrere strade dissestate, dove era molto facile cadere, a causa di questi incidenti molte donne hanno perso innumerevoli bambini che portavano in grembo. Mentre gli uomini passavano ore a crogiolarsi tra di loro, mortificandosi perché la disoccupazione dilagava. A  questo punto si può affermare che la regia è più vicina al documentario, infatti gli spunti sono autentici e percettibili dal momento che è ambientato nei giorni nostri.  Fino a quando la protagonista Leila (Leila Bekhti) e la vecchia lupa (Biyona) decidono di protestare, e combattere per avere uno acquedotto nel villaggio. Leila è una donna che arriva dal Sud, sposandosi con Sami (Saleh Bakri) maestro di scuola, le insegnerà a scrivere e amare, contraddistinguendosi dagli altri uomini abituati a non rispettare le donne.

Ma il regista, attraverso questo film, non vuole scaturire una lotta tra uomo e donna, bensì una battaglia fra tradizione e buon senso, senza forzature morali “occidentali”, non prende una posizione .  Mostra solo un certo totalitarismo nell’intransigenza della visione fondamentalista del Corano, che talvolta ne viene distorto il messaggio, e l’importanza rituale e pratica nella comunità arabo-musulmana.

Si fanno continui riferimenti alla siccità della terra, metafora dell’incapacità di comunicare e amare. Leila per protestare inaugura lo “sciopero dell’amore”, cercando di far aderire tutte le donne del villaggio, non sarà facile perché generalmente a quei tipi di uomini se gli si toglie qualcosa, se lo riprendono con la violenza, poiché il sesso è sempre stato il mezzo con il quale hanno espresso il loro dominio. Ma il bello di queste donne è che nella negazione di tale potere, gli fanno capire che non basta possedere un corpo per possedere l’animo umano. A questo punto le donne, si appropriano della loro dignità, ed ecco che  i ruoli si invertono.

Nel film la vita è la morte corrono parallelamente su di un filo molto sottile. Sin dalla prima scena, c’è un bambino che muore perché la madre cade bruscamente nei pressi della sorgente e una donna dà alla luce un bambino. Come è sottile il filo tra il passato e il futuro, la scena che culmina questa unione è quando la vecchia lupa si trova su di un cammello con il cellulare, dando la colpa al povero animale perché muovendosi ha fatto perdere il segnale. Questa scena cristallizza l’equilibrio tra dramma e commedia, senza mai cadere nel ridicolo. Il film è uscito in Italia il 9 Marzo 2012, non ha riscosso molti incassi, perché probabilmente questa cultura la sentiamo ancora molto lontana, malgrado tutto, non è surreale dire che anche la nostra terra è ancorata alle vecchie tradizioni.

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