• Google+
  • Commenta
21 Maggio 2012

Immigrazione e integrazione attraverso la parola poetica

Può la poesia essere una via per l’integrazione? A questa domanda prova a rispondere Le lingue si parlano. Poesia dal mondo, volume di poesie edito da Bonaccorso presentato il 19 maggio scorso a Verona. Frutto di un laboratorio iniziato numerosi anni fa e ancora attivo alla Casa di Ramia del Comune di Verona, questa raccolta di versi è una scrittura corale sull’immigrazione che dà voce alle esperienze individuali di dieci autrici e un autore provenienti da Germania, Marocco, Brasile, Bulgaria Serbia e Italia (Livia Alga, Maria Grazia Chinato, Irmgard Victoria Hartung, Elisabeth Lisa Jankowski, Živoslav Miloradović, Evelina Pershorova, Morena Piccoli, Najat Rezki, Dinha Rodrigues, Mercedes Spada e Donka Voynova).

Il viaggio verso una nuova patria può essere una scelta o una necessità ma porta sempre con sé i temi della memoria, della famiglia, dei luoghi, delle parole e degli oggetti perduti. “Il libro ripercorre un vissuto che solo in parte si esprime nella lingua materna” scrive Elisabeth Lisa Jankowski nella prefazione, “e lentamente incamera sempre più frammenti della lingua italiana, finché non diventa essa stessa quella lingua che origina pensiero e sentimento che non sarebbero più esprimibili nella lingua d’origine”.

La necessità di rivolgersi alla poesia come mezzo espressivo nasce dall’esigenza di sfuggire agli stereotipi sull’immigrazione, “aprendo varchi per parlare di sé, di spostamenti tra le geografie e le culture, per entrare in relazione con il mondo dell’altra senza ricalcare i percorsi della retorica del multiculturalismo” spiega Livia Alga nella postfazione. Abbandonare le dicotomie oriente/occidente, religioso/ateo diventa la strada per percorrere un nuovo orizzonte creativo, in cui la soggettività non è appiattita nelle culture di origine degli autori (che si tratti del nord Europa o del sud del mondo), ma diventa il vissuto individuale esprimibile solo attraverso la poesia.

In un’Italia sempre più multiculturale occorre essere pronti non ai respingimenti in mare ma all’integrazione sul territorio, e questa passa anche attraverso strade inattese come la parola poetica.

Google+
© Riproduzione Riservata