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3 Maggio 2012

“In silico enzyme design and screening”: un convegno internazionale organizzato dall’Università degli Studi di Trieste.

Nuovi catalizzatori biologici per lo sviluppo di un’industria più sostenibile: chimica e biotecnologie assieme per il successo della “bio-economia” europea.

Martedì 8 e mercoledì 9 maggio, presso la foresteria dell’ICTP di Grignano – INTERNATIONAL CENTRE FOR THEORETICAL PHYSICS – avrà luogo il convegno internazionale “In silico enzyme design and screening”, cui parteciperanno scienziati provenienti da 12 nazioni diverse (Europa, Asia e America). Il convegno è organizzato dal Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Trieste.

L’obiettivo è quello di discutere le nuove strategie scientifiche emergenti per lo sviluppo di enzimi e bio-catalizzatori da utilizzare in processi industriali innovativi su cui si fonda la “bio-economia” europea.
Il congresso conclude i 3 anni del progetto europeo “IRENE” (In silico Rational Engineering of Novel Enzymes), coordinato dalla professoressa Lucia Gardossi del Dipartimento di Scienze chimiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Trieste.
http://www.irene-fp7.eu/

Il progetto, finanziato dalla Commissione Europea e l’Agenzia della Federazione Russa per la Scienza e l’Innovazione, ha consentito a nove centri di ricerca di eccellenza europei e russi, assieme al leader mondiale dell’industria degli enzimi (la danese Novozymes) di mettere a punto nuovi metodi computazionali e biotecnologici per lo sviluppo di “bio-catalizzatori” industriali più efficienti. Grazie ad un finanziamento complessivo di 4 milioni di Euro, gli 11 Partners del progetto IRENE hanno potuto finanziare complessivamente 25 tra programmi di dottorato e contratti di formazione post-dottorato per giovani ricercatori di diverse nazionalità.

Da più di vent’anni il Laboratorio di Biocatalisi Computazionale ed Applicata dell’Università di Trieste guidato dalla prof. Lucia Gardossi con la collaborazione della prof. Cynthia Ebert, studia queste proteine provenienti da fonti biologiche e che già oggi consentono di produrre biocarburanti, polimeri, farmaci, ma anche trasformare scarti agricoli e alimentari in materiali o energia. L’elevata selettività ed attività di questi bio-catalizzatori proteici consente un utilizzo più efficiente delle materie prime eassociato ad un risparmio energetico.
Per questi motivi negli ultimi decenni esiste un crescente interesse verso i bio-catalizzatori che, ispirandosi ai processi degli organismi viventi, coniugano biotecnologia e chimica in un’ottica di maggiore sostenibilità ed efficienza. A tal riguardo, la Commissione Europea ha identificato le Biotecnologie Industriali, che comprendono la biocatalisi, come uno dei sei settori chiave per i futuri investimenti nella ricerca e sviluppo.

L’obiettivo è quello di favorire il consolidamento della così detta “bioeconomia” entro il 2020. Va sottolineato che la “bioeconomia” europea è già una realtà ben concreta, con un mercato pari a 1600 miliardi di euro e comprendente 22 millioni di posti di lavoro. La nuova frontiera della bioeconomia è rappresentata dalle “bio-raffinerie”, dei sistemi industriali integrati dove biomasse, tecnologie chimiche e biologiche vengono applicate per convertire materie prime rinnovabili in prodotti completamente svincolati dal petrolio o altri fonti di carbonio non-rinnovabili.

Va per esempio ricordato che nei prossimi mesi in Italia verrà messo in funzione uno dei primi impianti al mondo che consentirà la produzione di bio-etanolo mediante tecnologie enzimatiche a partire da materie prime non utilizzabili a scopi alimentari. Enzimi altamente evoluti sono in grado di trasformare arbusti o scarti forestali in zuccheri che vengono successivamente fermentati in etanolo. Tale tecnologia consente di superare la discussa competizione tra bio-carburanti e cibo per l’utilizzo del suolo.
Accanto ai biocarburanti, questi enzimi “bio-catalizzatori” vengono ormai impiegati di routine per aumentare la purezza e sicurezza di molti farmaci ma anche per applicazioni quotidiane all’interno delle nostre case. Infatti i moderni detersivi e le formulazioni antimacchia non sono altro che cocktails di enzimi in grado di “digerire” i residui di cibo a temperatura ambiente e senza la necessità di detergenti aggressivi. Anche in questo caso il vantaggio è duplice: risparmio energetico e minor impatto ambientale.
Infine, una curiosità: anche il tessuto dei jeans che indossiamo viene decolorato e reso più morbido da una miscela di enzimi.

Per informazioni: prof.ssa Lucia Gardossi
Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche
Universita’ degli Studi di Trieste
e-mail: gardossi@units.it
cellulare: 340 6485508
tel. +39 040 558-3103/3110
fax +39 040 52572
http://www.dscf.units.it/ricerca_grp.php?name=gardossigroup

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