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28 Maggio 2012

Kofi Annan in Siria dopo la strage di Hula

È arrivato oggi a Damasco Kofi Annan. L’ex segretario generale dell’ONU, oggi inviato speciale congiunto delle Nazioni Unite e della Lega Araba, incontrerà oggi il primo ministro siriano Walid Mouallem e domani il presidente Bashar al-Assad: oggetto dei colloqui sarà la dichiarazione, approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU in una riunione di emergenza convocata a seguito dell’ultima, riprovevole strage compiuta dal regime siriano a Hula, dove tra venerdì e sabato almeno 108 persone (tra cui 49 bambini) sono morte e circa 300 sono state ferite.

Contemporaneamente al massacro di Hula, che rappresenta la pagina più nera della storia recente della Siria ma che è solo l’ultima di una lunga serie di rappresaglie compiute su civili inermi dalla sanguinaria dittatura di Assad, e che dimostra una volta di più come il piano di pace approntato poco più di un mese fa da Kofi Annan sia inequivocabilmente fallito, i carri armati dell’esercito governativo sono riusciti ad entrare per la prima volta ad Aleppo, seconda città della Siria e simbolo della ribellione: proprio gli studenti dell’Università di Aleppo avevano, il 21 febbraio scorso, manifestato contro il regime, subendo arresti e percosse da parte dell’esercito (su questo sito ne avevamo dato notizia: http://www.controcampus.it/2012/02/gli-studenti-siriani-contro-il-regime-di-assad/). Dopo la strage, come si è detto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato d’urgenza per decidere come procedere nei confronti del regime siriano.

La riunione, durata tre ore, non è stata priva di tensioni: in un primo momento la Russia, principale alleata di Assad, ha dichiarato di non ritenere il governo siriano responsabile del massacro, contrariamente a quanto sostenuto dai rappresentanti di Francia ed Inghilterra. Alla fine però Mosca è tornata sui suoi passi e ha firmato la dichiarazione di piena condanna nei confronti del regime di Assad per quanto accaduto a Hula: le parole del capo della missione ONU in Siria Robert Mood, a detta del quale i corpi delle vittime di Hula mostrano segni di colpi di schegge di granata e di colpi d’arma da fuoco sparati a bruciapelo, e la lettera del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, nella quale si afferma che ad uccidere è stata l’artiglieria del regime, non potevano lasciar spazio a dubbi, per cui anche il rappresentante russo è stato costretto a cedere.

Inutile precisare che la strage di Hula, che rappresenta una palese violazione da parte di Assad della risoluzione approvata dall’ONU il mese scorso con la quale gli si imponeva di cessare qualsiasi forma di violenza sulla popolazione civile, ha suscitato lo sdegno di tutta la comunità internazionale: da Obama a Catherine Ashton, tutti i rappresentanti istituzionali, compreso il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, hanno condannato senza riserve il regime siriano per quanto è accaduto.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha scritto nella sua dichiarazione che i responsabili della strage “…saranno chiamati a risponderne…”: a questo punto è necessario attendere di conoscere l’esito dei colloqui tra Kofi Annan e i rappresentanti del regime di Assad per capire quali saranno gli sviluppi della situazione. In base a quello che il tiranno siriano dirà all’inviato dell’ONU e della Lega Araba, sapremo se in Siria si andrà verso una “transizione morbida” di tipo yemenita, con Assad in esilio ed un nuovo governo composto in parte da rappresentanti del vecchio regime (soluzione, questa, caldeggiata da Obama nella speranza di non entrare in conflitto con la Russia), o se invece si dovrà procedere in altro modo nei confronti della dittatura.

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